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30 novembre 2022

Cronaca

Antibiotici nel cibo, Bassetti: "Uso spropositato in carne e pesce"

L'infettivologo: "Uso mostruoso in allevamento pesce, quasi 10 volte maggiore di quello che si osserva per i maiali. L'Italia fa sforzo per usarli bene ma serve sforzo globale o problema rimane"

| AdnKronos |

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Antibiotici nel cibo

ITALIA - Un "uso spropositato" di antibiotici negli allevamenti, e quindi nella carne e nel pesce che finiscono nei nostri piatti, rischia di aggravare l'emergenza dei super batteri resistenti ai farmaci e la minaccia che i superbug rappresentano per la salute umana. Perché "anche se in Italia si sta facendo uno sforzo enorme per usare bene gli antibiotici, se poi proviene dall'estero il 70% della carne consumata nel nostro Paese per quanto riguarda ovini e caprini, il 40-50% per i bovini e il 35-40% per i suini, evidentemente il problema rimane e va affrontato a livello globale". Lo sottolinea all'Adnkronos Salute Matteo Bassetti, direttore della Clinica di Malattie infettive del Policlinico San Matteo di Pavia, in occasione della Settimana mondiale contro l'antimicrobico-resistenza e alla luce delle polemiche scoppiate negli Usa dove diverse catene sono sotto accusa per l'impiego eccessivo di antibiotici da parte degli allevatori dai quali si riforniscono.

Occhio all'import, è il messaggio dell'infettivologo. Perché "noi possiamo anche avere la legislazione migliore del mondo - ragiona - ma se poi la carne la importiamo da Paesi extraeuropei, o anche europei che magari seguono o meno le regole che ci imponiamo in casa, è naturale che il problema resta e rischia pure di peggiorare". Il monito di Bassetti non riguarda soltanto la carne. "Non parliamo della 'fattoria' dei pesci - incalza - In certa industria ittica c'è un uso mostruoso di antibiotici, assolutamente poco controllato. Per il salmone o anche in altri allevamenti l'utilizzo è impressionante, quasi 10 volte maggiore di quello che si osserva ad esempio per i maiali. Anche per far crescere i gamberi si usano quantità enormi di antibiotici, quindi dobbiamo fare molta attenzione a quello che importiamo dall'India e da tutto il Sudest asiatico. E globalmente - ripete l'esperto - è necessario lavorare nella stessa direzione".

 



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