25 gennaio 2020

Castelfranco

Boldo: “La rotonda non può essere un fiore all’occhiello”

Critico verso la maggioranza leghista che a fronte di 10 anni di governo identifica il proprio operato in una rotonda

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Alessandro Boldo

CASTELFRANCO – Non è sfuggita all’architetto Alessandro Boldo la dichiarazione del primo cittadino Stefano Marcon che facendo una sorta di bilancio a chiusura oramai del suo mandato ha affermato, in un quotidiano locale, che il fiore all’occhiello della sua amministrazione è la rotonda del McDonald’s. Frase che ha scatenato il disappunto per la verità non solo di Boldo ma anche di altri castellani che sui social si sono scatenati contro quest’affermazione.

“Governano da dieci anni, non uno, dieci. Gli chiedono: "Qual è il fiore all'occhiello dell'amministrazione?". Rispondono "La rotonda". Sul serio, il "fiore all'occhiello" è una rotonda. Si può "masticare" di lavori pubblici, ma "mandare giù" una rotonda come supremo atto amministrativo è difficile per i castellani, soprattutto se quella rotonda se la sono in parte pagata loro, nella solita redistribuzione da filiera (in oneri verso il basso, più che privilegi). Filiera che da dieci anni è il punto primo del loro (non) programma elettorale, seguito al punto due dal "fare rotonde"...”.

Boldo sulla questione è incontenibile: “Non a caso, il Sindaco lancia il programma della Lega da qui al 2025: fare due rotonde... "Chi mastica di lavori pubblici" sa che fare rotonde è una roba per "chi mastica di lavori pubblici", punto. Hanno fatto una rotonda, la presentano come un'opera d'arte, video coi droni in time-lapse, pare di vedere Guerre stellari. Un'amministrazione le rotonde le fa fare all'ufficio lavori pubblici (o possibilmente, nella logica di filiera, all'ufficio lavori pubblici di Veneto Strade in cui abbiamo un valente esponente), punto”.

L’architetto ci tiene a precisare che la sua è una reazione da cittadino e non da candidato: “Per questo, fuori dalla tattica preelettorale, dalle ambizioni e dalle velleità di ciascuno, serve una Castelfranco non appiattita e che non si adegui allo stato di mediocrità permanente a cui siamo ormai addomesticati da un decennio. Una Castelfranco che non si accontenta di "fiori o filiere all'occhiello" grandi forse come una rotonda, il cui interno, vuoto, ha fagocitato tutte le occasioni perse di un territorio appoggiato da un governo locale debole, debolissimo. Aspettando ovviamente la prossima puntata: la magia delle casette di Natale, ah!, la magia del Natale!”.

 

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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