23 aprile 2021

Treviso

Chiesa Santa Margherita pronta ad aprire per la grande mostra di Casaro

Il grande cartellonista originario di Treviso autore dei manifesti per i capolavori del cinema, come L'ultimo imperatore, C'era una volta in America e Rambo

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

Renato Casaro

TREVISO - Il conto alla rovescia è ormai partito. Finalmente il 26 marzo, a Treviso, si potranno ammirare i capolavori del cinema disegnati da Renato Casaro, colui che è considerato come l’ultimo dei grandi cartellonisti: uno di quegli artisti che sapevano trasporre l’anima di un film in un manifesto, non utilizzando l’immagine fotografica di un personaggio o di un scena ma disegnandola: il tutto mentre il film era ancora in lavorazione, potendo contare solo su qualche fotografia.

Il sodalizio di Casaro con il cinema era iniziato quando, ancora ragazzo, Casaro iniziò a creare le grandi sagome, pezzi unici dipinti a mano, che venivano collocate all'ingresso del Cinema Teatro Garibaldi e del Cinema Esperia di Treviso.
 È del ’55 il suo primo manifesto ufficiale per Criminali contro il mondo.

Artigiano di genio, misurò la sua arte con quanto Cinecittà e il cinema internazionale andavano proponendo. Via via il suo stile conquistò grandi registi e Hollywood: Jean- Jacques Annaud, Dario Argento, Marco Bellocchio, Ingmar Bergman, Bernardo Bertolucci, Tinto Brass, Francis Ford Coppola, Milos Forman, Sergio Leone, Giuseppe Tornatore, Francois Truffaut, Carlo Verdone. La mostra documenta 170 film dei mille e più per i quali egli lavorò e lo fa partendo dal "prodotto finito", ovvero dai manifesti a due e quattro fogli, destinati alle sale cinematografiche o all'affissione.

Tre le sedi cittadine in cui si svilupperà la mostra: il nuovo Museo Nazionale Collezione Salce, che per l’occasione apre per la prima volta l’ex chiesa di Santa Margherita restaurata, il Complesso di San Gaetano, l'altra sede del Museo, e Santa Caterina.
I curatori sono Roberto Festi e Eugenio Manzato, con la collaborazione di Maurizio Baroni.

Sono oltre un centinaio i pezzi selezionati e restaurati per l'occasione; i rari e introvabili fogli del decennio 1955-1965, mai apparsi in una mostra, presentano un artista in rapida formazione che, grazie al fertile ambiente romano – dove Cinecittà è in quegli anni una delle industrie più prolifiche – riesce a dare il meglio di sé in ogni genere: storico, peplum, commedia, noir e il nascente e dirompente fenomeno del "Western all'italiana".

Sarà sorprendente vedere accostati, nella grande "terrazza" di Santa Margherita, Trinità e Rambo, o gli indimenticabili manifesti di capolavori quali I magnifici sette, C'era una volta in America, Amadeus, Il nome della rosa, L'ultimo imperatore.

 


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Isabella Loschi

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