08 agosto 2020

Treviso

Chiusi fino a giugno: baristi e ristoratori disperati consegnano le chiavi dei locali al sindaco di Treviso

Questa sera a Treviso flash mob: alle 21 accese le luci delle insegne di tutti i locali

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

locali chiusi a Treviso

TREVISO - L’ennesimo rinvio da parte del governo per la riapertura di locali e negozi per molti imprenditori trevigiani del settore si è tradotto in rabbia, delusione e preoccupazione.

Il grido di allarme lanciato dal mondo della ristorazione e rimasto inascoltato dal governo centrale ha portato l’associazione “Treviso Imprese Unite”, nata sulla scia di un movimento di protesta spontaneo in tutto il Paese che conta oltre 75mila imprese, ad alzare la voce. Lo farà questa sera con il flash mob “Risorgiamo Italia”, organizzato dai movimenti di imprenditori del mondo Horeca e dei Locali di Pubblico Spettacolo uniti per la prima volta nella storia del settore e che nella Marca conta già 150 adesioni.

Questa sera alle ore 21, baristi, ristoratori, pizzerie ma anche pasticcerie e barbieri di Treviso accenderanno simbolicamente le luci delle insegne delle loro attività per l’ultima sera. E domani mattina, 29 aprile, gli imprenditori trevigiani consegneranno simbolicamente le chiavi dei propri esercizi commerciali al sindaco Mario Conte in quanto rappresentante dei cittadini.

Sebbene vogliamo fortemente aprire e tornare al proprio lavoro, oggi non ci sono i presupposti economici per poterlo fare: “In sintesi ci stanno chiedendo di aprire con gli stessi costi, se non più di prima della emergenza epidemiologica, con una previsione di incassi nella migliore delle ipotesi pari al 30% sull’anno precedente” afferma il portavoce dell’iniziativa Andrea Penzo Aiello titolare del bar Diner e Filò a Treviso.

“Al ristorante, in un locale notturno, al bar si va sicuramente per mangiare o per bere qualcosa di buono ma soprattutto per vivere un’esperienza di socialità, di convivialità che con le misure previste dal governo andranno perse del tutto. Siamo piccoli imprenditori, e le nostre attività, spesso familiari, sono state tramandate di generazione in generazione con enormi sacrifici. Lavoriamo 7 giorni su 7 insieme ai nostri dipendenti, con i quali abbiamo un rapporto che va oltre il professionale” e concludono - "Sia chiaro che non cerchiamo assistenzialismo: le misure previste per l’eventuale riapertura di maggio, se non collegate a tutele economiche, quali cassa integrazione fino a Dicembre 2020 e moratoria sugli affitti e sulle utenze, ci costringeranno a licenziare, se non a chiudere del tutto, le nostre attività. Come possiamo mantenere gli stessi costi di una situazione di normalità sapendo che i nostri locali saranno a produttivi al massimo al 30%?” .

 


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Isabella Loschi

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