03 giugno 2020

Treviso

Coprifuoco in provincia di Treviso ma cosa succede nel resto d’Italia?

Quali restrizioni sono state imposte a tutto il paese per scongiurare il diffondersi del virus

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Controlli Coronavirus

TREVISO – Alla notizia del decreto che ha poi imposto serie limitazioni agli spostamenti le reazioni sono state talvolta spropositate come nel caso della fuga in massa, nottetempo da Milano, verso il sud d’Italia. Ma anche se buona parte dei cittadini ha recepito con senso civico le direttive, che va ribadito sono volte a tutelare la nostra salute e quella degli altri, oltre a chi è “fuggito” irresponsabilmente c’è anche chi, soprattutto nei social, si lamenta come se le limitazioni riguardassero esclusivamente le zona arancioni. La provincia di Treviso sappiamo essere zona arancione e per questo soggetta a coprifuoco e regole molto severe di cui probabilmente saremo più consapevoli nei prossimi giorni quando i controlli saranno stati predisposti su tutto il territorio, visto che non è dato circolare se non per ragioni di comprovata necessità, come l’andare al lavoro o in farmacia per acquistare un medicinale. Ma cosa succede nel resto d’Italia? Il decreto Conte parla chiaro.

Nel resto del territorio nazionale (fuori dalle zone arancioni, in intenderci), scuole e università resteranno chiuse fino al 15 marzo mentre gite e viaggi d’istruzione sono sospesi fino al 3 aprile. Chiusi sull’intero territorio nazionale: cinema, teatri, musei, pub, scuole da ballo, sale giochi, sale scommesse e sale bingo, discoteche e locali assimilati. Quanto a manifestazioni ed eventi di qualsiasi natura sono rinviati a data da destinarsi, inoltre, tutte le cerimonie civili e religiose sono sospese, quindi non saranno celebrati funerali o matrimoni. Congressi e meeting riservati al personale sanitario sono sospesi in tutt’Italia, inoltre, per chi accompagna dei pazienti nei pronto soccorsi c’è il divieto di permanere in sala d’attesa e pure coloro che desiderano fare visita a chi è ricoverato in ospedale saranno soggetti a limitazioni. Inoltre, quanti sono in quarantena preventiva o siano risultati positivi al virus hanno l’obbligo di permanere presso il proprio domicilio.

All’intera popolazione italiana è raccomandato di spostarsi solo in “casi strettamente necessari". Quanto agli esercizi commerciali ed alle attività di pubblica fruizione come bar, ristoranti, piscine e palestre va detto che possono restare aperte ma devono garantire la distanza di sicurezza tra i clienti, di almeno 1 metro, pena sanzioni severe. Al pari delle zone arancioni anche nel resto d'Italia, il decreto raccomanda ai datori di lavoro di favorire congedi e ferie ai lavoratori. Restrizioni anche nelle carceri con isolamento dei detenuti sintomatici e colloqui in modalità telefonica o video, inoltre, sono limitati i permessi e la libertà vigilata. Sul fronte dei trasposti tutte le aziende sono tenute alla disinfezione dei mezzi. Quanto agli italiani che tornano da paesi a rischio hanno l’obbligo di comunicarlo all'Asl di competenza. Senza ricorrere all’adagio popolare che recita “mal comune mezzo gaudio” è però opportuno che vi sia la consapevolezza che le misure sono severe in tutto il paese e che non vi sono “zone franche” che possono dirsi immuni dal rischio del Coronavirus.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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