07 giugno 2020

Benessere

Coronavirus, "app di tracciamento su telefonini utile subito".

| AdnKronos | commenti |

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Coronavirus,

Roma, 27 mar. (Adnkronos Salute) - "In questo momento, e' imperativo morale che tutti stiano casa per salvare vite. Tuttavia, se una app sullo smartphone per tracciare i contatti come quella che proponiamo fosse disponibile, riteniamo che un approccio basato sulla app possa essere utile in ogni stadio dell'epidemia. Anche adesso". Ad Affermarlo all'Adnkronos Salute è lo scienziato italiano Luca Ferretti, senior researcher in Statistical Genetics and Pathogen Dynamics dell'Oxford University's Big Data Institute, autore di un recente studio secondo il quale il tracciamento digitale - attraverso una app sul telefonino - dei contatti di pazienti infettati, è essenziale per fermare l'.

"In questa fase dell'epidemia - spiega Ferretti - c'è bisogno di una soluzione rapida, digitale e anonima per tracciare la nostra storia di contatti, in modo da permettere alla parte meno a rischio della popolazione di uscire di casa non appena sarà sicuro farlo. Attraverso la app, solo le persone più a rischio di contagiare altri verranno invitate a stare a casa. Nella fase finale dell'epidemia, lo scopo della app - precisa - sarà di impedire che si sviluppino nuovi focolai locali". Quanto al rischio che i casi reali siano sottostimati, "ci sono molti colleghi che hanno studiato in dettaglio questo aspetto, e l'opinione generale e' che ci siano più casi di quelli dichiarati. Approcci come quello guidato da Andrea Crisanti in Veneto - dice Ferretti - hanno lo scopo di chiarire meglio questo aspetto".

Se anche in Italia si comincia ad esplorare la soluzione della app di tracciamento sul telefonino, da più parti avanzano timori legati soprattutto alla privacy. "Siamo un gruppo interdisciplinare di scienziati ed esperti di etica, e il nostro scopo è supportare il governo per trovare soluzioni che proteggano le persone sia dal coronavirus che dalla violazione delle libertà personali. La nostra proposta di app - rivendica Ferretti - è una soluzione del 21esimo secolo a un approccio del 19esimo secolo al controllo delle malattie infettive".

"Il nostro collega Michael Parker, professore di etica all'Università di Oxford, sta guidando la riflessione sull'importanza di mantenere la fiducia del pubblico in tutti gli stadi di sviluppo della app. Finora, la privacy è stata in primo piano in tutti gli sforzi governativi per lo sviluppo di app di cui siamo a conoscenza. Se un utente accetta di condividere i suoi dati, riceve in cambio un'informazione personalizzata che può proteggere la sua salute, quella dei suoi familiari e delle persone vulnerabili vicino a lui; nel fare questo, aiuta tutti noi a salvare vite. Siamo convinti - conclude - che sia possibile implementare la app proteggendo la privacy e la sicurezza degli utenti".

 



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