29 marzo 2020

Benessere

Coronavirus: conferenze e chalet, così Covid-19 ha superato confini e oceani.

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Coronavirus: conferenze e chalet, così Covid-19 ha superato confini e oceani.

Milano, 14 feb. (Adnkronos Salute) - Conferenze, stazioni sciistiche e chalet. Sono i luoghi di alcuni dei contagi di gruppo 'intercontinentali' ricostruiti nell'ambito dell'epidemia globale di nuovo coronavirus. In un mondo globalizzato dove ai meeting ci si scambia i germi, che poi volano via insieme agli infetti per propagarsi in altri Paesi, l'Organizzazione mondiale della sanità (Oms) ha acceso i riflettori su alcune catene di casi più consistenti della media, famiglie ideali separate da migliaia di chilometri, ma unite da una diagnosi e dall'incrocio temporaneo di traiettorie.

"Fino al 13 febbraio sono stati riportati fuori dalla Cina in totale 170 casi di Covid-19 che avevano una storia di viaggio nel gigante asiatico. La stragrande maggioranza di questi non sembra portare a un'ulteriore trasmissione del virus, mentre 19 casi - ripercorre l'Oms in un focus tecnico - sono stati associati alla trasmissione successiva all'interno di 12 gruppi distinti di casi epidemiologicamente collegati. Tra questi, quattro gruppi hanno coinvolto almeno 9 persone".

Il più grande conta 20 persone sparse in 6 diversi Paesi ed è il gruppo di contagi di cui fa parte anche il paziente britannico definito 'super spreader', che da un meeting di lavoro a Singapore si era spostato in una stazione sciistica francese. L'uomo è solo una delle 'gambe' su cui ha camminato il virus varcando oceani e confini. I casi collegati a questo unico gruppo sono 6 in Regno Unito, 5 in Francia, 3 in Malesia e altri 3 a Singapore, due in Corea del Sud e 1 in Spagna. Sulla mappa che unisce tutte queste località c'è un puntino rosso. E' il posto dal quale si ritiene sia partita la catena. La rotta seguita dal nuovo coronavirus nella sua gita per il mondo ha origine dalla "conferenza tenutasi a Singapore tra il 20 e il 22 gennaio 2020", ricorda l'Oms.

Al meeting si sono contagiati in 7: tre persone di Singapore, i due coreani, un malese che ha a sua volta contagiato una persona in patria e il britannico. E' con quest'ultimo che il virus raggiunge il secondo 'hub' di contagio: le Alpi francesi, dove il 50enne oggi guarito aveva fatto tappa per una sciata. Lo chalet d'Oltralpe è teatro di ben 11 contagi confermati e venuti fuori nel giro di tre giorni: 5 di questi entrano nel bilancio del Regno Unito, 5 sono casi francesi e 1 è localizzato in Spagna, l'ultimo ad essere riportato all'Oms. La catena comincia il 20 gennaio e si chiude il 10 febbraio. Questa è la situazione al 13 febbraio, precisa l'Oms.

Il secondo gruppo più numeroso di casi - 15 in totale quelli ricostruiti come appartenenti alla catena - è collegato a un'altra conferenza che si è tenuta in Baviera, Germania. Una delle persone partecipanti aveva un legame epidemiologico con casi confermati a Wuhan. Anche qui la vicenda è finita alla ribalta, e secondo la ricostruzione riportata dai media il primo paziente tedesco del gruppo a cui fa riferimento l'Oms potrebbe essere stato contagiato da una collega cinese in visita nel periodo dal 19 al 23 gennaio. La donna, che avrebbe dei genitori residenti nell'area di Wuhan, si è sentita male al ritorno ed è finita in ospedale a Shanghai, con test da nuovo coronavirus positivo.

Le infezioni conteggiate e localizzate in Germania all'interno di questo gruppo sono 14. Un altro caso - il 15esimo - è stato rilevato in Spagna, ma non ha comportato ulteriore trasmissione all'interno del Paese. Restano ancora senza collegamenti epidemiologici chiaramente stabiliti 16 casi segnalati in 4 Paesi. Per questi pazienti sono in corso indagini, per capire come si siano infettati.

 



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