30 marzo 2020

Lavoro

Coronavirus: Consulenti lavoro, in Italia oltre 8 mln 'occupabili' in smart working.

| AdnKronos | commenti |

| AdnKronos | commenti |

Roma, 26 feb. (Labitalia) - I lavoratori dipendenti italiani potenzialmente occupabili in smart working (manager e quadri, professionisti, tecnici e impiegati d’ufficio) sono 8 milioni 359 mila. E' la stima dei consulenti del lavoro sul fenomeno portato al centro dell’attenzione dall’emergenza Coronavirus, e dal Dpcm di ieri del governo. E se almeno a un terzo di questi, spiegano i consulenti, fosse concessa la possibilità di lavorare saltuariamente o stabilmente in modalità 'agile', si raggiungerebbero i 2 milioni 758 mila.

Un fenomeno, quello del lavoro 'agile', ricordano i consulenti del lavoro, largamente diffuso in Europa, ma ancora molto poco in Italia. Infatti, ricordano i professionisti, secondo i dati Eurostat, nel 2018 l’11,6% dei lavoratori europei alle dipendenze di imprese o organizzazioni pubbliche praticava smart working, lavorando da casa saltuariamente (8,7%) o stabilmente (2,9%), grazie alle opportunità messe a disposizione delle nuove tecnologie.

In Italia, la percentuale si ferma al 2% (solo 354 mila lavoratori dipendenti), risultando non solo la più bassa d’Europa (poco sopra Cipro e Montenegro), ma anche la più distante da Paesi come Regno Unito (20,2%), Francia (16,6%) o Germania (8,6%). Per non parlare di quelli del Nord Europa, dove la quota di lavoratori che possono lavorare da casa anche con flessibilità oraria sale al 31% in Svezia e Olanda, 27% circa in Islanda e Lussemburgo, 25% in Danimarca e Finlandia.

Nel nostro Paese, nonostante la legge sul lavoro agile (81/2017) abbia introdotto, spiegano i consulenti del lavoro, elementi di flessibilità organizzativa nel mercato del lavoro italiano che, sfruttando le opportunità offerte dalle nuove tecnologiche, consentono di coniugare gli obiettivi di efficienza e produttività aziendale con il benessere del lavoratore, il numero dei dipendenti coinvolti è ancora estremamente basso. Per quale motivo? Nella maggior parte di casi, la motivazione, sottolineano i professionisti, è dettata da una diffidenza verso soluzioni organizzative innovative, che facciano della cultura del risultato il baricentro del modello gestionale. "Il lavoro agile rappresenta un vero e proprio modello organizzativo per le aziende e necessita di un approccio e di strumenti gestionali diversi da quelli ordinari o emergenziali”, evidenzia il presidente della Fondazione studi consulenti del lavoro, Rosario De Luca.

"Se da un lato sono evidenti i benefici per il dipendente che lavora da casa in termini di conciliazione vita privata e lavoro, riduzione dei tempi e dei rischi legati allo spostamento casa-lavoro, dall’altro lato -continua De Luca- l’adozione di questo modello implica da parte delle aziende uno sforzo organizzativo rilevante in termini di investimento tecnologico; revisione dei processi di lavoro, formazione e valutazione dei dipendenti e soprattutto il superamento delle naturali diffidenze che possono sussistere da parte del management e degli stessi lavoratori".

Organizzare il lavoro 'smart', quindi, è una vera e propria rivoluzione culturale per le imprese, che comporta, spiegano i consulenti del lavoro, un modello di lavoro basato sul risultato ma anche grandi opportunità di crescita. "Ben vengano, dunque, in questo frangente, provvedimenti d’urgenza volti a favorire il lavoro 'agile', ma è assolutamente necessario implementare questa modalità lavorativa con interventi più strutturali e mirati, volti ad incentivarne l’utilizzo e a risolvere anche alcune ambiguità normative, come quelle legate al tema della sicurezza, che ancora ne ostacolano la diffusione", conclude De Luca.

 



AdnKronos

Ricerca Lavoro

Cerchi lavoro? Accedi al nostro servizio di ricerca. Seleziona tipologia e provincia e vedi le offerte proposte!


Cerca ora!

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×