13 agosto 2020

Cronaca

Il Coronavirus ha cambiato anche la prostituzione: "Ma usando determinate posizioni si possono anche mantenere le distanze"

La testimonianza di Ombretta

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

Il Coronavirus ha cambiato anche la prostituzione:

Anche il mondo della prostituzione risente della crisi causata dal Covid-19. Il lockdown ha ovviamente fatto calare in modo drastico la possibilità di esercitare, e anche ora che si è tornati ad una quasi-normalità il rischio di contagio continua a condizionare questo tipo di attività legate al sesso.

 

“Durante il lockdown ho preso d'assalto i pochi risparmi che avevo. È stato drammatico perché tutto d'un colpo sono crollate tutte le mie apparenti sicurezze e i miei progetti di vita. E da quando ho ripreso a lavorare c'è stato un calo drastico dei clienti, che tornano gradualmente. Io mi sono potuta gestire perché ho un appartamento, sono italiana e ho dei soldi da parte. Il problema è per le lavoratrici marginalizzate che sono in strada, soprattutto le migranti”.

 

A parlare in un'intervista all'agenzia di stampa “Dire” è Ombretta, 40 anni, tra le migliaia di sex worker che il Covid-19 ha lasciato improvvisamente senza lavoro e che oggi sono alle prese con una difficile ripartenza.

 

Attivista del collettivo di lavoratrici sessuali Ombre Rosse - che ha scelto di usare per tutte l'appellativo anonimo “Ombretta rossa” come forma di autotutela - Ombretta dall'inizio della fase 2 ha cambiato radicalmente la sua routine di lavoro. Appena entrati nel suo appartamento con la mascherina, i clienti si tolgono le scarpe. Lei misura la temperatura, poi appoggia con cura un telo di carta sul letto, la finestra è sempre aperta. Igienizza le mani di continuo (“il mio è un lavoro di contatto”) e sanifica la stanza più volte al giorno.

 

“All'inizio avevo tanta paura, poi mi sono abituata - racconta -. Facendo attenzione e usando determinate posizioni si possono anche mantenere le distanze”. Il Covid ha cambiato tutto nella vita di chi ha scelto di vendere sesso per professione. E ha fatto emergere una serie di problematiche che riguardano un sistema normativo che pur non considerando illegale la prostituzione “di fatto la rende impossibile” e “costringe chi la sceglie al lavoro nero”, dice Ombretta.

 

“La legge Merlin vuole tutelare le vittime di sfruttamento, ma colpisce tutte - denuncia la 40 enne -. Se io lavoro in un appartamento intestato a un mio amico lui può essere denunciato per sfruttamento della prostituzione, semplicemente perché il sex work non è riconosciuto. Il sistema non punisce me ma tutto ciò che mi gira intorno, quando ci dovrebbe essere una distinzione netta tra la persona che abusa, sfrutta e traffica in modo coercitivo e violento e chi svolge questa attività''.

 

“Non c’è accesso all'affitto, per questo la maggior parte di noi cade nel nero con proprietari che conoscono la situazione e ne approfittano, costringendoci a pagare tre volte tanto – sottolinea Ombretta - Se voglio intraprendere la carriera accademica o lavorare con i bambini e viene fuori che faccio un lavoro sessuale perdo tutto. Così come posso essere attaccata da un partner violento che vuole togliermi i figli usando il mio lavoro in tribunale'. “Noi vogliamo semplicemente una decriminalizzazione del lavoro sessuale, poter accedere a tutti i diritti delle altre libere professioni, pagare le tasse, accendere un mutuo”, sostiene la 40enne.

 


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