22 settembre 2020

Treviso

Covid all’ex caserma Serena: “Chiediamo spiegazioni al Questore”

Lo sfogo amaro del sindacato di Polizia SILP CGIL di Treviso

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

polizia alla Serena

TREVISO - La Segreteria regionale SILP CGIL, il sindacato di polizia, ha espresso dubbi e anche timori rispetto alla situazione venutasi a creare all’ex caserma Serena, il centro dove sono ospitati quasi 300 richiedenti asilo a Casier di Treviso, in cui già 233 ospiti sono risultati positivi al Covid insieme a 11 tra i 25 operatori che lavorano nella struttura.

Una situazione preoccupante sulla quale i portavoce di SILP CGIL di Treviso affermano: “La lettura dei quotidiani odierni rende esplicito quello che uomini e donne della Questura di Treviso, ma più in generale di tutte le forze dell’ordine coinvolte, segnalano, denunciano, e temono, rispetto a quanto sta avvenendo alla Caserma Serena di Treviso. Se oltre 130 casi di positività non bastavano, oggi apprendiamo che i casi positivi sono relativi a 233 ospiti su 284 totali e 11 operatori su 25. Il Prefetto “vuole spiegazioni” e anche la Caritas “spara su Nova Facility”. Come sindacato di Polizia, il SILP CGIL di Treviso chiede spiegazioni al proprio datore di lavoro, cioè al Questore, da molto più tempo, ricevendo solo risposte formali, asettiche, vorremmo dire minimaliste”.

Analisi e quesiti che proseguono, in una nota ufficiale: “Mentre la tensione sale e le frizioni tra i diversi soggetti istituzionali coinvolti assume le forme del vero e proprio litigio, sul chi deve fare cosa. La realtà è che nessuno sa più cosa fare, bloccati da incroci di competenze, in parte disattese, e l’incapacità concreta di trovare una soluzione in tempi rapidissimi. Tutti sfuggono alla domanda: come è possibile che sia accaduto? Sfuggono perché la gran parte di coloro che hanno responsabilità istituzionali, o appartengono a schieramenti politici responsabili di aver creato queste condizioni, oppure sono privi del coraggio necessario, oppure vanno in ferie, come il Questore!

Come è possibile che persone in Italia anche da anni, molti con regolari contratti di lavoro nelle aziende del territorio, siano state costrette a rientrare, perché di questo si tratta, in strutture come la Caserma Serena, che non costituisce certamente un caso unico di impianto ex militare tornato ad ospitare numeri ingenti di immigrati, come non si ricordava da mesi? La risposta è chiara ma certamente scomoda: è l’effetto di provvedimenti assunti da esponenti del precedente governo che, con piglio tanto risoluto quanto sconsiderato, hanno tagliato radicalmente il sistema dell’accoglienza diffusa, provocando la chiusura di centinaia di strutture, di piccole e medie dimensioni da parte degli immigrati. Che prima hanno cercato soluzioni alternative, poi, progressivamente, hanno trovato un punto di ricovero solamente nelle grandi strutture rappresentate dalle ex caserme. Ma qualcuno non aveva fatto i conti con il Covid 19! E quella che si voleva far passare come una splendida operazione, ovvero lo svuotamento dei centri di accoglienza, si è rivelata una fucina di contagi”.

Un giudizio quindi severo quello della Segreteria regionale SILP CGIL, che prosegue considerando poi: “L’unico elemento di parziale soddisfazione, al momento, è costituto dal fatto che non risulta alcun contagio tra le persone esterne, tra i residente della zona che comprende la struttura. A causa di questa spregevole speculazione, e pienamente addentro alla gestione quotidiana, in prima linea ci sono donne e uomini delle forze di Polizia ma, soprattutto, della Polizia di Stato che, con le competenze dell’Ufficio Immigrazione, delle Volanti, della Scientifica, della Squadra Mobile e della Digos sono chiamati, tutti i giorni, ormai da troppo, ad affrontare una situazione resa quasi incontrollabile. In questo contesto, che potremmo certamente definire una autentica baraonda, il personale delle forze dell’ordine svolge uno dei compiti più delicati e pericolosi: la vigilanza esterna ma anche l’intervento all’interno quando reso necessario da intemperanze, violenze o danneggiamenti come accaduto nei giorni scorsi, quando si è arrivati anche all’arresto di un ospite”.

Una categoria che svolge un compito non facile, chiamata in tempo di Covid ad affrontare un’emergenza sanitaria che teme possa minare anche la salute delle loro famiglie, come spiegano: “Da settimane ormai il personale della Questura, assistito dal Reparto Mobile di Padova, ma pure da quello di Bologna, è impiegato in un compito delicatissimo e costantemente a rischio contagio. Come puntualmente avvenuto. Si sono infatti registrati alcuni casi di contagio anche tra i poliziotti e i livelli di sorveglianza sanitaria non sono, come segnaliamo da tempo, adeguati alla situazione. Chiediamo da giorni che tutto il personale operante sul luogo sia sottoposto al tampone, per scongiurare il pericolo di estensione del contagio agli interi uffici di appartenenza e alle rispettive famiglie ma la risposta che si riceve è disarmante e sconcertante.

Se tutto ciò non bastasse, mentre decine di poliziotti del Reparto Mobile di Padova o di Bologna vengono impiegati nell’arco delle 24 ore per assicurare la vigilanza esterna della Caserma Serena, il Dipartimento della Pubblica Sicurezza, da Roma, ha avuto la geniale idea di aggregare alla Frontiera di Trieste oltre dieci poliziotti in servizio all’aeroporto Canova di Treviso, chiamati a rinforzo dei controlli sulla frontiera con la Slovenia perché, come si sa ma troppo si tace, è dalla frontiera terrestre che giunge il maggior numero di irregolari, con una media di 40/50 rintracci al giorno, senza prevedere l’effettuazione del tampone al rientro dall’aggregazione – quindi la Segreteria regionale SILP CGIL conclude -. E così, con buona pace delle casse pubbliche, si strizzano le poliziotte e i poliziotti, trattati come stracci buoni per qualunque esigenza, con disagi personali e familiari notevoli, mandando quelli di Treviso a Trieste ma chiamando a Treviso quelli di Padova e Bologna. A volte, sembra di essere sul ponte del Titanic, mentre l’orchestra suona e la nave affonda!”

 


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