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21 gennaio 2022

Treviso

La crisi colpisce la salute: trevigiani rinunciano alle cure mediche

Il 18% effettua solo le visite indispensabili, il 40% ricorre al prestito per grandi interventi o terapie

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La crisi colpisce la salute: trevigiani rinunciano alle cure mediche

TREVISO - I trevigiani hanno le tasche sempre più vuote. Questo li spinge ad un atteggiamento prudenziale, se non addirittura rinunciatario, nei confronti di ogni voce di spesa che devono affrontare, soprattutto nei confronti della loro salute, arrivando a trascurarla anche pesantemente.

Nell’ultimo anno ben il 18% degli intervistati dall’osservatorio Sanità UniSalute, che ha condotto la ricerca, ha ammesso di aver fatto solo le visite indispensabili quando ne ha avuto veramente bisogno, mentre il 16% ha dichiarato di aver fatto meno visite rispetto al solito. L’attenzione ai costi riguarda anche l’acquisto di farmaci: ben il 52% dei trevigiani afferma di chiedere sempre i farmaci sostitutivi quando si reca in farmacia perché costano di meno rispetto a quelli prescritti in ricetta dal proprio medico. Inoltre, il 40% dei trevigiani ha ammesso di aver fatto o che sarebbe costretto a fare ricorso a prestiti presso istituti finanziari, specialmente per quel che riguarda grandi interventi presso strutture private (60%), terapie di lunga durata (15%) e visite dentistiche (10%).

Tuttavia, nel mirino non si trovano solo le strutture private, ma tutto il sistema sanitario nazionale: se il 46% degli intervistati a livello nazionale ha avuto la percezione che negli ultimi anni i costi delle prestazioni mediche, sia pubbliche che private, siano aumentati, questo dato viene confermato da una recente ricerca Censis, che rivela l’aumento del costo del ticket a tal punto da superare la stessa prestazione in una struttura privata. Il 45% dei cittadini ha pagato tariffe nel privato uguali o di poco superiori al ticket che avrebbe pagato nel pubblico.  E a causa delle infinite liste d’attesa, gli italiani che hanno dovuto scegliere la sanità privata sono il 72,6% ( dati Censis).

“Appare evidente - sottolinea UniSalute - come l’integrazione tra pubblico e privato sia sempre più una soluzione vantaggiosa per i cittadini perché permette loro di avere accesso a prestazioni sanitarie in modo capillare e tempestivo, e a costi sostenibili”.

 



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