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01 dicembre 2022

Ambiente

Crollo della Marmolada, dati Arpav: negli ultimi due mesi temperature molto sopra la media

Oltre 3 gradi in più rispetto alla norma. Nella seconda decade di giugno fino a 5 gradi in più. Il 20 giugno toccati i +13.1°C

| Giuseppe Pomarico |

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Marmolada

RUBRICA AMBIENTE - Da un’analisi dei dati meteoclimatici della stazione automatica di Punta Rocca dell’ARPAV, risulta che nei mesi di maggio e giugno, settimane nelle quali generalmente si attivano i processi di fusione del ghiacciaio, le temperature medie giornaliere sono risultate significativamente superiori alla media storica, con uno scarto di +3.2°C nei due mesi. Le due decadi più calde rispetto alle medie sono state la seconda decade di maggio (+4.8°C rispetto alla media) e la seconda decade di giugno (+5.4°C rispetto alla media); il trend sembra proseguire anche nei primi giorni di luglio: lo scarto dei valori medi registrati nei primi tre giorni del mese, rispetto al valore medio decadale, è infatti di +4.7°C.

Analizzando poi i valori massimi giornalieri, si evidenzia che per ben 7 volte si è superato il valore di +10°C, con una punta massima di +13.1°C il giorno 20 giugno; valore che non rappresenta il massimo storico, che dalla serie dei dati disponibili risulta essere pari a +15.7°C, registrato il giorno 20 luglio 1995. Il giorno in cui si è verificato il crollo, la temperatura massima registrata è stata di +10.7°C. L’analisi dei dati di altre stazioni di alta quota delle Dolomiti conferma l’anomalia termica riscontrata in Marmolada. Il periodo risulta anche più caldo rispetto all’anno 2003, da tutti considerato un anno record per le temperature estive.

Da un punto di vista glaciologico è necessario sottolineare come crolli di questo tipo risentano in maniera solo parziale delle temperature registrate a livello giornaliero, poiché l’inerzia dei ghiacciai ai cambi di temperature e le risposte in termini di fenomeni di questo tipo, necessitano di tempi lunghi e di persistenza di condizioni sfavorevoli, condizioni che si stanno verificando ormai da anni. Da una prima valutazione speditiva, tratta da foto aeree prese nelle ore immediatamente successive al crollo, comparate con le immagini del catasto ghiacciai di ARPAV, che rappresentano la condizione precedente, si stima una fronte del crollo nell’area di distacco di circa 90 metri di lunghezza, per un’altezza massima di 40 m, per un volume complessivo di materiale crollato stimato in circa 300.000 m3, che hanno percorso un dislivello massimo di circa 700 m (da quota 3200 m a quota 2500 m circa, quota stimata di arresto delle lingue detritiche).

Geol. Giuseppe Pomarico

 


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Giuseppe Pomarico
Geologo, docente e pubblicista

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