22 febbraio 2020

Vittorio Veneto

Dal legno alla pasta frolla

Gli (ex) operai si re-inventano. Per intraprendenza ma, soprattutto, per necessità

Stefania De Bastiani | commenti |

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Calipari, Lapecia Bis e il gruppo di lavoro

VITTORIO VENETO - "Producono ravioli come fossero in catena di montaggio". Nessuno stupore, nelle parole di Omar Lapecia Bis, insegnante di cucina dell'Ipssar Beltrame di Vittorio Veneto che, da qualche mese, si è trovato di fronte a un nuovo genere di allievi. Quello degli ex lavoratori del legno. Che dopo 20, 30, 40 anni in fabbrica, sono rimasti a casa. E, per non demoralizzarsi (troppo), si sono armati, con coltelli (da cucina) e padelle antiaderenti.

 

La crisi economica, in zona, ha fatto strage. E, causa "fallimenti", "tagli al personali", "riduzioni dei costi", sono tantissimi gli operai che nell'ultimo anno hanno perso quello che era il loro "lavoro da una vita" e che - credevano - lo sarebbe stato "per la vita". In tanti, la pensione, non sono riusciti a raggiungerla: sono stati cacciati prima. Per trovarsi - la situazione è diffusa - senza stipendio, né lavoro, né alcuna esperienza pregressa fuori dal loro specifico campo. Si sono così dovuti reinventare in quegli ambiti che (pare!) nonostante la crisi stanno crescendo. La cucina, è uno di questi.

"Unindustria organizza dei corsi per chi è in mobilità - spiega Omar Lapecia Bis (foto a sinistra) - e con il progetto Mobilitiamoci si cerca di favorire l'inserimento di queste persone in cucina, come aiuto cuoco. A gruppi di 10, frequentano corsi di 240 ore. Vengono istruiti sulla parte teorica riguardante l'igiene, sulla parte di sala e in cucina. Dopo questo corso, grazie alle conoscenze e competenze acquisite tra tavoli e fornelli, potrebbero tranquillamente inserirsi in un agriturismo. Certo, non è una garanzia, ma il corso li aiuta sicuramente sotto il profilo psicologico. Si portano a casa ciò che producono, vedono i (gran) risultati. E a me lavorare con loro regala emozioni indescrivibili".

 

Cappello e divisa, gli ex operai sono una squadra unita. C'è chi lava, chi taglia, chi si dedica alla carne e chi alle carote. Sorridono, chiacchierano, fanno squadra, con un po' di (lecita) competizione. Li incontriamo. Coi pomodori in mano, c'è Mariella Cisotto (foto a destra), 50 anni, di Susegana, una vita alla Move di Pieve, e da un anno in mobilità. "Quando Unindustria ha proposto di partecipare a questo corso, ho preso la palla al balzo - spiega - le opzioni erano tra cucina, tecnico del verde, informatica o ricamatrice. Io non ho avuto dubbi: come aiuto cuoco sarei stata perfetta".

"In cucina sto bene -anche Ivana Brunetta, di Anzano, Cappella Maggiore è entusiasta del corso - Ho colto la proposta come un'opportunità. Lavoravo alla Milanese Srl e due anni fa sono rimasta a casa. Sono entrata in fabbrica quando avevo 14 anni e dopo 25, 30 anni nel reparto del legno, sono rimasta senza lavoro. Che potrei fare, oltre a ciò che ho sempre (e solo) fatto?" Anche Lucia Ballarin, vittoriese, è nella stessa situazione: "Lavoravo alla San Giuseppe, in zona industriale a Vittorio Veneto da 35 anni - racconta - e per "mancanza di lavoro" mi hanno lasciato a casa. Non hanno di certo guardato il grado di qualifica o di anzianità. Ero lì da quando avevo 14 anni, ma non si sono fatti problemi a licenziarmi".

 

Il gruppo è formato da sette donne e tre uomini. Uno dei "beati" è Aristide Macigliano, che vive a Pieve di Soligo. "Lavoravo alla De Rosso di Farra di Soligo - spiega - e dal 10 giugno sono rimasto improvvisamente a piedi". Aristide si è trovato senza lavoro, con una famiglia da mantenere, e poche speranze di ottenere altri impieghi. Come tutti gli altri, del resto. Come i 9 compagni di corso che, dopo decenni passati in catena di montaggio, si stanno dando alle zuppe, ai risotti, agli gnocchi. Seguiti in sala dal professor Domenico Calipari, in tecnologie alimentari dal professor Stefano Trizzino, in cucina da Omar Lapecia Bis e Tullio Marchi, grazie al progetto coordinato da Giuseppe Igletto, donne e uomini di 40, 50 anni stanno scoprendo una nuova occupazione. A cui non avrebbero mai pensato di dedicarsi. E che - sperano - li porterà a iniziare a una nuova, stimolante, inaspettata avventura.

Da sinistra, Ivana Brunetta, Aristide Macigliano, Lucia Ballarin

 



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Stefania De Bastiani

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