10 aprile 2020

Treviso

La donazione che ha salvato la vita di Davide, marito e padre di famiglia

E' vivo grazie ad una donazione di midollo osseo

| Alberta Bellussi | commenti |

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La donazione che ha salvato la vita di Davide, marito e padre di famiglia

La storia di Davide, impiegato di 42 anni, papà e marito, è una storia che a sentirla fa venire i brividi; la storia di come una donazione di midollo osseo di un donatore anonimo ti può dare una nuova possibilità di vita: una vera e propria rinascita.

 

Davide ci racconti la tua storia che per certi versi sembra un miracolo?

Nel 2010 mi è stato diagnosticato un linfoma non-Hodgkin. Quando ti dicono il referto è come se venissi travolto da uno tzunami che ti travolge e non sai cosa fare, cosa pensare. Ti cade il mondo addosso. La sera stessa, che ho avuto il referto, mi hanno ricoverato nel reparto di Ematologia del Ca’ Foncello di Treviso e dopo otto mesi di chemioterapie, radioterapie e grazie alle cure del personale medico sono guarito. Pensavo di aver già sofferto abbastanza e avevo ricalibrato la mia nuova vita su quelle piccole cose che ora vedevo importantissime e magari prima non ci avevo mai pensato. Quanto ti capita di salvarti da un tumore del genere senti che ogni giorno è un regalo.

 

Cosa è accaduto, poi, nel 2013?

In seguito a delle analisi mi è stata diagnosticata una leucemia mieloide acuta, una delle forme più pericolose. Per me è stato un colpo tremendo perché dopo essere guarito dal linfoma avevo ripreso in mano la mia vita non pensavo di ammalarmi di nuovo davvero; in quei momenti ti passa per la testa qualsiasi cosa e poi ti affidi alla bravura dei medici, alla scienza e alle persone che ti vogliono bene che ti danno forza per poter reagire. Sono stati mesi durissimi di ricoveri su ricoveri, mi hanno sottoposto a dei trattamenti chemioterapici in modo da annullare le cellule staminali del midollo malato e prepararlo per ricevere il midollo sano, quindi la mia unica speranza era un trapianto. La prima ricerca di un donatore compatibile è stata fatta tra i miei familiari ma nessuno era risultato tale allora è partita la ricerca nel registro nazionale IBMDR e nei registri di tutto il mondo. Hanno trovato subito un donatore straniero compatibile al 100% ma il giorno prima di fare la donazione che sarebbe stata la mia possibilità di salvezza ha rinunciato a farlo ed è sparito. Mi è caduto di nuovo il mondo addosso perché le mie speranze di vita erano pochissime, mi avevano già abbattuto tutte le difese immunitarie per prepararmi al trapianto e questa possibilità che avevo era svanita. Sono stato davvero fortunato perché nell’arco del mese successivo è stato trovato un altro donatore compatibile al 100% che mi ha salvato la vita e mi ha dato la possibilità di una rinascita. Sono passati diversi anni e il mio midollo è guarito grazie alle cure del reparto di Ematologia di Treviso diretto dal dottor Gherlinzioni e grazie alla dottoressa Zanette che mi ha seguito giorno per giorno e dal centro trapianti di Verona.

 

A sentire la sua storia fa venire davvero i brividi. E’ consapevole di essere stato davvero fortunato?

Si lo sono davvero perché c’è 1 possibilità su 100.000 mila di trovare un donatore compatibile. Io ne ho trovati due compatibili a me al 100% altre persone che, purtroppo, stanno vivendo la malattia e sono in attesa di una donazione non ne trovano nemmeno uno. In Veneto, in attesa di trapianto, ci sono 34 adulti e 37 bambini. Queste malattie ematologiche gravi trovano la guarigione, per la quasi totalità dei casi, con un trapianto di cellule staminali emopoietiche è quindi importante che ci siano molti giovani (18-35 anni) che si iscrivano al registro nazionale iBMDR perché più persone iscritte ci sono più possibilità che le persone ammalate di queste malattie guariscano ci sono.

 



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