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28 maggio 2022

Nord-Est

Donna morta a Trieste: autorizzata sepoltura, ma non la cremazione

In caso corpo di Liliana fosse necessario per ulteriori esami

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Donna morta a Trieste: autorizzata sepoltura, ma non la cremazione

TRIESTE - Il corpo di Liliana Resinovich, la donna scomparsa di casa il 14 dicembre e il cui corpo è stato trovato il 5 gennaio scorso nel boschetto dell'ex ospedale psichiatrico di San Giovanni, potrà essere sepolto ma non cremato.

Lo ha stabilito la Procura di Trieste spiegando che il caso non è stato ancora risolto e che, se dovesse essere necessario un approfondimento o ulteriori esami sul corpo per accertare la verità della vicenda, la salma potrebbe essere riesumata. Dopo la Tac e l'autopsia, la pm titolare delle indagini, Maddalena Chergia, ha concesso il nulla osta per consentire i funerali e successivamente la sepoltura. Intanto, si attende l'esito degli esami tossicologici, per i quali occorrerebbero molti giorni sul materiale organico prelevato dal corpo e quelli sugli oggetti trovati addosso, ai quali sta lavorando la Polizia Scientifica.

Nessuna ipotesi è stata esclusa sulle cause della morte. Intanto, Il Piccolo sabato ha pubblicato il contenuto di una lettera che il fratello della donna, Sergio Resinovich, avrebbe inviato attraverso i suoi avvocati Luigi Fadalti e Francesco Furlan del Foro di Treviso, al marito di questa, Sebastiano Visintin, che ha però smentito, chiedendo che il corpo venga sepolto e non cremato, come evidentemente avrebbe preferito il coniuge.

Tra i due ci sarebbero numerose diversità di opinione. Visintin avrebbe riferito al Piccolo di "non aver mai parlato di cremazione" e che, invece, bisogna "fare un funerale normale". I funerali dovrebbero svolgersi in forma privata nella chiesa della parrocchia di San Giovanni Decollato, il rione dove Liliana Resinovich abitava con il marito.

 



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