18 aprile 2021

Treviso

Donne vittime di violenza, nell'ultimo anno 426 si sono rivolte ai pronto soccorso della Marca

Boom casi durante il lockdown di marzo e aprile. Una sedia rossa nelle sale d'attesa dei pronto soccorso trevigiani per ricordare tutte le vittime

| Isabella Loschi |

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| Isabella Loschi |

Operatrici sanitarie Ulss2

TREVISO - La pandemia ha reso questo ultimo anno ancora più difficile per le donne. Non solo per quanto riguarda il lavoro e la gestione dei figli con le scuole chiuse, ma purtroppo, nel periodo di lockdown, tra marzo e aprile scorsi, le ha costrette a rimanere in casa con quello che poi si è rivelato nel 90% dei casi, il loro aguzzino. Proprio durante la convivenza forzata in casa sono infatti aumentate le violenze domestiche, le aggressioni fisiche e verbali, le minacce alle donne da parte di mariti, conviventi, fidanzati o ex.

Per le donne era impossibile chiedere aiuto al pronto soccorso o ai centri anti-violenza perché sempre sorvegliate dai compagni conviventi. In Provincia di Treviso, nel 2020 i sei pronto soccorso trevigiani hanno registrato 426 casi di violenza sulle donne, erano 564 nel 2019. L’età media delle donne è di 41 anni.

Per ricordare tutte le vittime di violenza, oggi, nella Giornata Internazionale delle Donne, l’Ulss2 ha voluto mettere una sedia rossa vuota in tutti i pronto soccorso della Marca, simbolo e monito contro la violenza sulle donne. Una sedia vuota per ricordare ogni vita persa che ha nome e cognome.

Il dg dell'Ulss2 Benazzi con le operatrici sanitariaSabina Colomban, Lorena Zanin e Katia Gazzola

“La sedia rossa rappresenterà un posto vuoto nella sale d'attesa dei pronto soccorso per aumentare la consapevolezza sul fenomeno della violenza contro le donne e per ricordare tutte coloro che sono state uccise da uomini che avevano dichiarato di amarle”, ha sottolineato il direttore generale dell'Ulss 2 Francesco Benazzi. “A tutte le donne, in occasione di questo 8 marzo reso difficile dalla pandemia, va il mio saluto. Alle nostre 7.156 operatrici che rappresentano il 76% dell'organico dell’azienda sanitaria, va anche un sentito ringraziamento per quello che fanno quotidianamente: sul posto di lavoro ma, anche, in qualità di figlie, mamme e mogli”.

In rappresentanza delle oltre 7mila lavoratrici dell’Ulss2, tre professioniste, hanno raccontato la loro esperienza lavorativa in questo duro anno di pandemia. “Essere infermiera durante una pandemia non è affatto semplice”, racconta Sabina Colomban, infermiera coordinatrice dell’Ala A al Covid-hospital di Vittorio Veneto - E' stata un'esperienza molto forte, mi sono confrontata con la morte di tanti pazienti sconosciuti in corsia eppure tutti con una storia e un vissuto da raccontare. Qui ho visto la forza delle mie colleghe, delle donne, la loro capacità di ascolto e la loro umanità”.

Lorena Zanin, coordinatrice infermiersitica del reparto di Medicina interna di Treviso, ha voluto ricordare “tutte le donne che in questo difficile anno hanno lasciato gli affetti, i figli, la famiglia, per partire in missione per andare ad aiutare i malati e le persone più in difficoltà”.

“Coordino un gruppo di donne e se penso a loro posso solo dire di essere orgogliosa”, dice Katia Gazzola, coordinatrice dell’area medica e pneumologica dell’ospedale di Montebelluna. “Un team di donne madri con la gestione del lavoro e dei figli a casa da scuola, donne figlie che rinuncino vedere i genitori per proteggerli, donne fidanzate che da mesi vedono il loro compagno solo attraverso uno schermo. Orgogliosa di tutte loro”.

 


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