15 ottobre 2021

Castelfranco

Il dramma di una famiglia che nelle istituzioni ha trovato risposte e umanità

Una mamma di Castelfranco racconta il calvario con il figlio malato ma il suo vuole essere un messaggio di speranza

| Leonardo Sernagiotto |

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| Leonardo Sernagiotto |

malato a letto

CASTELFRANCO - L’incidente, la lesione midollare, il ricovero in terapia intensiva, i continui spostamenti tra cliniche e ospedali. Nel frattempo il dilagare del Coronavirus, che ha reso il tutto ancora più difficile e complicato. È la storia di una mamma di Castelfranco che deve affrontare la difficile sfida del grave infortunio occorso al figlio appena ventenne. Tuttavia, grazie all’umanità delle persone incontrate lungo il percorso, è sempre più viva la speranza per un futuro più sereno.

Tutto ha inizio cinque mesi fa, quando, durante un momento di svago con amici in Friuli, il ragazzo rimane gravemente lesionato a livello motorio a causa di banale quanto tragico incidente. Da lì il ricovero in terapia intensiva prima a Udine, poi il trasferimento negli ospedali di Treviso, Montebelluna, Castelfranco, per giungere infine a Montecatone, presso Imola (Bo), centro di alta specializzazione, riferimento nazionale per la riabilitazione intensiva di persone colpite da lesioni midollari.

Ogni spostamento del ragazzo era accompagnato da un suo lieve ma progressivo miglioramento. Quello che invece peggiorava era la situazione epidemica italiana, con il continuo alternarsi di chiusure e riaperture che hanno messo a dura prova anche il sostegno della famiglia del ragazzo, formata, oltre che dalla madre, anche dal padre e dalla sorella, che in questi mesi hanno potuto far visita poche volte il ragazzo. Le difficoltà incontrate da quest’ultimo non erano dettate infatti solamente dall’ospedalizzazione prolungata, ma anche dalla lontananza dai propri affetti, dalla famiglia come dagli amici.

Le problematiche maggiori sono sorte due settimane fa, quando quasi tutto il Nord Italia passava in zona rossa. Per la madre di Castelfranco si profilava l’impossibilità di raggiungere il figlio ospite della struttura emiliana: non solo erano chiusi i confini tra regioni, ma era negato qualsiasi accesso al centro sanitario.

La donna non si è scoraggiata e, per superare l’impasse, ha scritto direttamente a Luca Zaia e Stefano Bonaccini, presidenti rispettivamente delle regioni Veneto ed Emilia-Romagna, elencando le difficoltà che stava vivendo la sua famiglia, simile a quella di molte altre in questo periodo di divieti. Ed è stato in questo momento che sono arrivate le risposte che hanno sorpreso positivamente la madre del ragazzo.

«La risposta dalle istituzioni è stata positiva: sono stata addirittura contattata telefonicamente da Bonaccini. Sono rimasta piacevolmente stupita che anche ad un cittadino semplice abbiano dato un po' di ascolto. Entrambi le regioni Veneto ed Emilia hanno dialogato insieme: è stato un esempio di come una politica umana faccia la differenza».

La donna, che nel frattempo ha ricevuto la prima dose di vaccino anti-Covid, potrà ora far visita al figlio dopo settimane di stop. Per tale motivo ha voluto far conoscere la propria esperienza, affinché possa essere di speranza per tutte le famiglie che si trovano nella medesima condizione. «Purtroppo sono situazioni che finché non le si vive in prima persona non si possono capire fino in fondo. La pandemia nasconde e pone in secondo piano le problematiche delle persone ospedalizzate: è per questo che ho deciso di scrivere, per suscitare una certa sensibilità e attenzione».

Come in altre occasioni, emerge con chiarezza come siano le persone a fare la differenza, sia in positivo, sia in negativo. Nel primo caso, la madre di Castelfranco non ha dubbi: «Nel nostro "viaggiare" da una terapia intensiva all'altra abbiamo trovato sempre del personale sanitario eccezionale, di grandissima umanità e professionalità. Questo ha aiutato moltissimo mio figlio, il quale sta a sua volta dimostrando coraggio, grinta e motivazione nell'affrontare quello che lui stesso definisce un “bruttissimo scherzo” che la vita gli ha giocato».

Dall’altro lato, invece, sono ancora tantissime «le persone che, senza un minimo di senso civico e non rispettando le normi anti-contagio, continuano a non cogliere neanche minimamente la gravità della situazione a scapito di chi soffre veramente». Una testimonianza di coraggio e resilienza, di sensibilità e speranza, che porta tutti noi a riflettere sui veri valori della vita, troppe volte offuscati da preoccupazioni vane ed egoistiche.

 


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Leonardo Sernagiotto

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