25 novembre 2020

Cultura

EDITORIALE – Quello che conta davvero

Divagazioni, senza pretese, sulle priorità della vita all’epoca del Covid-19

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

EDITORIALE – Quello che conta davvero

EDITORIALE - L’evento epocale della pandemia ha innescato timori e frustrazioni diffuse, conseguenze comprensibili ma ciò che lascia perplessi è che non abbia al contempo stimolato una presa di coscienza sulle priorità della vita.

Quando diversi anni fa visitai per la prima volta l’Africa mi sconcertava che alcuni giovani spendessero i pochi e sudati risparmi per un cellulare, pur vivendo in capanne di fango prive di acqua corrente ed energia elettrica.

Negli ultimi 30 anni ho fatto del giornalismo la mia professione, quindi sono ben consapevole dell’importanza di poter comunicare ciò nonostante non mi capacitavo del fatto che non rintenerissero prioritario dotarsi, invece, di beni di sussistenza.

Evidentemente la pressione sociale esercitata dal consumismo era tale da stravolgere anche le regole più elementari della sopravvivenza: molti dei questi giovani, infatti, faticavano a garantirsi un pasto al giorno.

Senza innescare insulsi giudizi verso altre comunità, va da sé che anche in luoghi più opulenti il condizionamento dato dai beni di consumo ha ispirato stili di vita e consuetudini, in molti casi ben lontane dalle reali necessità delle persone.

Ciascuno di noi è consapevole di poter vivere senza determinati oggetti ma non averli ci procura una sorta di mortificazione. Li desideriamo per non sentirci da meno degli altri, per essere ammirati: in ciascuno di noi ci sono ragioni differenti ma siamo tutti accomunati dal desiderio del superfluo.

Superfluo, una parola caduta un po’ in disuso forse perché indicare ciò che eccede rispetto alle nostre concrete necessità ci infastidisce. Retaggio di epoche d’indigenza? Probabile. Ma non potrebbe essere diversamente perché i modelli a cui buona parte di noi aspira sono quelli dell’opulenza.

In realtà i bisogni concreti di una persona sono gli stesse da sempre: nutrirsi, avere un rifugio dove ripararsi e potersi curare in caso di malattia, giusto per ricordarne qualcuno. In bona sostanza potremo vivere dignitosamente anche con uno stile di vita più parsimonioso.

Non è un caso che con l’inizio dell’emergenza pandemica molti abbiano fatto scorte di cibo, mentre altri si sono ingegnati coltivando un orto o addirittura allevando animali da cortile. La paura ha riesumato gli atavici timori della privazione e la, purtroppo, temporanea consapevolezza di ciò che è realmente necessario.

È bastata però la fine del lockdown, per farci tornare esattamente come prima. Indiscutibilmente, nella moltitudine ci sono anche i prudenti, che viceversa hanno adottato più morigerati stili di vita ma a prevalere è stato il desiderio di tronare “come prima”: così, come se non fosse successo nulla.

In preda ad una sorta di amnesia collettiva indotta dal bisogno di normalità la gente è tornata alla vita prima del Covid-19. A ricordarci il virus le fastidiose mascherine e le norme imposte, per i luoghi di aggregazione. Tutto questo fino al 13 ottobre quando il nuovo decreto ci ha ricordato che il Covid-19 in realtà non se ne era mai andato.

Ieri sera un nuovo e più severo decreto. Chissà ora quali nuove tendenze e psicosi collettive innescherà la consapevolezza che del morbo non ci eravamo liberati ma l’avevamo solo mentalmente rimosso perché semplicemente odioso, per le sue conseguenze e la pericolosità. In situazioni estreme ciascuno di noi ha le sue personali priorità, al pari di quei giovani affamati ma muniti di telefonino.

I più mettono al primo posto le persone care, così concludendo voglio ricordare l’incontro, di molto anni fai, con un ex insegnante che non vedevo da tempo. All’epoca ben più giovane di ora gli raccontai entusiasta le novità della mia vita: lo studio, i viaggi, le prospettive di lavoro. Lui dopo avermi ascoltata: “Beh spero che ogni cosa vada come desideri… c’è una cosa che ho imparato nella vita ed è che ciò che conta di più è semplicemente viverla”.

Solo dopo qualche tempo seppi che aveva tragicamente perso un figlio… un modo ben drammatico per stabilire le proprie priorità, che nessuno dovrebbe mai sperimentare.



Il direttore

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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