15 maggio 2021

Castelfranco

Fabio Marin, sindaco di San Zenone: “Dico sì al DDL Zan non solo come gay ma perché è un atto di civiltà”

Abbiamo interpellato il primo cittadino su un tema di grande attualità, parlando anche di pregiudizi e discriminazioni

| Maria Elena Tonin |

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| Maria Elena Tonin |

fabio e mattia

SAN ZENONE DEGLI EZZELINI - "Tutti che i parla de Fabio...": detto con il sorriso, ma anche con un pò di velata apprensione e il Fabio in questione è Fabio Marin, 35 anni, sindaco di San Zenone degli Ezzelini. La sua omosessualità torna alla ribalta in occasione di un'intervista rilasciata a Why not a sostegno del DDL Zan contro l'omotrasfobia, poi ripresa dalla stampa locale, che diventa l'occasione per parlare di pregiudizi e diritti anche nel nostro territorio.



 



"Premesso che in realtà, il mio Consiglio Comunale sfronda un bel pò di pregiudizi: non solo la mia omossessualità ma anche il ruolo della donna e la diversità del colore della pelle" confida Marin "il DDL Zan è una proposta di legge che va contro ogni tipo di pregiudizio, soppruso e violenza: penso ad esempio ai disabili. Per giudicare un reato, è necessario dare un nome a determinate "modalità di espressione". A questo serve una legge: non cambia il comportamento, ma dà gli strumenti per agire".



 





 



L'argomento dell'omofobia non è nuovo, in realtà, a San Zenone, perchè l'omossessualità, mai nascosta, di Marin è stata spesso e volentieri uno strumento di attacco personale e politico al sindaco, coinvolgendo anche i suoi affetti più cari, come la famiglia. "Secondo alcuni - sospira Fabio Marin - non sono degno nemmeno di nominare il Papa o di entrare in chiesa. Eppure sono cresciuto nella fede luminosa di mia mamma, una fede in grado di attenuare qualsiasi sofferenza". Lo scorso agosto, le minoranze avevano portato in consiglio comunale una mozione "a sostegno della posizione della Cei sulla legge contro le discriminazioni": per Lega Nord e la Liga Veneta, la proposta di legge Zan era "da bocciare per motivi religiosi e civili" e bollata come una legge che "dissolve il concetto cattolico di famiglia".



 



"Così non è - continua Marin - non sta per abbattersi nessuna apocalisse sulla famiglia tradizionale. L'ho detto allora e lo ripeto oggi. Non è certo l'amore per una persona che distrugge una società: è piuttosto l'odio per gli altri e questo è il gap che la legge cerca di colmare. Sono stato discriminato per quello che ero e che non potevo non essere, mi ha fatto allontanare dal mio paese per alcuni anni e ci sono stati momenti in cui ho pensato a gesti estremi. L'avevo raccontato solo alla mia migliore amica, ma la mia sofferenza era visibile. Un mio caro amico, Simone, preoccupato per me, mi invitò a stare qualche mese con  lui, a Treviso. Da lì, la risalita. E' stato difficile? Si, molto. Avevo attacchi di panico inspiegabili, ma poi sono rinato e da allora ho imparato a guardare oltre alle difficoltà. Poi, nel 2011, è arrivato Mattia e...pum! Lì è proprio finito il discorso". Conclude Marin, ridendo, sentendosi in dovere di precisare, un pò sornione, che l'amico Simone era etero. Mattia e Fabio hanno fondato nel 2017 il rifugio per animali "Mamma Rosa", completamente autofinanziato, che ospita circa 80 animali tra gatti, cani, ma anche galline, capre, cavie e che ogni anno riesce a far adottare oltre 100 animali.



 





Anche nel municipio temporaneo in Villa Rubelli, in attesa della fine dei lavori di restauro della sede ufficiale, ad accogliere il visitatore c'è la foto dell'ex sindaco di San Zenone, Speranza Marostica, con un giovanissimo Fabio Marin, emozionato, che riceve la Costituzione assieme ai suoi coeranei: da li parte l'amore per le Istituzioni, che lo porterà a scrivere al Presidente della Repubblica, allora Ciampi, chiedendo un incoraggiamento per i giovani e ad essere invitato al Quirinale. Da lì, desiderio di partecipare alla vita del paese, a partire dalla consulta dei giovani e alla Pro Loco, di cui è stato fondatore e poi presidente e che lo porta poi in Provincia ed in Regione. "Una foto che mi è particolarmente cara - conclude Marin -, in fondo anche allora, come paese abbiamo superato più di un pregiudizio, votando una donna e credendo nei giovani."



 



Tanta acqua sotto i ponti è passata da allora. Non tutto è stato facile e non sono mancati momenti in cui si è ritrovato letteralmente in mezzo ad una strada, all'improvviso, senza un lavoro, a causa dei pregiudizi sulla sua omosessualità: "Bisogna credere in se stessi e noi siamo l'unica persona su cui possiamo davvero fare affidamento. Molti mi hanno votato e molti di quelli che non mi hanno votato, si sono ricreduti su di me. A San Zenone, non si parla di un sindaco gay, ma di un sindaco che fa (o non fa) le cose e ci si confronta. Servono le Leggi? Si, servono. Come ho già detto, non cambiano le persone, ma tutelano e mettono paletti entro cui muoverci. E, sì, sfatiamo un altro pregiudizio sui gay: ho avuto una famiglia meravigliosa. Ho avuto i migliori genitori che potessi avere, che non mi hanno mai fatto mancare nulla".



 





 


 


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Maria Elena Tonin

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