04 agosto 2020

Benessere

Fase 3: geriatra Bernabei, 'ripensare cure territoriali per evitare nuova emergenza'.

| AdnKronos |

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Fase 3: geriatra Bernabei, 'ripensare cure territoriali per evitare nuova emergenza'.

Roma, 7 lug. (Adnkronos Salute) - Ci è voluta una pandemia per accendere i riflettori sulla medicina del territorio e sulla necessità di investire su uno dei suoi pilastri fondamentali, l’assistenza domiciliare. La pandemia ha aperto il vaso di pandora, ma ha anche mobilitato risorse economiche per rafforzare gli strumenti di assistenza agli anziani fragili. Cosa fare per non sprecare questa occasione? Se ne è discusso oggi al webinar organizzato da Italia Longeva. "Covid ha rivelato che sono i vecchi fragili la debolezza intrinseca al nostro sistema e che l’assistenza domiciliare e, più in generale, le cure territoriali, rappresentano oggi la vera priorità di investimento in sanità per diminuire la pressione sugli ospedali e mettere questi ultimi nelle condizioni di fare il mestiere dell’acuzie per cui sono nati", afferma Roberto Bernabei, presidente di Italia Longeva e membro del Cts della Protezione Civile.

"Curare gli anziani fragili 'a casa loro' - assicura Bernabei - significa risparmi per il servizio sanitario e vantaggi per la qualità di vita degli assistiti, che possono essere garantiti da una sanità più flessibile, più prossima e tecnologicamente avanzata. Affinché ciò si realizzi, è necessaria anzitutto una presa di coscienza di know-how, competenze, metodologie; bisogna domandarsi quale sia il modello assistenziale generale di riferimento di quel grande 'Pronto Soccorso della fragilità' che deve diventare l’assistenza a domicilio, e quindi investire in formazione e tecnologia".

"Prendersi cura delle persone a casa, riduce i rischi di contagio e alleggerisce gli ospedali dal sovraccarico di richieste per consentire ai nosocomi di essere luoghi di diagnosi e cura per tutti e non solo per i pazienti Covid-19. Questa consapevolezza ha portato a prevedere, nel 'Decreto Rilancio'" attualmente in fase di conversione in legge "734 milioni di euro per il potenziamento dell’assistenza domiciliare integrata sia per i pazienti affetti da coronavirus o in isolamento, sia per tutte le persone malate croniche, fragili e non autosufficienti, la cui condizione risulta aggravata dall’emergenza in corso", aggiunge la sottosegretaria di Stato alla Salute Sandra Zampa.

"Si tratta di uno stanziamento senza precedenti con cui si intende aumentare in maniera importante il numero degli assistiti over 65 ponendosi in linea con la media Ocse. È inoltre previsto il rafforzamento dei servizi infermieristici territoriali, tra cui l’introduzione della figura dell’infermiere di famiglia o di comunità, con 9.600 nuovi infermieri, 8 ogni 50mila abitanti. Sono inoltre previsti il potenziamento del monitoraggio domiciliare e l’attivazione di centrali operative regionali, dotate di apposito personale e di apparecchiature per il telemonitoraggio e la telemedicina", afferma Zampa.

"Fare una buona assistenza domiciliare è come fare una buona neurochirurgia, bisogna saper fare e aver maturato un curriculum - continua Bernabei - Per questo, di pari passo con la definizione dei modelli, l’investimento primario dovrebbe riguardare la formazione del personale sanitario affinché entri in possesso di quelle capacità che sono il presupposto per ‘entrare a casa dei pazienti’. L’infermiere di comunità potrebbe candidarsi a diventare il case manager della fragilità. E questo attraverso l’acquisizione di competenze distintive che gli consentano di maturare una cultura della valutazione: intercettare in maniera proattiva i bisogni del paziente, prendere decisioni e garantire la continuità assistenziale, fungendo da filtro con gli altri snodi del sistema".

Accanto all’innovazione dei modelli organizzativi, supportata dalla formazione delle risorse umane, l’assistenza domiciliare richiede investimenti in tecnologia, sottolineano gli esperti. "Abbiamo a disposizione apparecchi di monitoraggio a distanza che misurano quasi tutto dei parametri vitali di un paziente e capacità di intervenire sulle emergenze con una rapidità e un’accuratezza fino ad oggi impensabile", rileva Bernabei.

"Oltre alla possibilità di offrire, da remoto, diverse prestazioni delle quali un gran numero di pazienti ha bisogno quotidianamente, massimizzando il costo-beneficio delle risorse. Il nostro sistema sanitario e assistenziale ha un’occasione imperdibile per 'sdoganare' la tecnoassistenza: pensare di organizzare la medicina del territorio a prescindere da questi strumenti d’avanguardia equivarrebbe a voler rilanciare il paese puntando sul fax o sul telefono a gettoni", conclude l'esperto.

 



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