19 giugno 2021

Treviso

Il futuro appartiene ai giovani anche in un mondo di vecchi

EDITORIALE - La pandemia ha penalizzato i ragazzi e viene da chiedersi cosa riserverà loro il futuro

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

Il futuro appartiene ai giovani anche in un mondo di vecchi

EDITORIALE – Ultimo giorno di scuola. Nei gruppi social di Conegliano si diffonde il video di un trattore sul cui cofano sono seduti dei giovani: il conducente del mezzo agricolo, presumibilmente impedito nella vista dagli inconsueti passeggeri, tampona un’auto che lo precede. Commenti, critiche, giudizi impietosi verso i giovani. Secondo alcuni sarebbero studenti dell’istituto Cerletti dove la tradizione vuole che a fine anno scolastico gli allievi di quinta mettano in scena un corteo di trattori.

Quest’anno, vista la pandemia, il corteo è stato vietato ma a detta del preside sono comunque giunti a scuola tre mezzi agricoli: quello del video era uno di questi? Non è dato saperlo, le fonti ufficiali, dalla polizia municipale ai carabinieri non confermano l’accaduto, tant’è che OggiTreviso non ne ha dato notizia. Inoltre, pure l’origine del video è incerta.

Senza entrare nel merito dell’accaduto, l’episodio ma soprattutto le reazioni suscitate mi danno però il pretesto di parlare dei giovani. Una generazione, quella che ha vissuto gli “anni migliori” durante il Covid, ed ha pagato un alto prezzo, per la pandemia. Limitati nella socialità proprio quando ci si apre al mondo esterno, allontanandosi dal nido famigliare e isolati dai propri coetanei, nel momento in cui è maggiore l’esigenza di un confronto, per crescere e fare esperienze formative. Senza giustificare i comportamenti sopra le righe è comunque comprensibile che la voglia di “normalità” sia tanta.

Lo scenario muta e da una via di una non ben precisata cittadina del nord ci spostiamo nel web.

In una seguitissima pagina social dedicata al mondo della scuola un docente, omettendo i nomi degli studenti, ha riportato la tabella con le valutazioni di questa fine d’anno scolastico di una classe delle superiori: 6 non ammessi, 9 sospesi e 4 ammessi. Che dire, uno scenario desolante. A prescindere dal fatto che trovo poco ammirevole che un insegnante si glori di simili risultati, il post merita comunque una riflessione.

Nella vita mi è capitato d’insegnare e quindi ho consapevolezza della complessità di questa professione ed al contempo sono una mamma, con figli che ancora studiano. Ma ancor prima sono stata una studentessa e checché ne dicano alcuni, il mio rendimento scolastico è sempre stato strettamente connesso con la capacità educativa e l’empatia dei docenti. E non aggiungo altro!

Due vicende diverse ma i soggetti sono sempre gli stessi, i giovani ma non “i giovani e basta” bensì “i giovani biasimati ed esposti al pubblico ludibrio”. Ineccepibile che se qualcuno commette un errore ne debba poi rispondere ma la sensazione forte è che a prescindere dai comportamenti, corretti o meno, una parte della colpa sia quella di essere giovani. "Merce sempre più rara" in questo mondo di vecchi!

Già perché questo è un mondo di vecchi, e mi riferisco al nostro. Una società dove la crescita demografica è pari a zero; dove, molto spesso, chi amministra, chi governa pensa in maniera tradizionale e poco lungimirante. D’altronde, parliamoci chiaro, se hai più di settant’anni inevitabilmente non sei propenso a lavorare per il futuro ma ti accontenti di un benessere immediato.

Cosa sarà di questi ragazzi? Importa davvero a qualcuno? Viene da chiederselo. In un contesto dove il ruolo genitoriale è sempre più in crisi; dove spesso si confonde l’educare con l’accondiscendere a qualsiasi richiesta purché la prole non interferisca con la vita dell’adulto, con sua carriera.

Guardo questi ragazzi e mi fanno una tenerezza infinita. Quando avevo la loro età il mondo era diverso, non so dire se migliore o peggiore, di certo noi avevamo più strumenti per affrontarlo, perché l’infanzia non era stata poi così indulgente e ovattata e ci aveva già dato modo, forse anche ingiustamente, di metterci alla prova. La cosa più incredibile è che questa sorta di vulnerabilità la vedo anche nelle mie figlie più grandi che studiano all’università, in un paese in via di sviluppo, dove i giovani sono ben più numerosi che in Europa e le consuetudini sociali meno inclini alla pseudo iper-tutela della prole.

Nel tempo mi sono fatta persuasa che comunque sia, sotto alla cenere della società imperfetta che consegniamo ai nostri figli, covi la brace di un epoca nuova e di recente ne ho visto un piccolo barlume che voglio condividere.

Mia figlia minore frequenta il liceo musicale e dopo un anno e mezzo ha potuto tornare ad esibirsi con i suoi compagni, per il saggio di fine anno. Tutti bravi, appassionati, impegnati nell’attività che tanto amano, la musica; ma anche generosi nell’applaudire e gratificare i compagni che davano prova del lavoro fatto, con grande difficoltà, durante questo periodo infausto.

Alla fine, come in un’incontenibile esplosione di gioia, tutti a ballare, mente le ultime ensemble si esibivano in un repertorio contemporaneo. Ragazzi di prima e di quinta ma anche professori (non certo quelli che si vantano di bocciare i loro studenti ma quelli che in loro sanno vedere il futuro).

Un vero spettacolo! Un tripudio di positività e speranza.

Auguri ragazzi, buona vita a tutti e siate indulgenti quando ripenserete ai tanti, troppi errori delle generazioni che vi hanno preceduto.



FOTO di repertorio

 

 

 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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