20 gennaio 2021

Castelfranco

L' addio a Lorenzo Basso, ultimo deportato di Dachau

Dopo il rastrellamento del Grappa, del 1944, viene tradotto a Bassano e da qui deportato a Dachau

| Maria Elena Tonin |

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| Maria Elena Tonin |

funerale Lorenzo Basso

PIEVE DEL GRAPPA - Ieri nella chiesa di Fietta di Pieve del Grappa, si sono celebrat i funerali di Lorenzo Basso, ultimo deportato di Dachau, deceduto sabato scorso. Lorenzo Capovilla, in una nota affidata gli Alpini che lo hanno salutato e all'ANED (Associazione Nazionale Ex Deportati nei campi nazisti) ricorda i punti salienti della sua esperienza di guerra "I termini sono importanti" ricorda Capovilla "deportato è un prigioniero politico, non un qualsiasi prigioniero, e le condizioni in cui questi uomini hanno vissuto, sono inimaginabili e le più dure." Per questo il racconto di Basso è rimasto sconosciuto e intimo per molti decenni, nascosto dietro la vita comune di un contadino come tanti altri. "I conti non quadravano" racconta Capovilla "si sapeva che qualcuno, forse, era tornato, forse era una speranza, ma non si sapeva chi fosse. Era il 21 ottobre del 2006 e ci volle un intero bottiglione di vino, per iniziare a parlare."





Arruolato nel 1942, a 19 anni, prima nell'11° Genio Alpini della Brigata Julia e poi nella 9°Brigata Alpini, sempre della Julia, viene inviato in Russia nell'agosto dello stesso anno. "Fino ad ottobre/novembre la situazione in Russia è abbastanza tranquilla" ricostruisce Capovilla "con l'offensiva dei russi di metà dicembre denominata "Piccolo saturno" la situazione si fa critica, fino a ripiegare, il 17 dicembre: ma già da due giorni Basso è "sulla via di casa", accodato ai contingenti tedeschi in ritirata. Entra in Italia con i resti della divisione Julia decimata dal gelo, il 19 marzo 1943."  Il racconto di Capovilla, prosegue poi con l'aneddoto del passaggio per il Brennero e non per Tarvisio come solito, di notte, per nascondere le pietose condizioni della Divisione. Il percorso umano di Basso passa per Nikolajewka e per l'armistizio dell'8 settembre, sfugge all'intermanento in Germania e ritorna a piedi a Gorizia e poi a Udine e, dopo l'arrivo dei tedeschi, di nuovo a piedi a Fietta, dove entra in contatto con il movimento partigiano dell'Archeson.





Dopo il rastrellamento del Grappa, del 1944, viene tradotto a Bassano e da qui deportato a Dachau. Una storia che lo stesso Basso ha  perfettamente lucido, ha raccontato tre anni fa ai ragazzi delle medie del paese, in occasione di una delle tante giornate della Memoria e ultimo suo incontro pubblico. Abbandonati a se stessi, i deportati sono costretti a seguire l'esercito tedesco in fuga: chi non muore di stenti o pallottole, muore di tifo. "Le chiamavano "marce della morte": ci raccontò che fu messo sotto una doccia fredda a "ballare con i cadaveri" finchè non svenne. Lo ritrovò il giorno dopo un medico alleato, per caso, che si accorse che era ancora vivo. Era così malconcio che per due anni non è riuscito a fare nemmeno i 300 mt. che separavano casa sua dalla Chiesa, per andare a messa."



Sono stati una trentina i deportati dal Grappa, ma solo Basso torna a casa, a fine giugno del 1945. "Un uomo che odiava la guerra" è stato detto all'omelia della messa funbre "e un'esistenza trascorsa a mostrare la bellezza della vita e del sole."



 





 


 



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Maria Elena Tonin

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