10 maggio 2021

Cronaca

Mai più omelie lunghe e noiose, arriva un corso ad hoc

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Mai più omelie lunghe e noiose, arriva un corso ad hoc

Mai più omelie troppo lunghe e noiose, generiche e mutuate dalla comunicazione mediatica. Per non tacere delle omelie-lezioni troppo teologiche o, al contrario, eccessivamente banali. La Cei corre ai ripari e per formare bravi predicatori, approfondendo la predicazione omiletica ha dato vita a ProgettOmelia, corsi-laboratorio realizzati per le diocesi. "Il progetto - racconta all'Adnkronos don Paolo Tomatis, direttore di pastorale liturgica a Torino e curatore del progetto dell'Ufficio liturgico catechistico per le comunicazioni sociali della Cei - si articolerà in alcuni incontri (4-5) con un coordinatore e cinque osservatori che non saranno scelti solo tra religiosi ma anche tra laici. Intendiamoci, non richiediamo un giudizio sulle omelie ma un consiglio nella logica dell'incoraggiamento e del potenziamento".

In diverse occasioni, papa Francesco, incontrando i sacerdoti, ha esortato a fare omelie "non noiose", capaci di "arrivare al cuore della gente. Quando voi celebrate la messa - ha esortato - riconoscete ciò che fate, non fatelo di fretta, imitate ciò che celebrate, non è un rituale artificiale". Ora i vescovi, sulla scia del dettato di papa Francesco, corrono ai ripari con un progetto rivolto a tutte le diocesi. "I corsi - spiega don Tomatis - avranno respiro nazionale e vogliono tenere conto delle sensibilità differenti che si registrano dal Nord al Sud del Paese".

Un esempio su tutti: quanto deve durare una omelia? "Ci sono alcuni ambienti - registra il curatore del corso della Cei - nei quali la dimensione dell'oralità è fondamentale per cui non si può 'ingabbiare' la predica di un prete. Si lavorerà principalmente sulla forma e sulla comunicazione più che sui contenuti anche se questi non sono affatto di secondaria importanza, anzi. L'idea è che curare alcuni aspetti della forma e della chiarezza possa aiutare a limitare i danni".

L'itinerario, come spiega don Tomatis, prevede il coinvolgimento di cinque persone - guidate da un'equipe diocesana - tra le quali ci saranno appunto persone del laicato. "L'importante è che le persone - spiega don Tomatis - diano un giudizio il più oggettivo possibile". Agli incontri 'vis a vis' si aggiungerà un livello on line. "Un modo - dice don Tomatis - per creare maggior condivisione accorciando le distanze. Beninteso, la dimensione social non vuole incentivare le omelie preconfezionate del 'copia-incolla'. Tutt'alto: il punto è creare una comunità di pratiche".

Il corso-laboratorio di omelie è ancora in fase di progettazione. "Abbiamo già sperimentato il laboratorio omiletico su cinque diocesi: Torino, Vicenza,Taranto, Siracusa e Cagliari ma tra settembre e ottobre si conta di portarlo a pieno regime. Tra vent'anni sarebbe bello che ProgettOmelia diventasse una formazione permanente. Al momento, per dire la verità, si fa ancora troppo poco ed è tutto molto teorico".

Di diocesi in diocesi, l'articolazione del progetto non potrà fare a meno del pensiero di papa Francesco che nell'Evangelii gaudium ha dato preziosi consigli su come rendere la predicazione "più attraente".

 



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