06 giugno 2020

Nord-Est

Mose, 35 arresti: tutti i nomi

Accuse di corruzione, concussione e riciclaggio. Fatture false per 25 milioni

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Mose, 35 arresti: tutti i nomi

VENEZIA - Questi i nomi delle 35 persone arrestate oggi nell'ambito dell'inchiesta della Gdf sugli appalti del Mose. I provvedimenti della Procura hanno portato in carcere Giovanni Artico, (collaboratore di Renato Chisso), Stefano Boscolo 'Bacheto', (titolare di una cooperativa di Chioggia specializzata in lavori subacquei), Gianfranco Contadin detto 'Flavio', Maria Teresa Brotto (ex amministratrice della società ingegneristica Thetis, ora nel consorzio Venezia Nuova), Enzo Casarin (capo della segreteria di Chisso), Gino Chiarini, Renato Chisso (assessore regionale alla mobilità e trasporti), Patrizio Cuccioletta (ex Magistrato alle Acque), Luigi Dal Borgo, Giuseppe Fasiol (funzionario regionale in Veneto Strade), Giancarlo Galan (richiesta parlamentare) Francesco Giordano, Vincenzo Manganaro, Manuele Marazzi, Giampietro Marchese (consigliere regionale del Pd), Alessandro Mazzi (presidente della Mazzi Scarl, con incarichi anche nel consorzio Venezia Nuova), Roberto Meneguzzo, Franco Morbiolo, Luciano Neri, Maria Giovanna Piva (ex Magistrato alle acque), Emilio Spaziante (generale in pensione della Gdf), Federico Sutto (dipendente del 'Venezia Nuova'), Stefano Tomarelli (componente consiglio direttivo 'Venezia Nuova'), Paolo Venuti.

Ai domiciliari sono stati posti Lino Brentan, Alessandro Cicero, Corrado Crialese, Nicola Falconi (direttore generale della Sitmar sub sc), Vittorio Giuseppone, Dario Lugato, Giorgio Orsoni (sindaco di Venezia), Andrea Rismondo (rappresentante legale della Selc sc), Lia Sartori (richiesta all'Europarlamento) Danilo Turato.

 

CENTO INDAGATI - Un centinaio le persone che risultano indagate per una serie di reati che, a vario titolo, riguardano la corruzione, la concussione e il riciclaggio. Tutto sarebbe legato ad una enorme vicenda di mazzette che vedono coinvolti numerosi politici, commercialisti, imprenditori e operatori finanziari. Tra gli arrestati anche un ex generale a tre stelle delle Fiamme Gialle.

L'inchiesta è nelle mani dei sostituti Stefano Ancillotto, Stefano Buccini e Paola Tonini (Dda) che hanno coordinato gli uomini della Guardia di Finanza.

 

FALSE FATTURE  - Triangolazioni di denaro attraverso false fatture maggiorate per un totale accertato di 25 milioni di euro sono alla base della terza fase dell'indagine Mose, quella 'politica'. Il procuratore capo Luigi Delpino, l'aggiunto Carlo Nordio e i vertici della Guardia di finanza, in merito ll'inchiesta che ha portato a 35 arresti e ad un centinaio di indagati, hanno ricordato che l'operazione era di fatto in corso dal 2008 e che il 'contatto' con la politica è la terza fase dell'inchiesta.

La Guardia di finanza di Venezia, nel corso dell'indagine sul Mose, solo spulciando gli atti di tre aziende coinvolte, ha scoperto 15 milioni in fatture false.

Lo hanno reso noto i vertici della Gdf di Venezia, oggi nel corso di una conferenza stampa in Procura. Secondo la Finanza le aziende soggette a verifica fiscale hanno già versato 9 milioni allo Stato per danno erariale. Si tratta, è stato detto, di una parte minima che verrà probabilmente implementata al termine delle verifiche su aziende che a vario titolo hanno partecipato ai lavori commissionati dal Consorzio 'Venezia Nuova'.

 

FONDI NERI - In pratica con dei fondi neri, grazie a fatture maggiorate e falsificate, portati in Svizzera e a San Marino, gli allora vertici del Consorzio 'Venezia Nuova' (CVN), guidati da Giuseppe Mazzacurati, utilizzavano il denaro per avvicinare soggetti pubblici da finanziare per poi essere agevolati in varie opere infrastrutturali. Secondo quanto emerso nelle indagini, si va dal Mose stesso ad opere in project financing per passare a fatti specifici, a volte legati a singoli, con dazioni per ottenere favori.

Il denaro veniva fatto circolare attraverso falsi contratti di consulenza, partecipazioni ad utili delle società che facevano i lavori a persone di fiducia di soggetti terzi, false fatturazioni per prestazioni mai eseguite e finanziamento illecito, sul fronte della politica, mediante ulteriori false fatture.

 

A GALAN ALMENO 800MILA EURO - Giancarlo Galan è indagato dalla Procura di Venezia con l'accusa di aver ricevuto fondi illeciti per almeno 800mila euro dal Consorzio Venezia Nuova (Cvn) nell'ambito delle opere del Mose.

Le dazioni, da fondi neri realizzati dal Consorzio e dalle società che agivano in esso, risalirebbero agli anni tra il 2005 e il 2008 e il 2012.

 

CHISSO E GALAN - Secondo quanto si è appreso, da fonti accreditate, i fondi all'assessore regionale alle Infrastrutture Renato Chisso sarebbero stati dati tramite la segreteria, circostanza che ha portato il politico agli arresti in carcere stamani all'alba. Il denaro veniva poi trasferito a Galan che in questi anni è stato oltre che parlamentare, governatore del Veneto per 15 anni e successivamente ministro all'agricoltura e quindi alla cultura sotto i governi di Silvio Berlusconi.

Il reato contestato a Galan, Chisso e a un paio di funzionari della Regione è quello di corruzione contro i doveri d'ufficio.

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