22 febbraio 2020

Treviso

I sindacati puntano Zaia: "Se non risolve i problemi della sanità deve andarsene"

Impazzano le polemiche sul caso della mammografia di Montebelluna prenotata tra 2 anni e 8 mesi

Mauro Favaro | commenti |

Mauro Favaro | commenti |

I sindacati puntano Zaia:

TREVISO – Bravo il governatore Zaia ad aver denunciato la prenotazione di una mammografia tra 2 anni e 8 mesi all'ospedale di Montebelluna e ad essere pronto a “scatenare l'inferno” pur di sistemare le cose? Non tutti la pensano così. I sindacati trevigiani, infatti, non applaudono l'uscita del presidente del Veneto e, anzi, sotto sotto vedono doppi fini politici ed elettorali.

 

La prima testa a cadere dovrebbe essere quella dell'assessore regionale, Luca Coletto, e di seguito, se non risolve davvero i problemi aperti, dovrebbe dimettersi il presidente

 

“Certo che i tempi d'attesa lunghi sono un crimine, ma il mandate di questo delitto civile è proprio la Regione, che dispone le norme applicate dalle aziende sanitarie – tuona il segretario della Cgil, Giacomo Vendrame – scagliarsi con desolanti parole contro i direttori delle Usl e parlare di inefficienza quando si è i detentori della funzione sanitaria è incoerente”. Secondo la sigla sindacale Zaia invece di denunciare dovrebbe avviare un tavolo per ripensare tutto il sistema socio-sanitario. Oppure andarsene. “La prima testa a cadere dovrebbe essere quella dell'assessore regionale, Luca Coletto – punge Paolino Barbiero, segretario Spi-Cgil – di seguito, se non risolve davvero i problemi aperti, dovrebbe dimettersi il presidente”.

 

Toni durissimi. E la Cisl non è affatto da meno. “Noi lavoriamo sulle liste d'attesa da almeno un decennio, prima ancora che fossero fissati per legge gli standard dei tempi d'attesa, e per questo l'atteggiamento del governatore ci lascia sconcertati – spiegano Cinzia Bonan e Francesco Rorato – lui per primo dovrebbe conoscere la situazione ed eventualmente verificare le singole criticità prima di scatenare inferni: creare allarmismi fa più male che bene”.

 



Mauro Favaro

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