25 febbraio 2020

Conegliano

DNA DEL PROSECCO: RIENTRATA LA SPEDIZIONE IN ARMENIA

I risultati dell'esame genetico saranno noti la prossima primavera

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Conegliano. Da Conegliano al monte Ararat e ritorno: ottomila chilometri attraverso sette Paesi, alla ricerca delle radici genetiche del Prosecco. I 16 camperisti partiti quest'estate sotto la guida del vicepresidente nazionale della Confederazione campeggiatori Sergio Sanson sono tornati con diversi campioni di vitigni. Comparando il DNA di vecchi vitigni che crescono sulle pendici del Monte Ararat con le migliaia di sequenze genetiche contenute nei data base del Centro di ricerca per la viticoltura di Conegliano, sarà forse possibile dare un nome ai progenitori del Prosecco, definire le parentele di molti altri vitigni europei e, in definitiva, ricostruire il percorso per giungere fino ai luoghi dove oggi sono coltivati con grande successo.

L’aspetto scientifico della spedizione va al di là del tentativo di trovare il “padre” e la “madre” del Prosecco, vitigno cha dà uno dei più famosi vini del Veneto ma che è un “trovatello” nel contesto delle varietà viticole conosciute.

“La ricerca ci aiuterà a capire il percorso della vite e del vino – ha sottolineato Franco Manzato, vicepresidente della Giunta regionale del Veneto – e il perché delle mutazioni che hanno contrassegnato questa pianta nel suo cammino, iniziato circa 10 mila anni fa accompagnando i popoli che hanno diffuso la civiltà nel Mediterraneo e in Europa, partendo proprio dall’Armenia e dall’Ararat dove la pianta sembra aver avuto origine. Un percorso che evidenzia una volta di più i pericoli della banalizzazione e dell’impoverimento della biodiversità che può derivare dal mercato globale, dove oggi si confrontano i vini di territorio che si sono storicamente affermati ed evoluti in Europa con i monovitigni internazionali tutti eguali prodotti nel resto del mondo”.

“E’ stato un viaggio tutt’altro che facile – racconta Sanson – terminato fortunatamente proprio nei giorni antecedenti agli eventi bellici che hanno interessato la confinante repubblica della Georgia. Abbiamo toccato località dalla storia antichissima, per la vite e l’intera umanità, all’interno di un paese che somiglia molto al Veneto come ricchezza di territorio, anche se posto ad una altitudine media notevolmente superiore”.

In Armenia la spedizione ha individuato i vitigni più vecchi e meno intaccati dalle moderne pratiche colturali, presenti in particolar modo nei dintorni dei più antichi insediamenti: monasteri anche del V secolo, castelli, villaggi dalla storia remotissima.

“La spedizione – ha ricordato l’assessore comunale coneglianese Loris Zava – ha preso le mosse dal conferimento del premio Civilitas, istituito dall’Associazione Dama Castellana di Conegliano, all’allora ministro degli esteri della repubblica dell’Armenia Vartan Oskanian, che ha suggerito l’iniziativa, alla quale hanno collaborato anche i Padri Mechitaristi dell’Isola degli Armeni di Venezia”.

L’idea è poi stata fatta propria e realizzata da Sergio Sanson e da alcuni camperisti, con il supporto scientifico del Centro di ricerca in vitivinicoltura, che hanno realizzato un viaggio durato quasi un mese, culminato nella ricerca e nella "marcatura" di molte antiche viti attorno al Monte Ararat. "I tralci delle viti marcate saranno inviati dopo la vendemmia al Centro di Conegliano - spiega il direttore del Centro di ricerca sulla vitivinicoltura, Angelo Costacurta - perché ne legga e trascriva il DNA, in modo da capire le “parentele” con le oltre 5 mila varietà che abbiamo già catalogato tra le circa 20 mila esistenti al mondo”.

Sopra: la marcatura di una vite - In alto: una veduta dal Monte Ararat

 

 

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