12 agosto 2020

Nord-Est

Nuova ondata in autunno? Zaia: "Meglio se esperti non dichiarano nulla. Noi comunque schiereremo l'artiglieria pesante"

“Noi assieme ai cittadini abbiamo fatto un ottimo lavoro in questi mesi e i risultati ci sono, abbiamo una situazione assolutamente tranquilla"

| Roberto Silvestrin |

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LUCA ZAIA

Il virus tornerà con una nuova ondata in autunno? E’ la domanda da milione di dollari che si stanno facendo tutti, esperti e non. Ma una risposta ancora non c’è. Eppure per prepararsi al meglio per fronteggiare un’eventuale fiammata autunnale bisogna prepararsi da subito, ed è quello che si sta facendo in Veneto.

 

“Non sappiamo se il virus tornerà con i primi freddi”, ha dichiarato il presidente Luca Zaia a Sky TG 24, ma sarebbe bene "che gli esperti non dichiarassero nulla". "Per non sbagliarci - aggiunge Zaia - il Veneto schiererà l'artiglieria pesante, saremo preparati. Non dobbiamo abbassare la guardia".

 

E sono arrivate anche rassicurazioni, dopo i momenti complicati della scorsa settimana, quando era stato scoperto il focolaio nel vicentino. “Noi assieme ai cittadini abbiamo fatto un ottimo lavoro in questi mesi e i risultati ci sono, abbiamo una situazione assolutamente tranquilla – ha puntualizzato il Governatore -. Il fatto che si passi da una situazione con Rt da 0,43 a 1,62 è un fatto anche di logica matematica, chi ha poco e cresce di qualcosa fa balzare il dato, quindi questo non mi preoccupa".

 

L’allerta però deve rimanere alta, perché continuano le segnalazioni riguardanti assembramenti e comportamenti inadeguati – visto il rischio di contagio – nelle serate all’insegna della movida. “Le immagini della movida riportate oggi dai giornali "danno un po' un senso di 'festa della liberazione': noi in Veneto siamo stati tra i primi ad applicare norme più stringenti e tra i primi ad allentarle" quando la situazione lo ha consentito, ha commentato Zaia.

 

E poi è arrivato l’appello: “Il senso di responsabilità deve imperare - aggiunge -. Il Dpcm prevede ancora la mascherina. Il richiamo deve essere al senso di responsabilità. Questa è una fase di limbo in cui conviviamo con il virus, è depotenziato, ma è ancora nel territorio".

 



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Roberto Silvestrin

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