30 ottobre 2020

Oderzo Motta

"La nuova procedura regionale è folle e getta nello sconforto familiari e operatori"

Visita agli anziani, i familiari non ci stanno: "La novità è il tampone, ma non cambia la modalità, dietro al plexiglass. Allora, perché il test?"

| Gianandrea Rorato |

| Gianandrea Rorato |

anziani

MOTTA DI LIVENZA - Test rapido per i familiari prima della visita ai propri cari nelle Case di Riposo. Ma non ci sarà contatto diretto: ospite e familiare potranno parlarsi solo attraverso una barriera in plexiglas, come negli ultimi otto mesi. Una procedura valida per tutta la Regione Veneto.

«La nuova procedura è folle e getta nello sconforto familiari e operatori. Pensavamo di poter riabbracciare i nostri cari. In realtà aumentano solo i costi e ma tutto rimane come prima. Davvero vogliamo condannare i nostri anziani a morire di solitudine?».

Se lo chiede il Comitato dei Familiari degli ospiti della Casa per anziani Tomitano Boccassin di Motta dopo una riunione illustrativa con la direzione mercoledì scorso.

Il presidente Francesca Cigana spiega: «Il nuovo protocollo sanitario regionale ci ha gettato nello sconforto più profondo. Non riusciamo a credere che abbiano reso obbligatorio il test rapido a tutti i familiari prima della visita ai propri cari quando in realtà la visita continuerà ad essere permessa solo dietro al plexiglass. Se è così, che senso ha il tampone? Se in un primo momento, date anche le dichiarazioni del governatore Zaia, si lasciava intendere che questi test dessero la possibilità di entrare finalmente ad abbracciare i propri cari dopo otto lunghi mesi, ora le direttive regionali impongo il test solo alle visite sorvegliate attraverso le postazioni con plexiglass. Si tratta di visite che già avvengono oggi, senza necessità del test perché in sicurezza e nel rispetto delle norme anti-Covid».

Una decisione che dunque non è piaciuta.
«Nonostante la ferma opposizione di tutti noi, l’Azienda Sanitaria si è conformata al Protocollo della Direzione Prevenzione Sicurezza Alimentare Veterinaria della Regione Veneto che prevede il test ma la visita senza contatto».

Perchè parlate di costi maggiori?
«Intanto sembra che i test gratuiti passati dall’Ulss saranno un quinto rispetto alla reale necessità. Ma a questo si aggiungano i costi dell’infermiere incaricato e di coloro che devono creare e trasmettere i dati all'Azienda Sanitaria, segnalando positivi e non, con tutti gli oneri burocratici che ne derivano. Secondo voi chi paga?».

Una procedura che dunque non migliora la situazione?
«È vergognosa. Danneggerà i nostri anziani perché a questo punto è assai probabile una diminuzione delle visite, già ridotte al lumicino. I costi e gli sforzi affrontati in questi mesi dagli operatori sono stati enormi, ma le risorse invece non aumentano. Anzi, aumentano gli oneri. Tra l’altro inutili sotto il profilo della prevenzione. Perché l’accesso è comunque negato, come è stato fino ad oggi. Se è così, a chi serve davvero il tampone?»

Come avvengono fino ad oggi le visite?
«Sembra di essere in carcere. Visite di 30 minuti ogni 10 giorni previo appuntamento, in cabine di plexiglass con i microfoni e la sorveglianza che controlla ogni gesto del visitatore. E ora vogliono pure il tampone all’ingresso. Una follia. Il presidente Zaia ci aveva riempito il cuore quando disse che l’ULSS avrebbe fornito gratuitamente dei test rapidi per l’accesso immediato, in caso di esito negativo, nelle Case; ora si capisce invece che i protocolli dicono tutt'altro. Ma perchè? Per fare più tamponi? E a chi tocca pagare? A questo punto rischiamo di far morire i nostri anziani, se non di Codiv, certo di solitudine».

Nel frattempo sulla questione il Coordinamento dei direttori delle case di riposo trevigiane hanno inviata al direttore generale Ulss Francesco Benazzi una lettera congiunta contenente le loro perplessità sulla nuova procedura regionale.
 

 


| modificato il:

Gianandrea Rorato

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