25 novembre 2020

Treviso

Nuovo Dpcm, la rabbia delle categorie trevigiane: "Inaccettabile"

"È la condanna di un intero indotto economico"

| Isabella Loschi |

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locali chiusi treviso

TREVISO - E’ un lunedì di rabbia, preoccupazione e amarezza. Il primo giorno di entrata in vigore delle nuove misure imposte dal Governo lascia spazio alle proteste delle categoria. Su tutti i fronti dal settore ristorazioni al mondo della cultura e dello sport.

Le categorie prendono le distanze sul nuovo Dpcm in vigore fino al 24 novembre.

Per la Fipe e Confcommercio la nuova stretta è “ inaccettabile”. “Chiusura dei pubblici esercizi alle 18, solo 4 posti seduti ai tavoli dei ristoranti, annullamento totale di feste, congressi, convegni, fiere, cerimonie. È la condanna di un intero indotto economico, paghiamo ancora una volta il prezzo altissimo di un sacrificio che rischia di far chiudere migliaia di imprese”, accusano Federico Capraro e Dania Sartorato. “La tregua estiva avrebbe dovuto consentire di emanare tutti i provvedimenti necessari per preparare una ripartenza libera da tasse e burocrazia, restituire incentivi risorse a fondo perduto alle imprese che hanno sopportato il sacrificio e dimostrato di sapersi adeguare alle norme di prevenzione. Vogliamo subito indennizzi sicuri, immediati e proporzionati alle perdite”. Per Casartigiani il nuovo Dpcm “sbaglia completamente mira”. è profondamente preoccupato per le conseguenze che avranno le nuove misure.

“E’ stato un errore non ascoltare le Regioni che proponevano la chiusura dalle 23 per bar e ristoranti”, le parole di Salvatore D’Aliberti, direttore di Casartigiani Treviso. “Per le pasticcerie, anche questa volta, non è chiaro se dovranno chiudere alle 18, o se potranno almeno lavorare con l’asporto”. Critiche anche nei confronti dello smart working, “il lavoro a distanza ha già fatto molti danni ai centri storici. Ma si è deciso di favorirlo ulteriormente, penalizzando imprese artigiane e commercianti che hanno applicato tutti i protocolli, dimostrando di non essere la causa del diffondersi dei contagi”.

“Il mondo agricolo trevigiano rischia di subire gravissime perdite, ad esempio, dalla chiusura generalizzata delle attività di ristorazione, anticipata alle ore 18”, commenta Giangiacomo Gallarati Scotti Bonaldi, presidente di Confagricoltura Treviso. “Lo dico chiaramente: alcune aziende del nostro settore potrebbero avere difficoltà a superare il 2020. Questo ci fa rabbia, soprattutto se consideriamo i segnali veramente positivi registrati nell’ultimo periodo”. “Non siamo incoscienti, la salute è senza dubbio la priorità: ben venga lo stop a tutte quelle attività che non rispettano i protocolli di sicurezza, ma non si possono discriminare tutte quelle realtà che invece hanno investito per continuare a lavorare”.

 


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