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28 novembre 2021

Castelfranco

Omicidio a Moriago: “Offensive le dichiarazioni di Marcon”

Beltramello biasima il presidente della provincia e gli esperti tracciano una situazione poco edificante

| Ingrid Feltrin Jefwa |

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| Ingrid Feltrin Jefwa |

psichiatria

CASTELFRANCO – La drammatica vicenda di Moriago che ha visto una donna brutalmente accoltellata, ha aperto molti interrogativi sull’assistenza territoriale nell’ambito della salute mentale. Il presunto colpevole infatti, da quanto sta emergendo, sembra affetto da problemi psichiatrici. Sull’accaduto il presidente della provincia Stefano Marcon ha divulgato un comunicato in cui affermava tra le altre cose di concordare sulla: “… necessità di intensificare i controlli sull’efficacia dei protocolli adottati per la cura e l’assistenza dei malati psichici…”.

Le parole pronunciate da Marcon non hanno però persuaso il dottor Claudio Beltramello, che spiega: “Questa dichiarazione è offensiva, vista la trascuratezza dei servizi di psichiatria. Nell’Ulss 2 c’è una carenza di oltre 10 psichiatri: cosa si dovrebbe controllare, che chi già lavora per due, a causa della mancanza di personale, lavori ancor di più? Dove sono gli educatori, gli assistenti sociali, gli infermieri e gli psichiatri necessari a dare un servizio adeguato in un ambito così delicato? Anziché fare dichiarazioni fuori luogo, che Marcon si attivi chiedendo all’Ulss di assumere il personale necessario”.

Su quali siano i bisogni nell’ambito dei servizi di psichiatria abbiamo sentito il professor Giovanni Colombo, docente di Psichiatria presso Università degli Studi di Padova dal settembre 1972 nonché (fino a 10 anni fa quanto è andato in pensione) Responsabile del Servizio di Psichiatria d’Urgenza a Padova, di cui tra l’altro è stato anche uno dei fautori. “C’è una sofferenza diffusa e sono portato a pensare che la follia più grande è che manchino psichiatri nelle strutture pubbliche. Ritengo che un tempo ci fosse più attenzione e impiego di risorse su questo fronte”: afferma Colombo.

Per onestà intellettuale ci tiene a precisare che avendo operato soprattutto a Padova, ha una conoscenza limitata di quanto accade nella Marca ma ciò detto i bisogni di chi ha problemi di salute mentale sono sempre gli stessi: “Devono esserci: gli SPDC vale a dire dei reparti ospedalieri dove possano essere ricoverati almeno 15 pazienti ogni 100mile abitanti; i CSM vale a dire ambulatori di salute mentale sul territorio per fornire un’assistenza domiciliare (almeno per 12 ore al giorno); e i CTRP, strutture residenziali intermedie che hanno uno scopo terapeutico (alloggi protetti, residenze sanitarie con personale, oppure strutture semiresidenziali come i day-hospital)”.

Colombo precisa che anche alla luce della pandemia il disagio si è amplificato e servono riferimenti concreti in caso d’urgenza: “Servono punti d’ascolto perché l’ottica deve essere quella della prevenzione. Mi chiedo se qualcuno sta male a Vedelago piuttosto che in qualsiasi altro paese della nostra zona, a chi può rivolgersi se ha un emergenza di questo tipo, in famiglia? Al medico di base che non ha competenze specifiche? Al Pronto soccorso dove ad operare non vi sono psichiatri? Servono punti di riferimento h24 sul territorio dove chi ha un disagio possa trovare risposte”. Quindi prosegue: “Quando lavoravo nell’emergenza psichiatrica (la sua unità ha svolto oltre 17mila interventi) il 50% dei casi si risolveva con un ricovero e di questi la metà erano ricoveri volontari. Questo da la misura di come in caso di emergenza sia cruciale e in molti casi risolutivo, un intervento immediato sul posto”.

Il professore insiste sulla questione pandemica, e sulla necessità di dare risposte anche agli adolescenti, per un serio lavoro di prevenzione: “C’è una sofferenza diffusa: non so quanti genitori mi telefonano per avere consigli. Purtroppo, nel pubblico non si assumono psicologi, preferendo (anche se sono comunque in numero insufficiente) gli psichiatri perché probabilmente possono prescrivere dei farmaci. Io non faccio distinzione tra psicologi e psichiatri: sono importanti entrambe le figure professionali purché adeguatamente formate”. Colombo spiega come la pandemia abbia incrementato problematiche serie quali: depressione, violenza domestica, disturbi affettivi e disturbi post traumatici da stress. “Il rischio concreto è che ci sia un aumento dei suicidi e delle violenze: è impensabile andare sotto organico in un momento come questo!”

Quanto alla realtà territoriale va detto che svolge un ruolo importante anche il volontariato, è il caso dell’Associazione Italiana Tutela Salute Mentale ed in zona l’A.I.T.Sa.M. ha una sezione a Castelfranco Veneto di cui è presidente Luana Calabrese che sulla situazione della salute mentale spiega: “Qui nel Veneto, per la salute mentale, la situazione è molto critica: pochi medici e operatori, nessuna psicoterapia, pochi colloqui, nessun vero progetto di recovery, spesso solo farmaci e ricoveri in strutture, alcune (le RSSP) assolutamente inaccettabili, inidonee, potenzialmente a vita e isolate e/o con grandi numeri di ricoverati (come le RSSP di Valdobbiadene, Parco dei Tigli di Teolo, Marzana di Verona, Montecchio Precalcino di Vicenza, Ficarolo di Rovigo ecc.).

L'inserimento lavorativo è raro; è in genere semplicemente occupazionale a 30cent - 1,5 € l'ora, altrimenti nulla, soli a casa... Le rette sono diverse, anche per strutture simili, spesso esorbitanti (fino a 1800 nel Padovano, a €2.200 a Ficarolo (RO), spesso non si osservano i LEA, né l'ISEE. I 45enni, che dopo 10 di ricovero in struttura non si sono ripresi, sono considerati cronici e collocati nelle RSSP. I 65enni automaticamente vanno in RSA e gli si preclude il centro diurno o il day hospital. Aumentano i Tso e l'uso della contenzione. Ora abbiamo l’occasione dei piani di zona. È necessario che tutti questi argomenti siano affrontati con la massima priorità, in modo serio e costruttivo dalla ULSS, dalle cooperative sociali, dalle Associazioni degli utenti e dei familiari, dalle forze politiche e sindacali”.

Piani di zona che però stentano a decollare dato che dopo un periodo transitorio dato dall’emergenza pandemica, pare che la Regione abbia chiesto di procrastinarne la formulazione, in attesa di nuove linee guida. Ma Luana Calabrese malgrado i disagi e i timori di cui è portavoce a nome delle famiglie e dei malati vuole comunque essere fiduciosa e confida che la due-giorni della Seconda Conferenza Nazionale per la Salute Mentale (la prima si è tenuta 20 anni fa), conclusasi sabato e promossa dallo Ministero della Salute possa rappresentare un punto di svolta. A livello nazionale gli esempi positivi non mancano come a Trieste dove è attivo un Centro di salute mentale aperto h24 o nella regione Emilia-Romagna dove è stata riconosciuta ufficialmente la figura degli “Esperti per esperienza” che altro non sono che gli utenti stessi ai quali una volta trovato un loro equilibrio viene data l’opportunità di essere un riferimento ed un aiuto prezioso, per chi deve intraprendere un percorso riabilitativo.

 

 


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Ingrid Feltrin Jefwa
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