30 maggio 2020

Vittorio Veneto

Operaio positivo al Coronavirus nel gruppo Zoppas, 20 operai della SIPA in quarantena

Paura anche tra i lavoratori dell’IRCA spa che hanno dubbi sulla legittimità dei codici

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

immagine dell'autore

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

Sipa

VITTORIO VENETO – Le Rsu Fiom Cgil fanno sapere che un operaio del gruppo Zoppas è risultato positivo al COVID-19. “Venerdì l’annuncio della direzione a tutti i lavoratori della Zoppas dei vari stabilimenti – spiegano i rappresentanti sindacali -. Compreso il fatto che erano stati immediatamente sospesi una ventina di altri dipendenti dello stabilimento SIPA1 di Vittorio Veneto, che hanno avuto maggiori contatti con l’operaio positivo. La stringata e criptica comunicazione aziendale, così come le misure poco chiare assunte, non hanno per nulla rassicurato i lavoratori del gruppo, già fortemente preoccupati per la pandemia, che colpisce duramente il vittoriese”.

Le RSU quindi precisano che: “L’operaio trentenne di un paese limitrofo a Cordignano pare aver un contratto il virus da un familiare. Ma ha lavorato da positivo con contatti, che vanno oltre al stretto rapporto sul posto di lavoro e al di là delle protezioni esso si allarga ai luoghi conviviali, come macchinette del caffè, spogliatoi, mensa ecc., tutti ambienti promiscui, che l’esperienza dice essere i più a rischio in quanto i lavoratori abbassano in quel momento molto attenzioni e difese. Nel gruppo Zoppas la SIPA è chiusa, mentre IRCA vede oltre 150 lavoratori al lavoro. Una decisione contestata dalla RSU nelle quantità e modalità. Atto unilaterale dell’azienda, che prosegue anche dopo la restrizioni della attività previste nei nuovi e più stringenti codici ATECO, che apparentemente escludono ogni attività della IRCA”.

I rapporti quindi tra dirigenza e maestranze si sono fatti tesi all’IRCA, tant’è che il sindacato ribadisce: “La Direzione mantiene un atteggiamento di chiusura al confronto con le RSU, anche sugli aspetti gestionali di questa fase che se pur emergenziale non può essere considerata un libera tutti sulle norme minime di tutela e rispetto, anche in relazione ai dati dei lavoratori, tanto più che parliamo di soggetto privato e non autorità pubbliche. La stessa decisione di attuare la cassa integrazione speciale covid-19, per una larga parte degli operai dal 16 marzo, senza aver comunicato una data di ripresa, è unica nel suo genere nel panorama della sinistra Piave. Inoltre, i lavoratori vengono avvisati la sera per la mattina se presentarsi o meno al lavoro, senza un minimo di preavviso”.

Fiom Cgil quindi conclude annunciando di aver chiesto un incontro con il Prefetto e precisa: “Tutti atteggiamenti impropri che mirano a destrutturare regole per una presunta emergenza aziendale, inesistente, più che a rispondere ad esigenze di mercato extra nazionale. A ciò si aggiunge che non risulta, ne programmata ne condivisa una rotazione del personale, ammesso e non concesso che sia legittimo lavorare in questa condizione di rischio epidemico, per attività non strettamente necessarie. Rotazione che servirebbe anche a ridurre l’esposizione dei lavoratori. Tutti temi che in assenza di una rapida soluzione potrebbero portare ad azioni immediate esterne ai rapporti endosindacali da parte delle RSU”.

 



foto dell'autore

Ingrid Feltrin Jefwa

Leggi altre notizie di Vittorio Veneto
Leggi altre notizie di Vittorio Veneto

Dello stesso argomento

vedi tutti i blog

Grazie per averci inviato la tua notizia

×