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06 dicembre 2022

Vittorio Veneto

Panifici in crisi, Tami: “Non vale la pena andare avanti”

Sempre meno clienti e costi di produzione alle stelle: “Sarà una moria”

| Stefania De Bastiani |

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| Stefania De Bastiani |

Gioi Tami

Gioi Tami

VITTORIO VENETO - Per molti panifici non ci sarà una nuova primavera. La crisi del settore, che si sta facendo sentire in tutta Italia, non ha risparmiato Vittorio Veneto, dove i panifici sopravvivono, stanno a galla, ma - ammetto i titolari - non si sa per quanto. “Non vale la pena andare avanti, non ci sono più motivazioni”: lo scenario di Gioi Tami, titolare dello storico panificio del centro, è desolante. “In molti abbasseranno presto le serrande - si rammarica il panificatore - e i motivi sono molteplici. Da una parte sembra che il pane non interessi più a nessuno: la gente lo prende al supermercato, a basso costo, mettendo nel carrello anche quello surgelato. E poi c’è stato questo aumento dei costi dell’energia. Se ti va bene - spiega Tami - ciò che si spende in più rispetto a prima per le bollette equivale ad avere uno o due dipendenti in più”.

 

Ad essere preoccupato e notevolmente penalizzato per gli aumenti dell’energia è Moreno Varaschin, titolare di tre panifici: uno a Porta Cadore, uno a Ceneda e uno sulla rotatoria di Anzano. “Le nostre bollette sono triplicate - spiega il panificatore - a luglio di quest’anno ci è arrivata la prima stangata, ad agosto un’altra, e settembre non è stato da meno nonostante la chiusura per ferie. Inoltre i prezzi della farina erano già raddoppiati a novembre dello scorso anno, ben prima dell’inizio della guerra. Noi cerchiamo di tenere duro, ci arrangiamo tra famigliari, abbiamo solo tre dipendenti. Non abbiamo aumentato i prezzi, ora staremo a vedere che succede, ma è dura”.

 

Anche Bruno Varaschin, titolare del panificio Il Forno, sente la crisi, ma secondo il panificatore è partito tutto dal Covid. “Per quanto riguarda l’energia - spiega Varaschin - io per ora sono a posto, ho fatto un contratto a prezzo fisso che quest’anno mi permetterà di avere gli stessi costi dello scorso anno. Il problema, per quanto mi riguarda, è la clientela: da quando c’è stata la prima ondata di Covid, e il lockdown, la gente ha paura di venire in panificio. I miei clienti anziani non escono più, mandano i figli e i nipoti a fare la spesa, ma questi vanno al supermercato e prendono tutto lì, anche il pane. Stiamo lavorando più di prima per guadagnare meno: c’è stato un calo del 30% dopo il Covid e da gennaio di quest’anno è un continuo calare. Ma noi stringiamo i denti, teniamo duro, speriamo che questo periodo passi”.

 

Resistono, per ora, i panificatori. Lavorano di più, si accontentano di un guadagno minore. Finché dura. “Io - conclude Tami, che nel 1981 acquisì l’attività del nonno, che l'aveva avviata nel 1932 - per il futuro vedo una Vittorio Veneto senza panifici. In città negli ultimi 30 anni hanno chiuso 6, 7 attività in questo settore, è una moria continua. Presto vedremo di sicuro altre serrande abbassarsi”.

 


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Stefania De Bastiani

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