22 febbraio 2020

Benessere

Pediatria: esperta Acp, 'leggere in famiglia è una 'cura' per sviluppo bimbi'.

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Pediatria: esperta Acp, 'leggere in famiglia è una 'cura' per sviluppo bimbi'.

Roma, 24 set. (AdnKronos Salute) - Libri preziosi alleati della salute dei nativi digitali, cresciuti smanettando su smartphone e tablet. "Leggere in famiglia è una cura, nutre lo sviluppo intellettivo dei bambini, la loro intelligenza e adattabilità, li prepara al meglio alla vita, ed è anche un utilissimo, ma ancora troppo spesso trascurato, strumento di prevenzione per i pediatri, che attraverso un libretto possono capire molte cose di un bambino e della sua famiglia". A spiegarlo è Stefania Manetti, pediatra del coordinamento nazionale Nati per Leggere per l’Associazione Culturale Pediatri (Acp), in occasione dei 20 anni di Nati per Leggere (NpL).

Il progetto parte il 6 novembre 1999 dall’idea di un pediatra, Salvo Fedele, e dall'alleanza tra l’Acp, l’Associazione Italiana Biblioteche (Aib) e il Centro per la Salute del Bambino Onlus; giovedì alla Sapienza di Roma un Convegno nazionale farà il punto su quanto fatto finora. "In venti anni la pediatria è cambiata molto, ma la consapevolezza che leggere resta una priorità è inalterata. Anzi, è più forte che mai. I pediatri sono il grande valore del programma, ma sono ancora pochi, e le società scientifiche italiane stentano a riconoscere appieno il valore della lettura in famiglia. Non cogliere questa opportunità è come non vaccinare", continua Manetti.

Insomma il mondo è cambiato, ma la lettura si è fatta, se possibile, ancora più preziosa. "Fa da contraltare all’abuso delle nuove tecnologie, ai disturbi del linguaggio e del comportamento che spesso ne conseguono, alla povertà educativa e all’aumento delle diseguaglianze in salute, come pure alle famiglie in difficoltà, con situazioni di stress tossico e logorante". Dall’ultima rilevazione nazionale i pediatri NpL sono 1.673; le biblioteche 2.243, 1.869 nidi, 3.180 scuole dell’infanzia, 6.368 volontari, 1.820 i Comuni, 7 le amministrazioni regionali. Il 50% delle famiglie italiane ha avuto contatti con NpL e il 30% dei nuovi nati sono stati raggiunti dal programma.

"Un pediatra NpL è formato alla promozione della lettura nella pratica clinica quotidiana, con il valore aggiunto della forte autorevolezza esercitabile sulle famiglie. Questi specialisti consigliano libri, informano e 'formano' i genitori sull’importanza di questa buona pratica, per quanto riguarda i benefici sullo sviluppo cognitivo, emotivo e relazionale del bambino", spiega l'esperta. Non solo. "Se un bambino di 10-12 mesi, in ambulatorio con i genitori, riceve dal pediatra un libro adeguato, si possono osservare e valutare molte cose legate alla relazione con il genitore e allo sviluppo neuro-motorio del piccolo. Se, per esempio, il bimbo lo passa da una mano all’altra, se lo manipola bene, se mostra interesse e focalizza l’attenzione, magari condivisa con il genitore, abbiamo raccolto elementi utili e positivi su quella famiglia e sullo sviluppo del bambino".

Ma come, e quando, si legge a un bambino? "Si comincia fin da subito, anche dalla nascita, o durante la gravidanza - dice Manetti - quando la voce della mamma e del papà che raccontano o leggono già promuovono lo sviluppo, allenano l’attenzione. Verso i 6 mesi, quando un bimbo riesce a tenere in mano un libricino, si può cominciare a leggere il poco testo, o le immagini insieme al bambino". Tra i 2 e i 3 anni arriva la passione per la rilettura, leggere e rileggere uno stesso testo è un’attività molto richiesta dai bambini, se esposti regolarmente alla lettura.

Nell'età prescolare, poi, "i libri con immagini nitide, ben definite, belle, che raccontano il quotidiano di un bambino, e permettono una lettura dialogica (fanno del bambino il protagonista della storia) sono quelli da preferire", continua. Le immagini sono fondamentali, devono essere adeguate, come il testo, e in età prescolare un libro che per esempio ha il testo semplice su una pagina e a fianco un’immagine adeguata permette al bambino di correlare il testo alle immagini e iniziare a capire "che quelle cose nere sono parole, che nella nostra lingua si scrive da sinistra a destra e dall’alto in basso. Insomma si acquisiscono competenze che riguardano le convenzioni della scrittura, la sensibilità fonologica, il vocabolario", conclude.

 



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