23 settembre 2020

Castelfranco

Possagno, si siede sulla statua di Canova per un selfie e la danneggia

Sgarbi: "Lo sfregio è inaccettabile"

| Maria Elena Tonin |

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Possagno, si siede sulla statua di Canova per un selfie e la danneggia

POSSAGNO - Basta davvero poco, basta "girare l'angolo" e quello che non dovrebbe succedere, succede. Un turista austriaco danneggia il gesso di Paolina Bonaparte, conservata al Museo Gypsoteca di Possagno per un selfie. A denunciarlo, lo stesso Vittorio Sgarbi, presidente della Fondazione Antonio Canova, mentre dal Museo si conferma il danno, ma viene mantenuto l'assoluto riserbo sulle dinamiche dell'incidente.

 

Un laconico "è accaduto" sottolinea l'amarezza di un gesto che, seppur probabilmente involontario, lascia esterrefatti, anche perchè successo, per così dire, in pieno giorno e alla presenza di molte persone, in una giornata normalmente affollata di turisti del museo, che cerca di tornare alla normalità dopo l'emergenza sanitaria. Un atto che il critico d'arte non esita a definire "clamoroso", invitando le forze dell'ordine a far chiarezza "con rigore" sull'episodio del "vandalo incosciente, a cui non può essere consentito di rimanere impunito e di rientrare in patria.

 

Lo sfregio è inaccettabile." Premesso che l'interno della Gypsoteca vige il divieto di fare foto, il turista si è staccato dal gruppo e seduto sul gesso per una foto ricordo e nel farlo, ha rotto le dita del piede della scultura canoviana. L'opera rappresentate Paolina Bonaparte, è il modello originale in gesso dell'opera in marmo conservata alla Galleria Borghese di Roma e si trova a Possagno, paese natale del Canova, fin dal 1829, portata direttamente dallo studio romano dello scultore su iniziativa del fratellastro Monsignor Giambattista Sartori.

 

L'opera aveva subito un restauro integrativo nel 2004 per il danni dovuti al bombardamento del 1917, che aveva lasciato il gesso decapitato, con danni al velo, alle mani e ai piedi. Il restauro del gesso era partito proprio da una scansione in 3d del marmo.

 

Foto di Lino Zanesco

 



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Maria Elena Tonin

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