01 marzo 2021

Montebelluna

Veneto Banca: “Il sistema giudiziario ha le armi spuntate”

Il procuratore Massimo De Bortoli, titolare dell'inchiesta sul crac di Veneto Banca, ha riferito alla Commissione parlamentare d'inchiesta

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Veneto Banca

MONTEBELLUNA - "Io ho ereditato l'indagine e a quel punto ho dovuto fare i conti con le nostre risorse, che non sono quelle di Roma. Treviso è sottodimensionata come numero di magistrati e il personale amministrativo è al di sotto del necessario del 42%". Lo ha detto il procuratore reggente di Treviso, Massimo De Bortoli, titolare dell'inchiesta sul crac di Veneto Banca, chiamato a riferire alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

 

"A differenza dei colleghi della Procura di Roma, inizialmente incaricata dell'indagine prima del trasferimento del fascicolo a Treviso per competenza territoriale - ha spiegato il magistrato - io non ho potuto occuparmi solo di questa indagine ed ho dovuto portare avanti anche altri numerosi processi che avevo già in piedi. Questo tutto da solo". "L'organico in servizio a Treviso - ha concluso - non consentiva di distogliere un altro sostituto" dalle attività ordinarie per affiancarlo all'indagine su Veneto Banca.

 

Nel corso dell’audizione De Bortoli ha quindi proseguito: "Addirittura Vincenzo Consoli aveva acquistato opere d'arte e arredi d'antiquariato per oltre 6 milioni di euro che sono poi stati stimati da case d'arte del calibro di Sotheby's per un valore massimo di 1,6 milioni". E' uno dei dettagli relativi all'ex amministratore delegato di Veneto Banca emersi nel corso delle indagini, sui quali si è soffermato oggi il procuratore reggente della repubblica di Treviso, Massimo De Bortoli, durante un'audizione alla Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario.

 

De Bortoli, titolare dell'inchiesta su Veneto Banca, ha spiegato come molte condotte "distrattive o dissipative, consistenti in particolare nella concessione di crediti per importi considerevoli a società che non avevano alcuna garanzia e che magari si trovavano già in situazioni di insolvenza e che hanno depauperato il patrimonio" della banca, abbiano condotto alla contestazione a Consoli, oltre ai reati di ostacolo alla vigilanza, truffa e aggiotaggio, anche quello di bancarotta fraudolenta. "Mi sono reso conto - ha spiegato ancora il procuratore - che tutti i reati in precedenza ipotizzati comportano termini di prescrizione piuttosto brevi, ed è facile che molti si estingueranno in primo o in secondo grado. Perciò, consapevole di questo, ho chiesto la declaratoria di insolvenza per Veneto Banca, accolta dal Tribunale di Treviso e confermata dalla Corte d'Appello di Venezia, rendendo così possibile instaurare il procedimento per bancarotta fraudolenta".

Il procuratore ha quindi puntualizzato: "Anche su Pricewaterhouse Coopers, società di revisione alla quale si era affidata Veneto Banca, abbiamo indagato e sono emerse condotte gravissime". Per De Bortoli, "Pwc sostanzialmente non ha mai ostacolato l'attività dell'ex amministratore delegato di Veneto Banca, Vincenzo Consoli", ritenuto il dominus del sistema che ha condotto al dissesto dell'istituto, "ostacolando invece la vigilanza di Banca d'Italia". Il procedimento nei confronti di Pwc ha ricordato ancora il magistrato, "è stato trasmesso a Roma per competenza nel febbraio del 2020 e credo che la Procura della capitale abbia già fatto anche la richiesta di rinvio a giudizio". "Oltre alla negligente attività del collegio sindacale della banca - ha concluso De Bortoli - si è aggiunta la dolosa omissione di controllo di Pwc verso la quale c'è un procedimento penale in corso".

 

In fine il magistrato rispondendo oggi alle domande dei membri della Commissione parlamentare d'inchiesta sul sistema bancario e finanziario, ha detto che "è evidente che la magistratura ha le armi spuntate". "A fronte di fenomeni così eclatanti, configurabili come disastro bancario - ha aggiunto - il sistema giudiziario penale ha le armi spuntate, tanto è vero che nei confronti di Vincenzo Consoli, ex amministratore delegato di Veneto Banca, non è nemmeno pensabile una misura cautelare. È in pensione, quindi non c'è rischio di recidiva, non si rischia l’inquinamento delle prove perché tutto è già stato acquisito, non c'è pericolo di fuga perché lui se ne sta nella sua bellissima villa di Vicenza e non ci sono elementi - ha proseguito - che possano farci temere un tentativo di fuga".

 

Relativamente ad una pena che dovesse essergli comminata, De Bortoli ha ricordato che "Consoli ha più di 70 anni e difficilmente farà anche solo qualche giorno di carcere". Perciò, in relazione a possibili strumenti di tutela dei risparmiatori truffati, "non credo - ha detto ancora - si possa fare affidamento sulle indagini penali, il cui scopo è individuare persone, processarle e ottenere la condanna. La risposta più forte che dovrebbe essere data - ha concluso De Bortoli - è quella delle azioni di responsabilità".

 


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