01 giugno 2020

Nord-Est

Profughi, chiudere le porte? "Indebolisce l'Italia"

Migrantes: "Con questi no il Paese diventa ancora meno credibile"

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Profughi, chiudere le porte?

VENEZIA - "La chiusura di alcune regioni del Nord all'accoglienza di persone salvate nel Mediterraneo e approdate nei nostri porti, la maggior parte delle quali non sono clandestini - come purtroppo si sente ripetere, anche in senso dispregiativo - ma con il diritto a una forma di protezione internazionale, è un segnale non solo negativo di solidarietà di alcuni governatori di una parte del nostro Paese, ma anche una negativa indicazione di credibilità dell'Italia che si appresta, nei prossimi giorni, a convincere i Paesi europei ad un piano sull'immigrazione che prevederebbe il ricollocamento o l'insediamento di persone che sbarcano sul territorio italiano", affermano mons. Di Tora (che è anche presidente della Commissione Cei per le migrazioni) e mons. Perego in una nota.

 

"Se poi aggiungiamo la mancata credibilità della forma di gestione delle strutture di accoglienza dei rifugiati nel nostro Paese, alla luce della vergognosa vicenda di 'mafia capitale', il rischio è che l'Italia rimanga ulteriormente sola nella gestione dell'accoglienza", proseguono. Secondo i vertici di Migrantes, "in questo momento, forse, sarebbe preferibile da parte delle regioni sostenere i Comuni, soprattutto gli oltre 7500 che non hanno ancora dato un segno concreto di accoglienza, di sostenere una solida e diffusa struttura di accoglienza, in collaborazione con il Ministero dell'Interno e con il mondo dell'associazionismo e del volontariato anche ecclesiale, in una rete - aggiungono Di Tora e Perego - che aiuti a costruire nuove buone prassi di accoglienza e che, nello stresso tempo, contribuisca a recuperare credibilità in Europa".

 

"Il rifiuto ad accogliere di alcune regioni del Nord Italia fa perdere credibilità al nostro Paese e indebolisce un diritto fondamentale su cui è fondata la nostra Costituzione". "E' inoltre una reazione che copre di vergogna l'Italia, che non riesce ad accogliere ottantamila persone, rispetto a un Paese come il Libano che ne sta accogliendo tre milioni, cioè un numero pari alla sua popolazione, tra l'altro in un territorio già in difficoltà per ragioni sociali e politiche. E' davvero impressionante come ci siano due pesi e due misure". Così mons. Giancarlo Perego, direttore della Fondazione Migrantes della Conferenza episcopale italiana, interviene alla Radio Vaticana sul dibattito circa le quote di distribuzione dei migranti sul territorio italiano e sullo scontro politico tra il Governo e alcuni governatori di regioni del Nord.

 

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