26 ottobre 2020

Treviso

Pronti alle quarantene, ma per gli studenti la scuola non sarà più quella di prima

In una classe della Marca si sono socializzati timori e preoccupazioni, con lo sguardo rivolto al prossimo futuro

| Roberto Grigoletto |

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Pronti alle quarantene, ma per gli studenti la scuola non sarà più quella di prima

TREVISO - Il rodaggio è terminato. Questa è la settimana in cui: gli insegnanti saranno (forse)tutti in cattedra; l’orario completo e praticamente definitivo; l’accoglienza, i test d’ingresso e i ripassi, completati. Da ultimo, ma non per ultimo nell’anno primo dell’era Covid, i dispositivi di sicurezza, il distanziamento sociale e le norme igieniche pratiche oramai in fase di consolidamento. Si entra quindi nel vivo. Ma loro, gli attori protagonisti della scuola, gli studenti: sono pronti sul serio a partire?

Abbiamo chiesto a un docente, di un istituto superiore della provincia di Treviso, di condurre per nostro conto una inchiesta, in una delle sue classi, la Quarta sezione G. È entrato in aula stamattina, con in programma un brainstorming. È un metodo che impiega spesso, come anche il “debate”. In semicerchio no, stavolta non li ha potuti disporre i suoi 26 allievi: tutti rigorosamente in fila per sei con il resto di due (assenti), tipica classe pollaio. “Come va?” è la domanda stimolo. “Va...”, prende avvio tiepida la discussione. Poi da una fila di mezzo una voce si leva: “A scuola, tutta la vita!”, e gli animi si scaldano. Scatta pure l’applauso. “MA...“ C’è sempre un MA. E non solo uno.

“MA un po’ più di libertà di movimento, magari per poterci alzare ogni tanto” magari al cambio ora. “MA...inchiodati al banco anche in ricreazione”, costretti a consumare lo snack seduti al posto, bevendo da borraccia o thermos perché le macchinette delle bibite e del caffè sono interdette. La scuola è un microcosmo, nel quale si esercita la socialità. Barriere invisibili si frappongono tra vicini di banco, tra alunni e insegnanti e tra una classe e l’altra. “MA... è una sensazione di prigionia questa!“

L’impressione diffusa è di essere stati catapultati in una scuola che non è più e non tornerà a essere quello che era. “MA” anche nel bene, mica solo nel male. Perché se quarantene saranno, loro sono preparati ad affrontarle con la DdD: si sono esercitati a più non posso nel lockdown. E poi “i corsi di recupero, prof., e le attività pomeridiane di approfondimento o quelle extra scolastiche: potremmo seguirle da casa”, risparmiando il tempo degli spostamenti. Non c’è sottovalutazione del momento, né entusiasmo ingiustificato. Tanto sano realismo: questo abita nei ragazzi della scuola del Covid.

 


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Roberto Grigoletto

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