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17 gennaio 2022

Esteri

Quel razzista di Cristoforo Colombo

Via il Columbus day. Via la testa dal busto di Colombo. Via la sua memoria storica. In America il revisionismo va a gonfie caravelle

| Emanuela Da Ros |

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| Emanuela Da Ros |

Quel razzista di Cristoforo Colombo

Chiedete a un bambino (la domanda appare anche nei test autoconoscivivi ispirati a Marcel Proust) ‘quale personaggio storico vorrebbe essere’. Se l’ingenuo infante risponderà Cristoforo Colombo, consideratelo un ‘reazionario’.

Cristoforo Colombo, il ‘sognatore’, l’esploratore per antonomasia, uno dei personaggi storici più grandi e amati della storia dell’uomo, ora è - di nuovo - nella cacca.

In America la sua testa (in gesso) è ruzzolata giù dal busto che lo raffigurava a Yonkers, tre chilometri da Mahnattan. A Detroit sulla sua testa imbrattata di vernice rosso-sangue è stata incollata un’ascia.

Ma più eclatante è che a Los Angeles il Columbus Day, dopo 87 anni, è stato abolito. La megafesta con tanto di parata con bandierine e banda è stata sostituita dall’"Indigenous and Native People Day': la festa delle popolazioni indigene, aborigene e native, "vittime del genocidio". E il sindaco italo-americano di New York, Bill De Blasio ha inserito il monumento a Colombo, in Columbus Circle, nell'elenco dei monumenti da abbattere. ‘La statua - si legge nell’articolo di Katia Ricciardi su Repubblica.it - si trova davanti all'ingresso principale di Central Park sulla 59esima strada. Fu eretta nel 1892 su un piedistallo di circa 21 metri in occasione del 400esimo anniversario della scoperta dell'America. Columbus circle è il punto esatto dal quale vengono misurate tutte le distanze ufficiali dalla città di New York.’

Bene: quella statua tra un po’ non ci sarà più.

In tempi di revisionismo stretto, Cristoforo Colombo - che si era fatto un mazzo per andare nelle Indie, per scoprire quella terra che oggi gli volta le spalle proprio come aveva fatto l’Occidente cinquecento e passa anni fa - è considerato un istigatore di odio razziale.

Colombo, che pensava solo ad allargare gli orizzonti, che aveva corteggiato Isabella di Castiglia per farsi sponsorizzare quelle tre caravelle della malora, che dal nuovo continente aveva portato a casa patate, pomodori, tacchini e altra ‘roba’ sconosciuta (ma non quell’oro e argento a cui era interessato il potere), che scrivendo degli indigeni del nuovo mondo usava queste parole: ‘Gli abitanti mancano di armi, che sono a loro quasi ignote, né a queste son adatti, non per la deformità del corpo, essendo anzi molto ben formati, ma perché timidi e paurosi, molto semplici e di buona fede, e liberalissimi di tutto quel che posseggono: a chi ne lo richieggia nessuno nega ciò che ha, ché anzi essi stessi ci invitano a chiedere’, che è morto in povertà e in isolamento dopo aver compiuto un’impresa memorabile, Colombo viene ora accusato di genocidio e sterminio di massa. Di istigazione all’odio razziale.

Siamo al paradosso.

E non solo in America, dove si accusa Colombo di nefandezze, e nel frattempo si costruisce un muro ‘a prova di scalata’ tra Usa e Messico (bocciando i confini arborei, progettati da tanti architetti e urbanisti illuminati). Siamo al paradosso che non ha nemmeno il sapore della frutta anche qui. In Occidente. Dove i muri sono fatti di pregiudizi e pietre aride d’ignoranza. Dove gli orizzonti finiscono sul ciglio della strada. Dove il nuovo mondo non è neppure un’utopia. E il vecchio sta spirando. O evaporando. Come il Mar Caspio. A proposito: nella periodizzazione storica il 1492 - data della ‘scoperta dell’America’ e dell’inizio dell’età moderna - va sostituito con cosa? Lo chiederemmo volentieri ad Achille Campanile, che sulla faccenda aveva ironizzato. Ma lui non c’è più. Per sua fortuna.
 

 


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Emanuela Da Ros

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