25 novembre 2020

I RABBINI, I "SIO-NAZISTI" E LA DISTRUZIONE DELLA PALESTINA"

Categoria: Istruzione -

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Francesca Salvador | commenti | (32)

 

 

 

 

I RABBINI E GLI EBREI SIONISTI

 

 

 

Il sionismo visto da un rabbino antisionista

 

ISRAELE, GIUDAISMO E SIONISMO

 

Conferenza del Rabbino Ahron Cohen alla Birmingham University,

Inghilterra, 26 Febbraio 2003

 

Amici,

è un onore avere l’opportunità di parlarvi oggi.

 

Io e i miei colleghi di Neturei Karta partecipiamo ad occasioni come questa perché riteniamo di avere il dovere sia religioso che umanitario di pubblicizzare il nostro messaggio, il più possibile. Così spero e prego che con l’aiuto del Creatore le mie parole e le nostre discussioni, qui, oggi, possano essere corrette e precise, nel loro contenuto e nelle loro conclusioni.

 

Come vi è stato già detto, io sono un ebreo ortodosso (e cioè un ebreo che cerca di vivere la propria vita in totale accordo con la religione ebraica). Sono impegnato nell’adempimento dei doveri ecclesiastici all’interno della comunità ebraica e in particolare sono impegnato nell’educazione dei nostri giovani e nell’aiutarli a conseguire una condotta sana e corretta. E’ perciò di particolare interesse per me poter parlare a voi, un corpo studentesco, oggi.

 

Mi è stato chiesto di parlarvi del giudaismo e del sionismo.

 

Questo argomento è naturalmente tremendamente importante alla luce dell’attuale situazione in Palestina, dove abbiamo – diciamolo – una parte, i sionisti (che sono anch’essi degli ebrei) desiderosi di imporre uno Stato “settario” sulla testa di una popolazione indigena, i palestinesi. Uno scontro che ha provocato spargimenti di sangue e brutalità di cui non si riesce a vedere la fine, a meno che vi sia un cambiamento davvero radicale.

 

I miei titoli per parlare di questo argomento derivano dall’essere uno dei molti ebrei ortodossi che simpatizzano completamente con la causa palestinese: noi protestiamo in modo veemente contro i terribili errori perpetrati in Palestina contro il popolo palestinese dall’illegittimo regime sionista.

 

La punta avanzata di quelli tra noi che sono impegnati, attivamente e regolarmente, in questa controversia sono chiamati Neturei Karta, termine che può essere tradotto in modo approssimativo come Guardiani della Fede. Non siamo un partito o un’organizzazione a parte, ma rappresentiamo fondamentalmente la filosofia rappresentativa di una parte significativa dell’ebraismo ortodosso.

 

Permettetemi innanzitutto di dichiarare in termini categorici che il giudaismo e il sionismo sono incompatibili. Essi sono diametralmente opposti.

 

La questione deve sicuramente apparire a molti di voi che oggi sono qui come un paradosso. Dopo tutto, tutti sanno che i sionisti sono ebrei e che il sionismo è a vantaggio degli ebrei. I palestinesi sono i nemici dei sionisti. Come può essere allora che io, un ebreo, possa simpatizzare con la causa palestinese?

 

Vorrei cercare di rispondere a questa domanda e tornare all’argomento della mia conferenza – il giudaismo e il sionismo – su due livelli: la fede religiosa e l’umanitarismo. Tenete presente che essere umanitari è anche un obbligo religioso fondamentale.

 

Prima di tutto dal punto di vista della fede religiosa ebraica. Dobbiamo esaminare qualche aspetto della storia del popolo ebreo e della sua fede basilare nel controllo dell’Onnipotente sul nostro destino e su ciò che l’Onnipotente vuole da noi. Tutto questo è fissato nei nostri insegnamenti religiosi, nella nostra Torah, e ci è stato insegnato nel corso delle generazioni dai nostri grandi leader religiosi. Rispetto a tutto ciò, esaminiamo anche la storia del sionismo, come si è sviluppata e quali sono i suoi scopi.

 

La nostra religione è per noi un modo di vivere totale. Ci mostra come vivere una vita al servizio dell’Onnipotente. Influenza ogni aspetto della nostra vita, dalla culla alla tomba. Quello che ci viene insegnato è quello che ci è stato rivelato dalla Divina Rivelazione, come viene descritta nella Bibbia, circa tremila e cinquecento anni fa, e cioè quando venne alla luce il popolo ebreo. Tutti i nostri obblighi religiosi, pratici e filosofici, sono fissati nella Torah, che comprende la Bibbia (il vecchio testamento) e un vasto codice di Insegnamenti Orali che ci sono stati trasmessi nel corso delle generazioni.

 

Come detto, la nostra religione è un modo di vivere totale che copre ogni aspetto della nostra vita. Un aspetto della nostra religione, soggetto a certe condizioni, è che ci verrà data una terra, la Terra Santa, conosciuta ora come Palestina, nella quale vivere e attuare vari doveri del nostro servizio all’Onnipotente.

 

Ora, prima che io prosegua, desidero sottolineare qualcosa che è davvero fondamentale per capire la differenza tra il giudaismo e il sionismo, e cioè che il concetto di nazionalità dell’ebraismo ortodosso è molto diverso dal concetto di nazionalità ritenuto dalla maggior parte dei popoli. La maggior parte dei popoli pensano che la nazione sia un popolo specifico che vive in una terra specifica. La terra è essenziale per l’identità di una nazione. Una religione ci può essere come ci può non essere, ma la religione è irrilevante per l’identità nazionale. Il concetto di nazionalità del giudaismo ortodosso, tuttavia, è quello di un popolo specifico con una religione specifica. E’ la religione che stabilisce l’identità nazionale. Una terra ci può essere come ci può non essere, la terra è irrilevante per l’identità nazionale ebraica.

 

Questo è confermato dal fatto che la nazione ebraica è stata senza una terra per 2000 anni, ma fino a quando ha conservato la propria religione ha conservato la propria identità.

 

Ora ho detto in precedenza che ci è stata data una terra, ma a certe condizioni. Le condizioni erano, fondamentalmente, che dovessimo conservare i valori morali, etici e religiosi più alti. Il popolo ebreo ha posseduto la terra per i primi millecinquecento anni della sua esistenza. Ma purtroppo le condizioni non furono adempiute al livello richiesto [dall’Onnipotente] e gli ebrei vennero esiliati dalla loro terra. Negli ultimi duemila anni circa, il popolo ebreo è rimasto in uno stato di esilio decretato dall’Onnipotente, perché non aveva conservato i valori richiesti. Questo stato di esilio è la situazione che permane fino ad oggi. E’ una parte fondamentale della nostra fede accettare di buon animo l’esilio decretato dall’Onnipotente e non cercare di combattere contro di esso, o di farlo cessare con le nostre mani. Agire in tal modo costituirebbe una ribellione contro la volontà dell’Onnipotente.

 

In termini pratici, sebbene abbiamo conservato la nostra identità ebraica, in virtù del nostro attaccamento alla nostra religione, nondimeno l’esilio per noi significa innanzitutto che gli ebrei devono essere soggetti ai paesi in cui vivono in modo leale e non cercare di governare le popolazioni indigene di tali paesi.

 

In secondo luogo, significa che non possiamo tentare di costituire un nostro Stato in Palestina. Questo si applicherebbe anche se la terra non fosse occupata, e si applica certamente quando, come è questo il caso, c’è una popolazione indigena esistente. Questa proibizione costituisce una parte fondamentale del nostro insegnamento: ci è stato fatto giurare di non contravvenirvi e siamo stati ammoniti delle spaventose conseguenze in cui saremmo incorsi.

 

Ne consegue, perciò, che gli ebrei, oggi, non hanno il diritto di governare in Palestina.

 

Esaminiamo ora il movimento sionista. Venne fondato circa 100 anni fa, soprattutto da individui secolarizzati, che stavano abbandonando la loro religione ma conservavano ancora quello che consideravano il marchio [d’infamia] di essere ebrei in esilio. Ritenevano che il nostro stato di esilio fosse dovuto al nostro atteggiamento servile – la mentalità del Golus (esilio) – e non a un Ordine Divino. Volevano sbarazzarsi dei vincoli dell’esilio e cercare di costituire una nuova forma di identità ebraica. Non basata sulla religione ma basata sulla terra. Basata su una tipica aspirazione nazionalista, secolare, guidata dall’emozione, simile a quella della maggior parte delle altre nazioni. La loro politica aveva come perno centrale l’aspirazione di costituire uno Stato Ebraico in Palestina. Ma stavano forgiando un nuovo tipo di ebreo. In realtà non era assolutamente un ebreo – era un sionista.

 

Il movimento sionista costituiva l’abbandono completo dei nostri insegnamenti e della nostra fede religiosa – in generale – e in particolare un abbandono del nostro approccio al nostro stato di esilio e al nostro atteggiamento verso i popoli con cui viviamo.

 

Il risultato pratico del sionismo sotto forma dello Stato conosciuto come “Israele” è completamente estraneo al giudaismo e alla Fede Ebraica. Lo stesso nome “Israele”, che originariamente designava quelli che sono conosciuti come i Figli di Israele, e cioè il Popolo Ebraico, è stato usurpato dai sionisti. Per questa ragione, molti ebrei ortodossi evitano di riferirsi allo Stato sionista con il nome di “Israele”.

 

L’ideologia del sionismo non è quella di affidarsi alla divina provvidenza ma di prendere la legge nelle proprie mani e di forzarne il risultato sotto forma di uno Stato. Questo è del tutto contrario all’approccio alla questione dell’esilio che la nostra Torah ci richiede di adottare, per come ci è stato trasmesso dai nostri grandi leader religiosi.

 

Ho parlato finora dal punto di vista della fede religiosa. Ma esaminiamo il punto di vista umanitario (che è esso stesso un obbligo religioso, come ho detto in precedenza). L’ideologia dei sionisti era, ed è, quella di forzare l’aspirazione ad uno Stato senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di coloro che si trovano sulla loro strada. I palestinesi stavano sulla loro strada. Ci troviamo di fronte al fatto che, per conseguire un’ambizione nazionalista malconcepita, è stata commessa dai sionisti una scioccante trasgressione della giustizia naturale, costituendo in Palestina un regime illegittimo del tutto contro la volontà della popolazione lì residente, i palestinesi, trasgressione che inevitabilmente ha dovuto fondarsi sulla perdita di vite umane, sulle uccisioni e sui furti.

 

La maggior parte degli ebrei ortodossi accettano il punto di vista dei Neturei Karta fino al punto di non essere d’accordo, in via di principio, sull’esistenza dello Stato sionista, e non “verserebbero una lacrima” se tale Stato dovesse finire. Vi è tuttavia una gamma di opinioni su come affrontare il fatto che al momento lo Stato sionista esiste. Queste opinioni variano dalla cooperazione effettiva, all’accettazione pragmatica, all’opposizione totale sempre e comunque. Quest’ultima costituisce l’approccio dei Neturei Karta. Ma c’era e c’è un ulteriore fenomeno sionista che complica il quadro. Esso è costituito dai sionisti religiosi. Si tratta di persone che affermano di essere fedeli alla religione ebraica, ma sono state influenzate dalla filosofia, nazionalista e secolarizzata, sionista, e che hanno aggiunto una nuova dimensione al giudaismo – il sionismo, con lo scopo di costituire e di espandere uno Stato ebraico in Palestina. Essi cercano di realizzare questo scopo con grande fervore (io lo chiamo giudaismo con qualcosa d’altro). Essi affermano che questo fa parte della religione ebraica. Ma il fatto è che questo è assolutamente contrario agli insegnamenti dei nostri grandi leader religiosi.

 

Inoltre, da un punto di vista umanitario, anche la loro ideologia era, ed è, quella di forzare la loro aspirazione senza curarsi dei costi, in termini di vite umane e di proprietà, di chiunque si trovi sulla loro strada. I palestinesi sono quelli che si trovano sulla loro strada. La cosa più scioccante è che tutto questo viene fatto in nome della religione. Mentre in realtà c’è un obbligo totalmente contrario, da parte della nostra religione, ed è quello di trattare tutte le persone con compassione.

 

Per riassumere. Secondo la Torah e la Fede ebraica, l’attuale rivendicazione dei palestinesi – e degli arabi – a governare in Palestina è giusta ed equa. La rivendicazione sionista è sbagliata e criminale. Il nostro atteggiamento verso Israele è che l’intero concetto è sbagliato e illegittimo.

 

C’è un altro problema, ed è quello che i sionisti hanno fatto in modo di apparire come i rappresentanti e i portavoce di tutti gli ebrei e così, con le loro azioni, suscitano l’ostilità contro gli ebrei. Quelli che nutrono questa ostilità sono accusati di antisemitismo. Ma quello che deve essere messo decisamente in chiaro è che il sionismo non è il giudaismo. I sionisti non possono parlare a nome degli ebrei. I sionisti possono essere nati come ebrei, ma essere ebreo richiede anche l’adesione alla fede e alla religione ebraiche. Così ciò che diventa decisamente chiaro è che l’opposizione al sionismo e ai suoi crimini non implica l’odio per gli ebrei o l’”antisemitismo”. Al contrario, il sionismo stesso e le sue azioni costituiscono la più grande minaccia per gli ebrei e per il giudaismo.

 

La lotta tra arabi ed ebrei in Palestina è iniziata solo quando i primi pionieri sionisti vennero in Palestina con lo scopo esplicito di formare uno Stato sulla testa della popolazione araba indigena. Questa lotta è continuata fino ad oggi, ed è costata e continua a costare migliaia e migliaia di vite. L’oppressione, le violenze e gli omicidi in Palestina sono una tragedia non solo per i palestinesi ma anche per il popolo ebreo. E fa parte delle spaventose conseguenze che ci erano state preannunciate se avessimo trasgredito il nostro obbligo religioso di non ribellarci contro il nostro esilio.

 

Desidero aggiungere che il rapporto tra musulmani ed ebrei risale alla storia antica. La maggior parte delle relazioni furono amichevoli e reciprocamente vantaggiose. Storicamente, accadde di frequente che quando gli ebrei venivano perseguitati in Europa trovavano rifugio nei vari paesi musulmani. Il nostro attaggiamento verso i musulmani e gli arabi può essere solo di amicizia e di rispetto.

 

Vorrei finire con le seguenti parole. Noi vogliamo dire al mondo, specialmente ai nostri vicini musulmani, che non c’è odio o ostilità tra l’ebreo e il musulmano. Vogliamo vivere assieme come amici e vicini, come abbiamo fatto per la maggior parte del tempo nel corso delle centinaia e persino delle migliaia di anni in tutti i paesi arabi. E’ stato solo l’avvento dei sionisti e del sionismo che ha rovesciato questa lunga relazione.

 

Consideriamo i palestinesi come il popolo che ha diritto di governare in Palestina.

 

Lo Stato sionista conociuto come “Israele” è un regime che non ha diritto di esistere. La sua esistenza continuativa è la causa di fondo del conflitto in Palestina.

 

Preghiamo per una soluzione al terribile e tragico punto morto attuale. Auspichiamo che tale soluzione avvenga sulla base delle pressioni morali, politiche ed economiche imposte dalle nazioni del mondo.

 

Preghiamo per la fine degli spargimenti di sangue e per la fine delle sofferenze di tutti gli innocenti – sia ebrei che non ebrei – del mondo.

 

Siamo in attesa dell’abrogazione del sionismo e dello smantellamento del regime sionista, che farà cessare le sofferenze del popolo palestinese. Accetteremmo di buon grado l’oppportunità di vivere in pace in Terrasanta sotto un governo che sia interamente conforme ai desideri e alle aspirazioni del popolo palestinese.

 

Che noi si possa meritare presto il tempo in cui tutto il genere umano vivrà reciprocamente in pace.

 

 

[1] Traduzione di Andrea Carancini.

Il testo originale è disponibile all’indirizzo:

http://www.nkusa.org/activities/speeches/bham022603.cfm

 



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La Salvador insiste.
Blog smacccatamente antisemita.
Nessuna possibilità di pace per quelle martoriate regiioni se non vi sarà un reciproco riconoscimento del diritto di esistere.

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Avrei sparato anch'io se mi fossi trovato in una jeep guasta in mezzo a decine di ragazzi che tentano di lapidarmi a colpi di pietra.

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Nulla da aggiungere al mio soprastante commento.

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pierodeola, per favore faccia una "ERUDIZIONE N. 4" sul Likud. Mai capita la storia di quel partito. Nasce come sionista, ma poi propone il riconoscimento reciproco dei due Stati.

Poi c'è un altro partito, del quale mi sfugge il nome, che vuole fucilare gli israeliani di origine araba.

Meno male che sul tavolo delle trattative non ci siamo noi quattro :-) Se già vola di tutto su un Blog, figuriamoci a trattare sotto le bombe :-) E vola di tutto, in generale, sulla stampa.

Mi paiono tutti schieramenti "ideologici" più che posizioni orientate alla soluzione del problema.

Mah!

P.S.: Credo che Scorretto, che più volte mi ha mandato in inferno, nella Jeep avrebbe dovuto porgere l'altra guancia ;-)

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Rabbini ed Ebrei ortodossi contro il sionismo...
Per dire che il blog è antisemita, Bastanzetti, quando ha scritto, era sicuramente sotto effetto di sostanze stupefacenti o psicofarmaci.

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Capisco il suo tentativo di buttarla in rissa di fronte alle tre affermazioni, assolutamente incontrovertibili, che ho esposto sopra.

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La confusione tra semitismo, religione ebraica e sionismo non aiuta a capire la storia ed il presente. L' origine dell' antisionismo degli ebrei ortodossi, vi sono vari gruppi, e' prettamente religioso. Il loro sentimento a favore dei palestinesi non ha nulla a che vedere con con i diritti umani o la politica. Secondo loro Israele ritornerà con il ritorno del messia. Comunque e' una posizione temporaneamente utile al popolo palestinese. Un certo rabbino Hirsch fu consigliere di Arafat. Poi bisogna vedere dopo la venuta del messia, sempre che questi ritorni, quale sara' l' indicazione geografica della vera Israele. Theodor Herzl il padre del sionismo al primo congresso di questo movimento indico' l' Uganda, come possibile futura Israele. Non credo che gli ugandesi sarebbero stati felici a venire usurpati.

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www.likud.org.it
I

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Lo scopo di questo post, era di mettere in luce, in modo incontrovertibile, che ebrei e palestinesi convivevano da secoli tranquillamente su quel territorio. Le fonti storiche che lo riportano sono numerosissime. Bellissima ed emblematica la frase del rabbino: quando noi andavamo alla festa dello Yom Kippur, i nostri fratelli arabi palestinesi, ci tenevano i figli, li affidavamo a loro tranquillamente sapendo che li avrebbero controllati e protetti, erano i nostri beni più preziosi.

Negli anni ho letto molte testimonianze che confermano sia questo aneddoto che altre realtà di convivenza pacifica ed aiuto reciproco.
Io sono un'inguaribile sognatrice ma penso che il mondo intero dovrebbe vivere in pace e cooperazione. Pur con i loro problemi e difetti, quei popoli più di un secolo fa, vivevano una vita tranquilla, spalla a spalla nello stesso territorio. Mussulmani, ebrei, cristiani... ma cosa è cambiato, cosa è successo per arrivare al terrore e alle stragi odierne?

Solo chi ha la voglia di partire dall'origine può farsi un'idea completa.

Io sono cresciuta in un periodo in cui da giornali e TG, sentivo sempre parlare dei criminali terroristi palestinesi, che dirottavano, si facevano saltare in aria, ecc. ecc, immagino voi tutti lo ricorderete.
E anch’io pensavo che gli ebrei avessero il diritto di difendersi dagli aggressori e da questo terrore, come tutti. Però a volte mi domandavo, cosa li potesse portare a compiere gesti così orribili ed estremi, anche a sacrificare le loro vite pur di uccidere “i nemici”. Domande senza risposte.

Poi una notte…

A notte fonda, casualmente vidi un programma, credo su rai 3. Un reportage sulla Palestina, ma come non ne avevo mai visti, il giornalista raccoglieva le testimonianze della popolazione palestinese. Vidi gente disperata, in lacrime, che mostrava come fossero impossibilitati a sfamare i loro figli, le loro terre rese aride e distrutte poiché gli ebrei forti delle loro armi, deviavano sistematicamente i corsi d’acqua che per secoli avevano irrorato le loro terre fertili, impedivano l’accesso alle più elementari forme di sussistenza. E poi soprusi, soprusi E poi altro e altro. Ero incredula ed esterrefatta. Ma come, perché non ne avevo mai sentito parlare? Perché passare questo servizio alle due di notte e non a mezzogiorno?

E poi più nulla. Speravo di approfondire la questione, ma non riuscivo a trovare nulla (stiamo parlando di quasi trent’anni fa).

Poi i problemi della vita ti distraggono e solo qualche anno più tardi ho avuto accesso a numerosi documenti storici e ho cominciato a ripercorrere questa storia dagli albori.
E ho capito che non si tratta di religione, non si tratta di ebrei o arabi, qui si tratta solo del movimento sionista, che già alle origini aveva idee e metodi da far impallidire i loro colleghi nazisti, venuti dopo.

Posso dire senza timore di smentita, che tutti coloro che vogliono leggere gli accadimenti storici partendo dagli anni ’70 del novecento o dagli anni ’50, sono in malafede, e lo ripeterò ancora e ancora (come sono in malafede coloro che continuano ad accusarmi di essere “antisemita”).

Un libro si legge dalla prima pagina, e non dal terzo capitolo.

Chi vuole ostinarsi da sparare saccenti giudizi, dopo aver letto da pagina 50 alla fine, continui pure a farlo, ma cerchi di non rompere troppo le zone erogene primarie a chi si è preso l’onere, dopo aver letto il titolo, di studiare il libro dall’incipit.

Io l’ho fatto e la mia considerazione personale è che i sionisti siano stati e siano ancora fra i peggiori criminali di guerra che il nostro povero e martoriato mondo abbia mai visto.

Poi, ognuno è libero di fare e pensare ciò che vuole, ma nessuno mi convincerà mai ad adeguarmi al pensiero comune, se non è sostenuto dai fatti.

E i fatti sono evidenti in più di cento anni di movimento sio-nazista.

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Probabilmente chi ti accusa di antisemitismo, non sa le differenze tra semitismo e sionismo. Ignoranza più che malafede, ma il risultato è lo stesso.
.

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Credo che la maggioranza delle intelligenze preferisca essere definita "ignorante" piuttosto che essere antisemita.

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Non mi pare tanto educato definire uno "cretino" solo perché la pensa diversamente da te.

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Be', intanto non ho usato questo termine: non oserei mai appioppare una qualifica così scorretta al sig. Bastianzetti.
Ho semplicemente supposto che egli, avendo fatto una terribile e impossibile confusione tra due termini dal significato chiarissimo e molto diverso, fosse temporaneamente incapace di intendere e di volere a causa di assunzione di sostanze chimiche psicotrope. Ipotesi che mi sembra assolutamente legittima.

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Scusa, avevo letto male: non era diretto a me! (sono ancora un principiante del blog) ma, a parte questo, il resto del contenuto del mio post è confermato.

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Sheera Frenkel, una giornalista nord americana nazionalizzata israeliana che scrive per vari giornali degli Stati Uniti ha rilasciato il 25 scorso, via twit la seguente nota :
“ Dopo che i principali leaders di Israele hanno incolpato Hamas per il sequestro ed uccisione dei 3 adolescenti ora hanno ammesso che gli assassini erano una “ cellula” che non apparteneva ad Hamas .”
A dichiararlo è stato il portavoce della polizia israeliana Michey Rosenfeld al corrispondente della Bbc, Jon Donnison, mettendo così in evidenza quanto sia stata pretestuale l’ aggressione a Gaza.

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Caro Capitan Nemo, non prendertela con il clown. Fa del suo meglio per far ridere ed a volte ci riesce. Droga e grappa non c' entrano.

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L'antisionismo si nutre di violenza. Sia verbale che fisica, quando possibile.
Se costoro avesssero l'atomica l'avrebbero già sganciata su Tel Aviv e Washington.

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Caro Capitan Nemo, vedi che ho ragione.

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Mi sono bastate poche frasi per evidenziare: l'antisemitismo della porta accanto.

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Gli sono bastate poche frasi per chiarire a tutti che non ha ancora chiare le differenze tra sionismo e semitismo. Naturalmente ci sono oltre i semiti sionisti anche i semiti antisionisti. Troppo difficile, ma tutto sommato poco male. Quello che e' grave e' che la situazione a Gaza e dintorni diventa sempre piu' drammatica.

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Capisco... a volte comprendere la differenza di significato fra due termini della lingua italiana può essere arduo per chi ha un quoziente di intelligenza molto al disotto della media. Ma meno male che non si tratta di questo, e grazie che mi hai rassicurato: è solo un clown professionista.

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Il significato odierno dell antisemitismo visto che è un concetto che nella vita di tutti i giorni si deve cercare con il microscopio (vedi proprio il clown) è il seguente : io ho ragione , se non sei daccordo con me sei un antisemita !

questo video lo dimostra e aiuta a capire come si fa a mantenere in vita i fantasmi del passato :

http://www.youtube.com/watch?v=sGxBoMreplw

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http://www.oggitreviso.it/antisemitismo-chi-fomenta-l%E2%80%99odio-razziale-84493

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eh infatti, me la sono vista tutta di recente e devo dire che è un bel lavoro quantomeno integrativo ogni qualvolta si affronta il tema , giusto per cercare di rimanere neutri, visto che noi italiani "per lunga tradizione ci appassioniamo facilmente di ogni argomento" .(cit Gaber)

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Parlando di "antisemitismo della porta accanto" ricordo che quanto ho sopra facilmente dimostrato è un po' "la scoperta dell' acqua calda". Infatti il fenomeno è denunciato in ripresa in molte parti d'Europa.

Socialmente e storicamente la questione assume una rilevanza assai più preoccupante della ignoranza della differenza tra antisionismo ed antisemitismo.

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Caro Capitan Nemo,
dissento. Non è un clown professionista. Vaga per i blogs di Oggi Treviso cercando di fare del suo meglio, come clown. Il risultato il più delle volte è patetico. Non dovremmo dargli molta importanza. I problemi in giro sono ben più drammatici che le pagliacciate del clown.

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Caro Capitan Nemo,
dissento. Non è un clown professionista. Vaga per i blogs di Oggi Treviso cercando di fare del suo meglio, come clown. Il risultato il più delle volte è patetico. Non dovremmo dargli molta importanza. I problemi in giro sono ben più drammatici che le pagliacciate del clown.

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DAL MANIFESTO DEL 26 LUGLIO.

Il segretario-generale dell’Onu Ban Ki-moon, all’ombra del segretario di stato Usa John Kerry di cui apprezza il «dinamico impegno», sta cercando a Gerusalemme il modo di «porre fine alla crisi di Gaza». Sembra però ignorare che qualcuno l’ha già trovato. Il vicepresidente della Knesset, Moshe Feiglin, ha infatti presentato il piano per «una soluzione a Gaza».
Esso si articola in sette fasi. 1) L’ultimatum, dato alla «popolazione nemica», cui viene intimato di abbandonare le aree in cui si trovano i combattenti di Hamas, «trasferendosi nel Sinai non lontano da Gaza». 2) L’attacco, sferrato dalle forze armate israeliane «attraverso tutta Gaza con la massima forza (e non con una sua minuscola frazione)», colpendo tutti gli obiettivi militari e infrastrutturali «senza alcuna considerazione per gli scudi umani e i danni ambientali». 3) L’assedio, simultaneo all’attacco, così che «niente possa entrare a Gaza o uscire da Gaza». 4) La difesa, per «colpire con la piena forza e senza considerazione per gli scudi umani» qualsiasi luogo da cui sia partito un attacco a Israele o alle sue forze armate. 5) La conquista, attuata dalle forze armate israeliane che, dopo aver «ammorbidito» gli obiettivi con la loro potenza di fuoco, «conquisteranno l’intera Gaza, usando tutti i mezzi necessari per minimizzare qualsiasi danno ai nostri soldati, senza alcun’altra considerazione». 6) L’eliminazione, attuata dalle forze armate israeliane, che «annienteranno a Gaza tutti i nemici armati» e «tratteranno in accordo col diritto internazionale la popolazione nemica che non ha commesso malefatti e si è separata dai terroristi armati, alla quale sarà permesso di lasciare Gaza». 7) La sovranità su Gaza, «che diverrà per sempre parte di Israele e sarà popolata da ebrei», contribuendo ad «alleviare la crisi abitativa in Israele». Agli abitanti arabi, che «secondo i sondaggi desiderano per la maggior parte lasciare Gaza», sarà offerto «un generoso aiuto per l’emigrazione internazionale», che verrà però concesso solo a «quelli non coinvolti in attività anti-israeliane». Gli arabi che sceglieranno di restare a Gaza riceveranno un permesso di soggiorno in Israele e, dopo un certo numero di anni, «coloro che accettano il dominio, le regole e il modo di vita dello Stato ebraico sulla propria terra» potranno divenire cittadini israeliani.
Questo piano non è frutto della mente di un singolo fanatico, ma di un uomo politico che sta raccogliendo crescenti consensi in Israele. Moshe Feiglin è il capo della Manhigut Yehudit (Leadership ebraica), la maggiore fazione all’interno del Comitato centrale del Likud, ossia del partito di governo. Nell’elezione della leadership del Likud nel 2012, ha corso contro Netanyahu, ottenendo il 23% dei voti. Da allora la sua ascesa è continuata, tanto che in luglio ha aggiunto alla carica di vicepresidente della Knesset quella di membro della influente Commissione affari esteri e difesa.
Esaminando il piano che Feiglin sta attivamente promovendo, sia in Israele che all’estero (soprattutto negli Stati uniti e in Canada), si vede che l’attuale operazione militare israeliana contro Gaza comprende quasi per intero le prime quattro delle sette fasi previste. Sotto questa luce, si capisce che la rimozione dei coloni israeliani da Gaza nel 2005 aveva lo scopo di lasciare alle forze armate mano libera nell’operazione «Piombo fuso» del 2008/2009. Si capisce che l’attuale operazione «Margine difensivo» non è contingente ma, come le altre, parte organica di un preciso piano (sostenuto per lo meno da una consistente parte del Likud) per occupare permanentemente e colonizzare Gaza, espellendo la popolazione palestinese. E sicuramente Feiglin ha già pronto anche il piano per «una soluzione in Cisgiordania ».
Manlio Dinucci

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Da come argomenta sull'oggetto, Sig. francescocecchini, pare proprio che voi sindacalisti della Cigielle abbiate sulla questione israelo-palestinese la stessa conoscenza e proposività che avete sul tema della crisi del lavoro in Italia.

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(M. K. Gandhi, Harijan, 26 gennaio 1938)



Gandhi sulla questione Palestinese

"Ho ricevuto numerose lettere in cui mi si chiede di esprimere il mio parere sulla controversia tra arabi ed ebrei in Palestina e sulla persecuzione degli ebrei in Germania. Non e' senza esitazione che mi arrischio a dare un giudizio su problemi tanto spinosi."





Le mie simpatie vanno tutte agli ebrei. In Sud Africa sono stato in stretti rapporti con molti ebrei. Alcuni di questi sono divenuti miei intimi amici. Attraverso questi amici ho appreso molte cose sulla multisecolare persecuzione di cui gli ebrei sono stati oggetto.[.......].

Ma la simpatia che nutro per gli ebrei non mi chiude gli occhi alla giustizia. La rivendicazione degli ebrei di un territorio nazionale non mi pare giusta. A sostegno di tale rivendicazione viene invocata la Bibbia e la tenacia con cui gli ebrei hanno sempre agognato il ritorno in Palestina. Perche', come gli altri popoli della terra, gli ebrei non dovrebbero fare la loro patria del Paese dove sono nati e dove si guadagnano da vivere?

La Palestina appartiene agli arabi come l'Inghilterra appartiene agli inglesi e la Francia appartiene ai francesi. È ingiusto e disumano imporre agli arabi la presenza degli ebrei. Cio' che sta avvenendo oggi in Palestina non puo' esser giustificato da nessun principio morale. I mandati non hanno alcun valore, tranne quello conferito loro dall'ultima guerra. Sarebbe chiaramente un crimine contro l'umanita' costringere gli orgogliosi arabi a restituire in parte o interamente la Palestina agli ebrei come loro territorio nazionale. La cosa corretta e' di pretendere un trattamento giusto per gli ebrei, dovunque siano nati o si trovino. Gli ebrei nati in Francia sono francesi esattamente come sono francesi i cristiani nati in Francia. Se gli ebrei sostengono di non avere altra patria che la Palestina, sono disposti ad essere cacciati dalle altre parti del mondo in cui risiedono? Oppure vogliono una doppia patria in cui stabilirsi a loro piacimento?

[...]

Sono convinto che gli ebrei stanno agendo ingiustamente. La Palestina biblica non e' un'entita' geografica. Essa deve trovarsi nei loro cuori. Ma messo anche che essi considerino la terra di Palestina come loro patria, e' ingiusto entrare in essa facendosi scudo dei fucili . Un'azione religiosa non puo' essere compiuta con l'aiuto delle baionette e delle bombe (oltre tutto altrui). Gli ebrei possono stabilirsi in Palestina soltanto col consenso degli arabi.

[...]

Non intendo difendere gli eccessi commessi dagli arabi. Vorrei che essi avessero scelto il metodo della nonviolenza per resistere contro quella che giustamente considerano un'aggressione del loro Paese. Ma in base ai canoni universalmente accettati del giusto e dell'ingiusto, non puo' essere detto niente contro la resistenza degli arabi di fronte alle preponderanti forze avversarie."



Fonte: www.daddo.it

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Quello che disse Gandhi nel 1938 e' ancora valido. La sua posizione fu nettamente antisionista, ma non antiebraica o antisemitica.

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Ricordate le parole di Nelson Mandela, dopo la liberazione del Sudafrica:

"La nostra libertà non è completa senza la libertà del popolo palestinese."

“ La questione palestinese è la questione più importante del nostro tempo”

“La nostra azione di boicottaggio non riguarda il popolo israeliano. Si tratta di un boicottaggio contro la politica di occupazione, contro il sistema dell'apartheid. Io combatto per liberare israeliani e palestinesi dal sistema dell’apartheid.”

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