07 giugno 2020

Treviso

I ragazzi e la rete: «Compiono reati senza saperlo, l’anonimato non esiste»

La Polizia Postale mette in guardia sull’uso dei social. Lunedì iniziativa di sensibilizzazione a Pederobba

| Matteo Ceron | commenti | (4) |

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I ragazzi e la rete: «Compiono reati senza saperlo, l’anonimato non esiste»

TREVISO – I rischi in rete per i ragazzi sono tanti. Il caso di Cittadella con l’adolescente che si è buttata da un albergo è uno di una lunga serie di casi in cui la vita virtuale prende il sopravvento su quella reale portando addirittura al suicidio.

Se n’è parlato questa mattina in questura a Treviso, dov’è stato presentato il progetto “Una vita da social”, che nella Marca vedrà come tappa Pederobba (vai all'articolo >>): qui lunedì 16 aprile ci sarà un truck in cui agenti della Polizia Postale daranno informazioni ai ragazzi delle scuole.

 

«Non vogliamo demonizzare l’uso della tecnologia e non possiamo tornare indietro coi nativi digitali – ha dichiarato Tommaso Palumbo, dirigente del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni per il Veneto (in foto sulla sinistra) -  ma noi adulti abbiamo il dovere di indirizzare i giovani all’interno della legalità».

 

Tra i rischi c’è infatti pure quello di compiere dei reati senza nemmeno saperlo. L’utilizzo di password di altri ragazzi per entrare nei loro profili può talvolta rientrare proprio in questa casistica ed è piuttosto frequente: vengono date in buona fede all’amico o al fidanzato, ma quando il rapporto cambia ci possono essere delle vendette, le cui conseguenze possono essere gravi.

È il caso di due ex fidanzatini adolescenti riportato proprio da Palumbo: si erano immortalati vicendevolmente in scatti osé, ma poi il rapporto era finito e lui allora si era vendicato utilizzandoli per sbeffeggiare lei.

«I due ragazzi  - ha raccontato – si erano auto-ripresi in situazioni di particolare vicinanza tra loro, poi però il rapporto è finito, hanno litigato  e lui, avendo le credenziali per accedere al profilo di lei, ha postato queste immagini sopra le righe, mettendole alla mercé di tutti coloro che potevano entrare nella profilo della ragazza».

 

Sotto la lente d’ingrandimento resta sempre Ask, il social che ha portato la ragazza di Cittadella al suicidio, dove gli adolescenti pensano di poter restare anonimi, ma invece non è così. «Ask è confezionato in un modo dove ci sono più possibilità di un utilizzo illecito rispetto ad altri social network – ha detto ancora il dirigente della Polizia Postale – Sottolineo, però, che l’anonimato che si può avere su Ask non corrisponde ad un anonimato per noi forza di polizia che, seppur attraverso rogatorie internazionali e quindi con pratiche piuttosto lunghe, riusciamo a risalire agli autori dei post».

 



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Matteo Ceron

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