28 ottobre 2020

Treviso

Rapporto troppo focoso, trentenne si "rompe" il pene

E' stato operato dall’equipe di urologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso nelle scorse settimane

| Roberto Silvestrin |

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Rapporto troppo focoso, trentenne si

TREVISO - Un rapporto sessuale troppo “focoso” finito decisamente male, ovvero con la rottura del pene. E’ il caso di un trentenne, operato – con successo – dall’equipe di urologia dell’ospedale Ca’ Foncello di Treviso nelle scorse settimane. Sottoposto a immediato intervento chirurgico, è stato dimesso dopo alcuni giorni di degenza, per sua fortuna perfettamente in forma.

 

“La “frattura” del pene, così denominata, in maniera non del tutto propria, per similitudine con le lesioni dei segmenti ossei – spiega il primario, Mario Mangano - consiste nella lacerazione più o meno estesa della capsula che avvolge i corpi cavernosi, che costituiscono lo scheletro del pene. Questo trauma chiuso può verificarsi esclusivamente in erezione quando la suddetta capsula è sotto tensione e assottigliata per effetto dell’aumento di volume e di rigidità dei corpi cavernosi: in sostanza la frattura di uno o, più raramente, di ambedue i corpi cavernosi è sempre dovuta ad un violento e brusco piegamento del pene eretto”.

 

Lo stesso Mangano chiarisce che “nella maggioranza dei casi tale trauma si verifica durante un rapporto sessuale particolarmente appassionato”. Ma – lo riporta la letteratura medica - il rischio di questa lesione traumatica è maggiore nel caso in cui si adotti, durante il rapporto, la cosiddetta posizione “dell’amazzone”.

 

“Classicamente il paziente riferisce una sensazione di vero e proprio “crack” durante il rapporto, cui segue l’immediata scomparsa dell’erezione e il rapido manifestarsi di un voluminoso ematoma che deforma il pene, dovuto alla fuoriuscita di sangue dalla lacerazione del corpo cavernoso”, prosegue il primario. Il trattamento più efficace in questi casi è l’intervento chirurgico, nel volgere di 48-72 ore dal trauma: si evitano così conseguenze come l’incurvamento del pene, la cicatrizzazione anomala e la disfunzione erettile.

 

“Già da un trentennio a questa parte la casistica dell’urologia trevigiana – sottolinea Mangano - appare piuttosto elevata, sfiorando la numerosità delle aree sud-occidentali degli Stati Uniti, tant’ è che in passato nel corso di congressi nazionali urologici si parlò del caso della Marca Trevigiana “felice e passionale”. Nell’ultimo quinquennio il numero degli interventi chirurgici per fratture del pene presso l’unità operativa di urologia del “Ca’ Foncello” si è attestato intorno ai 4-5 interventi per anno”.

 


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