09 agosto 2020

La scelta di A.Jolie - IV: le parole degli esperti

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: tumore mammella, mastectomia, medicina, oncologia, tumore

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Scarpis Enrico | commenti |

 

Un atteggiamento da non estendere

Leggendo l’articolo dell’attrice americana potrebbe sorgere spontanea l’idea che nel caso una donna si ammali di tumore al seno, l’asportazione della ghiandola sia la scelta terapeutica migliore. Questo è sbagliato! Il Prof. Umberto Veronesi è diventato così famoso e stimato nel mondo proprio perché è stato il primo ad andare contro quest’idea, radicata nei chirurghi del secolo scorso. Veronesi ha dimostrato chiaramente che nei casi precoci è possibile una chirurgia conservativa, ovvero l’asportazione solamente del tumore, se piccolo (tumorectomia o lumpectomy), oppure del quadrante del seno dove è localizzato il tumore. Questo consente di ottenere la riduzione della possibilità di morire riducendo al minimo la possibile deformazione della mammella. La mastectomia totale è in declino da anni, quella conservativa, invece, introdotta da Veronesi, è stata una rivoluzione che ha consentito a milioni di donne di mantenere, seppur in parte, il loro seno nativo, cosa non da poco.

 

Per dirlo con le parole dei “super-esperti”

«Casi come il suo riguardano meno del 10% delle pazienti che affrontano un tumore del seno. Si tratta di quelle donne che hanno una forte familiarità e che, sottoponendosi a un test genetico, scoprono di avere delle mutazioni al gene Brca1 o Brca2».  Lo sottolinea Riccardo Masetti, direttore del Centro di senologia del Policlinico Gemelli di Roma e presidente della Komen Italia, commentando la rivelazione di Angelina Jolie di essersi sottoposta a una duplice mastectomia preventiva per ridurre il rischio di cancro al seno. Invita alla cautela Umberto Veronesi, direttore scientifico dell'Istituto europeo di oncologia (Ieo): «È sicuramente una situazione complessa, e il discorso è diverso per ogni singola donna. Però, se la condizione di rischio per il tumore non genera un'ansia eccessiva, e non trasforma quindi la vita di tutti i giorni in una non-vita, allora obiettivamente ci sono più vantaggi a fare controlli ogni sei mesi, e scoprire l'eventuale tumore in epoca precocissima, quando le possibilità di guarigione sono del 98%». Il professore ha inoltre ricordato che, nonostante tutto, «la mastectomia radicale non annulla completamente il rischio di tumore, che rimane intorno al 5% anche dopo l'intervento di rimozione». Della stessa opinione Egidio Riggio,  specialista in chirurgia plastica ricostruttiva ed estetica e microchirurgia presso l'Istituto nazionale tumori di Milano, che ha ricordato come «per le donne a rischio ereditario, la chirurgia preventiva non deve rappresentare una scelta obbligata ma va serenamente ponderata rispetto alla decisione di eseguire per tutta la durata della vita, uno stretto monitoraggio strumentale degli organi a rischio. È doveroso precisare che il percorso che conduce a un intervento profilattico al seno è basato su indagini genetiche e test ematici, e non solo sulla storia familiare di una madre o di una sorella con carcinoma mammario».

Fonte delle dichiarazioni: DoctorNews

 

Leggi anche le parti precedenti:

Parte I: La scelta di Angelina Jolie

Parte II: La componente genetica del tumore alla mammella

Parte III: Il test genetico e le scelte successive

 

photo credit immagine di copertina: blog.ok-salute.it

 

 

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