04 aprile 2020

Castelfranco

La scuola ai tempi del Coronavirus: ecco come funzionano le attività didattiche a distanza

Gli studenti sono tutti a casa ma la scuola non è ferma, le attività didattiche a distanza funzionano regolarmente

| Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

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Formazione a distanza

CASTELFRANCO – Il professore Daniele Pauletto, esperto del web, traccia una panoramica della scuola “ai tempi del Coronavirus” visto che con l’emergenza le uniche attività didattiche attive sono quelle a distanza. In realtà una modalità di preparazione degli studenti non così diffusa che forse alla luce di quanto sta accadendo meriterebbe un potenziamento significativo.

Da qui l’interrogativo di Pauletto, il professore castellano, che si chiede se la scuola italiana sia pronta a questa sfida alla luce delle tecnologie disponibili e degli esempi a livello internazionale. Va detto che se nella scuola di primo e secondo grado le attività a distanza non sono così diffusa, viceversa a livello universitario la pratica è stata agevolata maggiormente nel nostro paese, ma cosa in cosa consiste? Ce lo spiega il professore di Castelfranco.

“L'ordinanza del Ministero della Salute d'intesa con Presidente Regione Veneto prevede la chiusura delle scuole di ogni ordine e grado nonchè la frequenza alle attività scolastiche salvo le attività formative svolte a distanza – precisa Pauletto -. La formazione a distanza, chiamata anche formazione on line, non è nuova nel panorama educativo internazionale e nazionale. L'apprendimento a distanza può trarre giovamento dalla condivisione e dalla rielaborazione 'orizzontale' dei contenuti tipica delle nuove frontiere di internet”.

“L'uso dei materiali on line, dei video, dei social network possono rappresentare i nuovi righelli, matite, quaderni, penne e colla della Scuola Digitale in tempi di emergenza. Una scuola Digitale dove le lezioni possono essere online, così la comunicazione e le riunioni via internet, per non far perdere le lezioni ai ragazzi? Il mondo del lavoro si sta attrezzando con il Smart Working ma la scuola cosa potrebbe fare? Già nel 2012 si cominciava a parlare di Cloud School attraverso l'uso del cloud computing. Il cloud computing, l'uso di software, hardware e altre risorse on line, facilita la possibilità di poter aver accesso e di poter usufruire a molto materiale didattico sul web. Basti a pensare a quanti utilizzano un servizio di posta elettronica in cloud come Gmail”.

“Con il cloud, che significa nuvola, posso così accedere alle informazioni per piani di lezione o progetti di classe, non solo , ma posso accedere ad esse da qualsiasi luogo, in qualsiasi momento e su qualsiasi dispositivo (computer, smartphone, tablet ...). Tutto ciò faciliterebbe inoltre un apprendimento collaborativo, tra più studenti, tramite lo scambio, l'aiuto, l'analisi dei materiali via internet. Insegnare a distanza, simultaneamente apre le porte a scenari futuri inaspettati, come la possibilità di creare dei campus digitali dove il sapere è distribuito in rete, le lezioni che lasciano le aule scolastiche e universitarie tradizionali vengono condivise tra studenti e docenti in modalità e tempi diversi”.

I precedenti in tal senso ci sono: “La formazione on line venne lanciata in grande stile dall’Università di Stanford con molti corsi on-line aperti a studenti di tutto il mondo. Altro successo sono state le videolezioni, videocorsi con filmati su Youtube creati ad esempio da Salman Khan su vari argomenti dalla matematica, alla biologia, all’algebra, alla geometria, fino alla chimica, lezioni che arricchiscono una frequentatissima Accademia on line, apprezzata e finanziata dal Bill Gates fondatore della Microsoft”.

“Altre esperienze interessanti sono l'Online college classes un compendio gratuito di contenuti educativi multimediali provenienti da tutto il web, con Opencourseware, podcast, ebook e video oppure SkillShare (learn anything from anyone) nata a New York come una comunity on line, che propone interessanti e seguitissimi corsi, videolezioni on line sugli argomenti più disparati, ove ognuno può contribuire con proposte e suggerimenti. Insomma, le opportunità ci sono, sarà la scuola italiana pronta a questa nuova sfida?”.

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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