22 aprile 2021

Treviso

La scuola "boccia" il direttore Benazzi: "Assurdo tornare a chiudere le superiori"

Genitori e organizzazioni sindacali ripetono che non è nelle scuole che ci si contagia. Si deve intervenire sulla movida.

| Roberto Grigoletto |

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| Roberto Grigoletto |

La scuola

TREVISO - C’è chi si dice incredulo. Chi scettico. Altri quantomeno perplessi. Le reazioni alla richiesta del direttore dell’Asl 2 Francesco Benazzi di tornare a chiudere immediatamente le scuole non si sono fatte attendere. A scendere in campo i comitati dei genitori, l’associazionismo studentesco, le organizzazioni sindacali, i dirigenti scolastici e i professori.

Francesco Negro è il portavoce di “Priorità alla scuola-Treviso”: “Vorrei vedere i dati che indicano che il contagio avviene nelle scuole e non in altri ambienti (bar, centri commerciali e altri luoghi d'aggregazione). Vorrei vedere una seria campagna di screening nelle scuole invece del tampone-aperitivo nelle piazze. Penso che sia ridicolo che il presidente del consiglio parli di prolungare orari e giorni di scuola per i danni procurati dalla DaD, ma non si faccia nulla per uscire dall'emergenza. Se davvero con il 50% degli studenti nelle scuole non siamo in grado di garantirne l'incolumità, quando e come pensiamo di riportarli tutti?”. Il comitato non è quindi disposto a lasciare che gli studenti delle superiori ritornino a casa e si dice pronto a tornare in piazza, se serve. “Il benessere degli studenti e del personale è il nostro primo pensiero. La scuola deve essere messa in sicurezza, non chiusa.”

Gli fa eco Cristina Tronchin, animatrice del gruppo “Genitori e insegnanti di Treviso - Uniamo le forze”: “Le scuole non devono chiudere ma vanno monitorati ancora di più gli spostamenti per arrivare e tornare da scuola, prevenendo gli assembramenti dei ragazzi. Se si chiudono di nuovo le scuole si rischiano danni ancor più grandi per la salute mentale di questi ragazzi. Se malauguratamente a davvero si dovesse decidere di chiudere devono essere predisposte misure adeguate per dare supporto psicologico e psicoterapico ai ragazzi e qui, l'Azienda socio sanitaria locale deve rafforzare appunto la sua parte "socio" con appositi servizi, sportelli, personale, che già di suo, a quanto ne so, è ridotto all'osso”.

I sindacati, dal canto loro, pur se preoccupati dalla recrudescenza del virus, di chiusura delle scuola non vorrebbero sentir parlare. Marco Moretti (Filt Cgil): “Non credo proprio che l’aumento dei contagi dipenda dalle scuole ma dagli assembramenti che si creano quotidianamente e sopratutto il fine settimana nei locali e altrove. Credo sia sufficiente fare un giro per la città e tavoli e tavolini sono accerchiati di persone non certo numericamente rudotta e a distanza di sicurezza. Sabato e domenica scorsa docet! La scuola non c'entra nulla. Il ragionamento è: meglio chiudere le scuole, tanto sono economicamente improduttive? Alla faccia dei bei discorsi sulla scuola al primo posto”. Lorella Benevegnù guida il comparto scuola della CISL di Treviso e Belluno: “Credo che si debba assolutamente tener conto di quello che dice l’autorità sanitaria; nello stesso tempo chi decide è l’autorità di pubblica sicurezza. Di conseguenza bisognerebbe avere una certezza di tra correlazione tra i dati dell’aumento dei contagi e l’apertura delle scuole, con l’incremento del numero dei casi che l’apertura delle scuole prevede. Non dimentichiamoci che in questo momento le scuole superiori sono aperte al 50 per cento in attesa di verifiche per poter arrivare al 75%. Ribadisco che di questo allarme bisogna tener conto. Sicuramente ci si deve mettere intorno a un tavolo e fare un ragionamento ponderato sulla base dei dati”.

Infine lo Snals, con il segretario provinciale Salvatore Auci: “Purtroppo il direttore dell'ulss Benazzi non è l'unico a chiedere la chiusura delle scuole superiori vista la crescita esponenziale dei contagi. In molte altre province è stata avanzata la medesima richiesta. Lo Snals di Treviso molte volte ha ribadito nelle scorse settimane che, oltre a dimezzare gli alunni riguardo l'utilizzo dei mezzi pubblici, bisognava dimezzare gli alunni all'interno delle classi. Tutti sappiamo che spezzare l'unita della classe non è la scelta migliore, ma in questo momento è l'unica cosa che si può fare per sperare di avere le scuole superiori aperte in presenza.Pertanto, considerata la scelta della maggior parte delle scuole superiori della provincia, di dimezzare le classi all'interno dell'Istituto al posto degli alunni all'interno delle classi, la situazione attuale dei contagi era prevedibile, anzi "matematica". Inoltre, a questo punto, è da chiarire bene da parte del CTS, vista la prolungata presenza nelle classi 'pollaio' degli alunni e del personale docente, se le mascherine chirurgiche sono un dispositivo di prevenzione e protezione sufficiente o, come stanno facendo altri paesi europei, è opportuno utilizzare a scuola - sia alunni che docenti - esclusivamente mascherine di tipo FFP2”.

 


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Roberto Grigoletto

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