30 settembre 2020

Vittorio Veneto

"Si fanno meno figli perchè manca la speranza"

L'intervista al vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo

| Roberto Silvestrin |

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| Roberto Silvestrin |

VITTORIO VENETO - E’ inevitabile che la tradizione, con il passare del tempo, si arricchisca di nuovi significati e di nuovi binomi grazie all’incontro-scontro con una realtà che si modifica continuamente. Non fanno eccezione le virtù teologali cristiane di fede, speranza e carità, che oggi si trovano associate a dinamiche create da un mondo “nuovo”.

 

Ecco allora che la speranza può essere il fattore – o uno dei fattori – che spiega la piaga sempre più diffusa della denatalità. La carità invece può diventare una chiave per interpretare la questione dei migranti e della loro accoglienza. La fede quella per analizzare il cinismo, il nichilismo e la secolarizzazione. Le parole del vescovo di Vittorio Veneto, Corrado Pizziolo, sono servite proprio ad attualizzare le virtù fondanti della fede cristiana.

 

Speranza-Denatalità. “Il cinismo nichilista è quello più diffuso, quello che mi preoccupa di più”, dice Pizziolo. Un fenomeno che porta alla “sterilità del senso della vita, che si traduce anche nella sterilità della denatalità”. Si fanno sempre meno figli e questo è dovuto anche – oltre a indubbi problemi di tipo economico e sociale – ad una “mancanza di speranza”. Come sostiene Pizziolo, il cinismo nasce proprio quando c’è poca speranza: inevitabile quindi una chiusura a riccio su se stessi, che spesso si accompagna alla crescita di rabbia e aggressività. “Cresce l’aggressività perché pensiamo di doverci solo difendere nella relazione con gli altri – continua Pizziolo -. Ma in realtà le persone non sono più cattive. Semplicemente c’è poca speranza, e la cosa ci spinge a rimanere attaccati ai nostri interessi minimi”. Spesso il fenomeno della denatalità è analizzato partendo solamente dai dati materiali sulle condizioni di vita, soprattutto tra i giovani. Ma questo diverso tipo di approccio mette in risalto un altro lato della questione: se “manca” il futuro, non si fanno nemmeno progetti a lungo termine. E i figli sono proprio questo, uno sguardo al di là dell’immediato presente. “Non è che non si desiderino i figli – spiega Pizziolo -, ma questi vengono continuamente procrastinati. Sia, certo, per motivi economici, sia per la mancanza di speranza di cui parliamo”. Il problema ha inevitabili ricadute sulla sostenibilità del sistema welfare, visto il calo delle nascite e la disoccupazione che non accenna a diminuire. “Che peso dovranno sostenere i nostri giovani?”

 

Carità-Accoglienza. E’ l’argomento che più infiamma il dibattito italiano, se ne sono accorti tutti. Il problema è che si sono formati degli schieramenti chiusi, spesso dipinti con i colori dei “buoni” e dei “cattivi”, figli di enormi semplificazioni. “Accogliere tutti non è possibile – spiega Pizziolo -, ci devono essere dei criteri, anche per una questione di rispetto”. “Ma anche chiudere tutto non è possibile”, chiosa il vescovo. Pizziolo su questo punto è assolutamente un moderato, e relativizza la questione: “Non c’è solo questo problema in Italia. Si pensi solo agli anziani, alla disoccupazione giovanile, alla denatalità”. “Ci vuole realismo – continua -, e non bisogna farsi condurre dalla paura. Bisogna evitare forme stereotipate, ragionando sulle possibilità concrete”. E Pizziolo, presidente ad interim di Caritas Italiana, cita proprio il “suo” organismo pastorale come esempio: “La Caritas si muove proprio così, senza dichiarazioni generalizzate, ma con progetti concreti”. L’accoglienza, secondo il vescovo, non è uno “spauracchio, se fatta con rispetto del popolo italiano e di chi cerca salvezza e possibilità nel nostro paese”. L’importante – conclude - “è superare le forme rigide fondate su paura e ideologia”.

 

La fede e la sua crisi. “In Occidente oggi molti fondano la loro vita su altre realtà rispetto a Dio: la salute, il divertimento, la ricchezza. Anche a scienza e la tecnica oggi sono alternative alla fede religiosa, e tendono a diventare nuove divinità. Ma soprattutto, oggi, si sacrifica tutto sull’altare del benessere e del fitness”. Che ci sia un crisi – anche solo numerica – di fedeli e vocazioni, è indubbio. Ma questo fenomeno, che prende il nome di “secolarizzazione”, finirà? “Secondo me no – ammette Pizziolo, anzi, si estenderà ad altre culture, perché è molto legato alle condizioni economiche e al benessere”. Ma, ricorda il vescovo, “la storia è anche piena di sorprese, e ci possono essere delle reazioni a questo fenomeno. Basta che il ritorno alla religione sia corretto e non fondamentalistico”. 

 


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