02 dicembre 2020

Mogliano

Il sottopasso a Mogliano si colora con la street-art

È Giacomo Jah Bettega l’autore dei graffiti che decorano il sottopasso: un tocco di stile con l'obiettivo del decoro urbano

| Manuel Trevisan |

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| Manuel Trevisan |

Il sottopasso a Mogliano si colora con la street-art

MOGLIANO – Durante le ultime due settimane, il sottopasso ciclopedonale che porta da Mogliano a Zerman ha cambiato aspetto: alcuni disegni hanno conferito nuova luce ad un luogo che, anche se di recente costruzione, si trovava in stato di  degrado e abbandono.

Per riqualificare l’area, l’assessore alla cultura Giorgio Copparoni, ha promosso un progetto di decoro urbano incentrato sull’arte, che successivamente sarà esteso ad altre aree deteriorate della città di Mogliano.

Ecco il pensiero di Giacomo Bettega, in arte Jah, curatore delle opere di streetart nel sottopassaggio di Mogliano.

Cosa lega la tua arte alla città di Mogliano?
"Io nasco a Treviso ma cresco a Mogliano, quindi il mio legame con questa città è forte. Col tempo sono diventato writer ed artista e i miei lavori sono iniziati a girare, finché ho iniziato la mia collaborazione con l’Amministrazione di Mogliano che per prima cosa mi ha commissionato un lavoro in onore a Giorgio Gaber sulla piazzetta del teatro/cinema all’aperto dedicato a Gaber stesso. All’amministrazione è piaciuto talmente tanto che  mi ha affidato la decorazione del sottopassaggio".

Cosa rappresentano i graffiti del sottopassaggio?
"Ho voluto sfruttare la possibilità di lavorare in un luogo in cui passano molte persone per valorizzare e riqualificare il sottopasso che ho trovato in condizioni di abbandono, per far comprendere ai concittadini che anche quel luogo fa parte della città e merita, oltre che necessita, rispetto e senso civico da parte di tutti. È un lavoro che ha una forte valenza sociale".

Cosa intendi?
"L’arte veicola sempre dei messaggi e questi lavori vogliono rendere il sottopasso bello, piacevole da guardare e da passeggiare. Ecco che così tutti possono sentirsi responsabili di quel luogo; si va a stimolare il senso civico e comunitario perché tenerlo pulito diventa un piacere.
Inoltre  questo luogo vuole essere anche uno spazio di aggregazione in cui tutti possono venire e lasciare una loro impronta artistica. Ad esempio sabato scorso sono venuti due bambini di 9 e 10 anni che hanno creato il loro graffito. A loro modo, certo. Ma è anche questo che voglio: tutti si possono sentire parte di questo luogo, di questa comunità".

Cosa rappresenta, quindi, la streetart per te?
"Un momento di aggregazione e una possibilità per tutti di esprimersi. Oltre che l’occasione per i ragazzi in difficoltà di trovare un momento in cui sono capiti e parte di qualcosa. L’arte vuole includere tutti e veicolare messaggi positivi".

Per questo hai disegnato il volto di una ragazza con la mascherina?
"Esatto. Accanto al volto della ragazza infatti ho scritto “stay safe”. Credo che sia un messaggio importante in un momento così delicato e un’arte underground come questa può raggiungere molti ragazzi giovani e dare un forte segnale".


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Manuel Trevisan

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