25 novembre 2020

Sulle tracce dei rifiuti....

- Tags: riciclo, carta, plastica, lattine

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Alberta Bellussi | commenti |

Ma cosa accade dei rifiuti che ogni giorno differenziamo a casa nostra?
Spesso ci chiediamo dove vanno a finire o se davvero vengono riutilizzati ma non sempre approfondiamo per pigrizia, perché ci va bene di farlo o perché ce l’hanno imposto e ci risulta tutto sommato anche comodo farlo. In realtà dietro queste azioni quotidiane che in pochi anni abbiamo imparato a fare in maniera molto precisa e costante, sicuramente dopo un momento iniziale di sconforto, ci sta una scelta di vita molto importante per l’ambiente perché permette di non attingere alle poche risorse di materie prime che ci sono ma di riutilizzare quelle già entrate nella filiera economica. Grazie alla raccolta differenziata, infatti, vetro, plastica, lattine e metallo possono vivere all’infinito, facendo risparmiare materie prime, acqua ed energia, limitando l’emissione di sostanze nocive in atmosfera, riducendo la quantità di rifiuti e imballaggi da raccogliere e contenendo i costi di smaltimento. Il 93 % di quanto i cittadini conferiscono è avviato ad effettivo recupero. Questo fa capire come i piccoli sforzi quotidiani di ognuno di noi alla fine hanno un senso davvero grande per la collettività e per l’ambiente; l’unione di piccole azioni verdi ci porta, forse, a una nuova consapevolezza del mondo in cui viviamo. Consapevolezza che con i progetti di educazione ambientale nelle scuole deve iniziare a essere trasmessa già ai bambini nella prima infanzia.
VETRO – Riciclare il vetro vuol dire rispettare l’ambiente e risparmiare risorse (limitando l’estrazione di materie prime) ed energia, dal momento che fondere una tonnellata di vetro riciclato permette di risparmiare 136 litri di petrolio rispetto alla lavorazione della materia prima. Il vetro viene separato in base al colore, ridotto in cocci, triturato e fatto passare attraverso una macchina dove un’elettrocalamita elimina gli anelli di metalli e un aspiratore toglie i residui di plastica e carta. L’ultima operazione è il lavaggio, per evitare che le tracce di prodotto contenuto inquinino la fusione. Nelle vetrerie il vetro recuperato è mescolato al materiale grezzo e quindi fuso. Il vetro così prodotto è assolutamente identico a quello realizzato solo con materie prime.
PLASTICA – La plastica è una sostanza organica, derivata soprattutto dalla lavorazione del petrolio, prodotta in vari tipi: Polietilene (PE), Polivinicloruro (PVC), Polipropilene (PP), Polistirolo (PS), Polietilenereftalato (PET).
Se ogni italiano riutilizzasse una busta di plastica al giorno, sarebbe possibile risparmiare in un anno 200.000 tonnellate di petrolio.
Dopo la raccolta la plastica viene divisa per tipo, in modo da ottenere poi un prodotto omogeneo. Il materiale viene poi macinato, lavato e ridotto in piccole scaglie, pronte per essere trattate e trasformate in nuovi oggetti. Dal PET, ad esempio, si ricavano fibre e fili per maglioni, contenitori e oggetti di design; dal PVC battiscopa, tubi e profilati rigidi e flessibili; dal PE flaconi principalmente per prodotti chimici.
E’ possibile riutilizzare la plastica anche quando non si riesce a separare i diversi tipi: il prodotto viene usato per realizzare tubi, panchine, staccionate, componenti di arredo urbano, fioriere, giochi da giardino.
ALLUMINIO – Si trova in natura solo combinato ad altri elementi, soprattutto nella bauxite che però, se non aumenta la quantità di alluminio riciclato, tra un migliaio di anni sarà esaurita. Le caratteristiche dell’alluminio lo rendono il materiale ideale da riciclare. Per produrre una lattina partendo dalla materia prima occorre una quantità di energia 20 volte superiore a quella impiegata per riciclare la stessa quantità di materiale.
Negli impianti di recupero un sistema di calamite separa l’alluminio dal ferro e dall’acciaio, eliminando i materiali estranei. I due tipi di imballaggio, dopo essere stati pressati in balle, vengono poi portati nelle fonderie dove ferro e acciaio subiscono anche un processo di destagnatura che rigenera l’acciaio e recupera la spugna di stagno, riciclata a parte.
I rottami metallici, triturati per facilitarne la fusione, vengono quindi caricati in un forno in grado di eliminare sporco e residui di vernice. Il metallo, una volta fuso, viene versato in grandi stampi così da ottenere lingotti destinanti alla realizzazione di nuovi beni.
CARTA
Nelle cartiere la carta da macero, mescolata a una piccola quantità di fibre vergini, viene gettata nel pulper (lo spappolatore) una grande caldaia dove l’acqua calda separa le fibre, creando una poltiglia. Filtri e depuratori raffinano la pasta di carta e la privano delle impurità. A questo punto l’impasto è pronto per diventare carta riciclata: il nuovo foglio viene pressato, essiccato e avvolto in speciali bobine.
IL TETRA PAK
Le moderne tecnologie sono in grado di separare anche la carta, l’alluminio e la plastica di cui è composto il Tetra Pak, il materiale utilizzato per i contenitori per bevande e alimenti (latte, succhi di frutta, vino, passata di pomodoro).
Nelle cartiere il Tetra Pak finisce nel pulper, dove un vortice di acqua calda separa le fibre. Qualsiasi elemento diverso dalla carta (ad esempio plastica o alluminio) galleggia o affonda e può essere quindi recuperato.
La carta separata dal Tetra Pak diventa poi Cartafrutta, con la quale si producono soprattutto carta da tipografia e da imballaggio, scatole e sacchetti. Lo scarto - il film di polietilene e alluminio (il 20% del totale) - viene lavato e trasformato in Ecoallene, un materiale utilizzato per la produzione di oggetti per la casa, da ufficio e gadget.
RIFIUTO UMIDO
La trasformazione avviene negli impianti di compostaggio dove viene riprodotto su scala industriale il naturale processo di decomposizione della sostanza organica e la sua trasformazione in nuova materia: il compost. Durante il compostaggio le diverse componenti organiche subiscono un processo di degradazione (biossidazione), grazie alla presenza di microrganismi che operano in condizioni controllate di umidità e aerazione. La temperatura supera i 70°C, permettendo così l’igienizzazione del materiale organico. Successivamente, altri microrganismi avviano la maturazione, che si conclude con la creazione di una specie di terriccio scuro (il compost, appunto) che odora di sottobosco.
Il compost ottenuto dagli scarti organici selezionati alla fonte è un ottimo ammendante che viene utilizzato in agricoltura, orticoltura, frutticoltura, florovivaismo e per la realizzazione di parchi, giardini, aree verdi e di interesse naturalistico.
Il compost di qualità inferiore viene invece utilizzato per bonifiche e interventi di recupero ambientale.


RAEE Rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche.
Ogni abitante produce in un anno circa 14 kg di Raee (rifiuti da apparecchiature elettriche ed elettroniche). Se abbandonati o non trattati correttamente, questi rifiuti disperdono nell’ambiente sostanze pericolose e non possono essere recuperate molte materie prime quali vetro, plastiche e metalli (ferro, rame, acciaio, ghisa e alluminio). Da un elettrodomestico è infatti possibile ricavare 28 kg di ferro, 6 kg di plastica e oltre 3 kg tra rame e alluminio. Nei centri di smistamento, i Raee vengono divisi in cinque gruppi, individuati dalla normativa in base al sistema di trattamento e smaltimento. Una volta divisi, i Raee vengono portati negli impianti specializzati per lo smontaggio, il recupero e il riciclaggio delle parti riutilizzabili. Queste operazioni consentono il recupero di molti materiali (ferro, rame, alluminio e plastica) e l’eliminazione di quelli che non possono essere riutilizzati, ad esempio il poliuretano.



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