20 settembre 2020

Per un pugno di merendine

Categoria: Altro - Tags: Studente, Joe, Sergio Leone, merendine, Moncalieri

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Valentina Piovesan | commenti |

Grazie alla lettura di “Wanted - La Gazzetta del Ricercato”, sono venuta a conoscenza della vicenda di uno studente del Pininfarina, istituto scolastico della "contea" di Moncalieri, sorvegliato speciale per contrabbando di merendine.

 

Pare che sulla testa del giovanotto, che per comodità chiamerò “Joe” (ogni riferimento a cose e film di Sergio Leone NON è puramente casuale), pendesse una taglia di 1000 “Soldini” del Mulino Bianco.

 

Ma le autorità dell’Itis lo hanno prontamente messo agli “arresti” scolastici e attualmente il ragazzo è in attesa di giudizio.

 

A dire il vero il termine corretto è “rimesso” poiché il gringo diciassettenne era nientepopodimeno che recidivo: l’anno scorso infatti era stato sospeso per dieci giorni, risoluzione che a quanto pare lo ha condotto alla bocciatura, a cagione dello stesso “reato”: traffico illecito di snack.

 

Joe difatti, a grande richiesta dei compagni di scuola, acquistava merendine e bibite che poi rivendeva a un prezzo inferiore rispetto al bar dell’Istituto e a quanto pare la sua attività prosperava. Non è dato sapere se nascondesse le merendine sotto un poncho verde, di certo, però, a differenza di Clint Eastwood, non masticava il sigaro (il padre ha assicurato che il suo figliolo non fuma e non beve).

 

Essendo stato colto nuovamente in flagrante ora rischia di essere sottoposto a una pena più dura rispetto ai precedenti dieci giorni di sospensione, poiché, come affermato dal Dirigente Scolastico dell’Istituto quel tipo di attività, oltre a essere illegale, poteva causare dei problemi di sicurezza alimentare.

 

Certo, aggiungo io! Se, per dirne una, si fosse trattato di merendine scadute cosa mai sarebbe potuto accadere? Non oso immaginarlo e al solo pensarci non posso fare a meno di asciugarmi gli occhi con l’angolo del mio fazzolettino di pizzo in stile “C’era una volta il West” (anche se dal canto suo Joe ha assicurato che gli snack li acquistava il giorno prima al supermercato e io non stento a crederci perché essendo il suo un commercio fiorente sono certa che la mercanzia andasse a ruba nel giro di una ricreazione).

 

Senza contare che per vendere qualsiasi cosa, al giorno d’oggi, ci vuole una licenza, questo si sa.

 

Alla luce degli elementi analizzati non posso fare a meno di provare un’istintiva simpatia per questo stratega delle merendine.

 

In primo luogo perché i prezzi degli snack di bar interni e distributori sono generalmente dei salassi per gli studenti che sovente sono costretti a sganciare un euro sonante per un pacchetto contenente una manciata di miserabili biscotti.

 

In secondo luogo per il fatto che, facendo appello alla mia memoria di ex studentessa: A) le code al bar dell’Istituto erano interminabili e l’intervallo non era certo infinito; B) c’era il rischio che il distributore fellone “pappasse” il mio spicciolo senza darmi alcunché in cambio; C) non di rado la merendina si incastrava tra le infingarde spirali del distributore lasciando gli studenti a bocca asciutta; D) spesso l’agognata merendina aveva un aspetto per così dire “vissuto”, come se fosse rimasta per millenni nella macchinetta, tanto che quasi quasi avrei preferito trovarmi dinnanzi un originale Raider d’epoca. Parliamoci chiaro, chi di noi, studente, non avrebbe voluto imbattersi in un “Biondo” nel senso “leoniano” del termine che in cambio di un profitto modesto ci salvasse tutti dalla tirannia dei distributori automatici?

 

E in terzo e ultimo, ma non per importanza, luogo per il fatto che essendo figlio di un operaio monoreddito, probabilmente cercava a modo suo di darsi da fare per aiutare la famiglia.

 

Per i sopraelencati motivi sono stata contenta di aver letto su La Repubblica che per codesto brillante “imprenditore” alternativo ci sarebbero in cantiere varie proposte lavorative, come quella di Andrea Visconti, co-fondatore di una startup torinese chiamata Sinba che dice di avere in serbo un progetto strutturato in modo che il ragazzo possa finire la scuola.

 

Per quanto mi riguarda, mi auguro due cose: innanzitutto che Quentin Tarantino decida di concludere la sua trilogia western con una vicenda ispirata a quella del prode Joe di Moncalieri, che nell'intento di far risparmiare ai compagni di scuola qualche soldino guadagnandoci ben poco si è infilato in questo pasticcio; e, in ultima analisi, che tutti i Dirigenti Scolastici italiani si affannino a stanare e debellare spacciatori e bulli (anche se io preferisco chiamarli con il loro nome, delinquenti) con una risolutezza ben maggiore rispetto a quella del solerte preside della provincia di Torino che ha acciuffato Joe, "bandito" delle (o per meglio dire, dalle) merendine.



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