21 settembre 2021

Cronaca

Vaccini Covid a ragazzi e bambini, cosa dicono gli esperti

E' necessario vaccinare anche i minori di 12 anni per raggiungere l'immunità di gregge? Si accende il dibattito tra gli scienziati

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Vaccini Covid a ragazzi e bambini, cosa dicono gli esperti

ITALIA - Sul vaccino anti covid a bambini e ragazzi sotto i 12 anni si accende il dibattito tra gli esperti. Negli Usa, la Fda ha sollecitato le aziende produttrici ad ampliare la platea per gli studi clinici sull'efficacia dei vaccini a mRna nella fascia 5-11 anni. Secondo alcuni scienziati, la vaccinazione dei ragazzi è un passaggio obbligato per il raggiungimento dell'immunità di gregge. Altri, invece, predicano prudenza.

 

"Considerando l’attuale stato dell’arte, non mi pare si individuino elementi di pressione tali da far risultare la vaccinazione pediatrica anti-Covid argomento di significativo interesse, tanto da farne priorità nei protocolli di prevenzione. A meno che non si tratti di bambini con storia nota di malattie che richiedano particolari attenzioni soprattutto sul versante immunologico o di bambini che abitino con adulti 'fragili' e impossibilitati a vaccinarsi", dice all'Adnkronos Salute l'immunologo clinico e allergologo Mauro Minelli, coordinatore per il Sud Italia della Fondazione per la Medicina Personalizzata. "Piuttosto, obiettivo primario nelle agende degli enti preposti rimanga la copertura completa di tutta la popolazione adulta, considerando che ad oggi nella fascia di popolazione di età superiore ai 60 anni, si contano ancora più di 2 milioni di persone mai vaccinate e dunque a rischio di contrarre la malattia in forma severa, e poco meno di 2 milioni con vaccinazione incompleta", rimarca Minelli. Anche il virologo Francesco Menichetti esprime "qualche perplessità sui vaccini anti-Covid ai bambini molto piccoli". "Continuo a non essere completamente convinto che sia un target qualificante", sottolinea il primario di malattie infettive all'ospedale di Pisa.

 

"Adesso vedremo i dati, gli studi registrativi saranno importanti però - chiarisce Menichetti - ancora più importante degli studi registrativi sarà chiarire quale vorrà essere la politica vaccinale. Se noi vorremo raggiungere l'immunità di gregge e di quale livello". Perché, spiega il virologo, "già potremmo ottenere risultati importanti se mettessimo in sicurezza i 5 milioni di ultra 50enni e i ragazzi dai 12 anni in su, per riaprire le scuole". "Insomma - ribadisce - sarei un pochino cauto sui più piccoli". Il motivo è sempre basato sul rapporto rischio/beneficio "che a regola si abbassa per i bambini". "Ovvero - spiega il medico - anche se il rischio rimane quello, è più rilevante con la diminuzione dell'età. Se l'epidemiologia del Covid ci conferma questa tendenza è giusto che la politica vaccinale ne tenga conto". "Non sono convinto che i bambini siano a rischio né che siano i driver dell'infezione. I driver dell'infezione - afferma il primario - sono i giovani adolescenti e giovani adulti non vaccinati, come stiamo vedendo in queste settimane e in questi mesi. E' vero che ieri è morta una bimba di 11 anni, ma era una bimba che aveva una problematica molto seria, quindi un soggetto fragile. Io mi riferisco a bambini sani, i fragili seguono un altro percorso".

 

Sulla possibilità di vaccinare contro il Covid ragazzi e bambini tra 6 i 12 anni, quando ci sarà l'autorizzazione, "le evidenze scientifiche restano la nostra guida. Quando queste ci avranno dimostrato che il vaccino è efficace e sicuro potremo cominciare le vaccinazioni e, ovviamente, saremo attivi e presenti nella campagna vaccinale. Come è stato già nelle fascia di età tra i 12-16 anni", precisa Paolo Biasci, presidente della Federazione italiana medici pediatri (Fimp). "Anche quando aspettavamo la validazione delle sperimentazioni sui 12-16 anni - continua Biasci - ci siamo espressi solo dopo aver conosciuto i risultati sperimentali, i possibili effetti collaterali, le percentuali di efficacia e tutto il resto. Senza conoscere questi dati oggi sull'immunizzazione dei bambini esprimersi è impossibile. Possiamo auspicare che gli esiti della sperimentazione siano positivi. E che quindi ci sia un'approvazione delle agenzie regolatorie, l'Ema e poi l'Aifa per l'utilizzo sotto i 12 anni e quando sarà, non credo prima della fine dell'anno dalle notizie che abbiamo, prenderemo in considerazione la vaccinazione anche in questa fascia di età". Per gli adolescenti over 12 "abbiamo iniziato la vaccinazione ma ci rammarichiamo di non aver potuto cominciare subito, dopo il via libera dell'Aifa, la vaccinazione effettiva, perché le Regioni hanno creato ritardi. Potevamo essere più avanti nell'esecuzione delle vaccinazioni".

 

A favore della vaccinazione degli under 12 si esprime l'immunologo Paolo Rossi, dell'ospedale pediatrico Bambino Gesù: "Se vogliamo combattere questa pandemia -spiega- e vogliamo tornare a una vita normale dobbiamo arrivare a un'immunità di comunità e se lasciamo fuori i bambini e non li vacciniamo non riusciamo a raggiungere questa immunità di comunità. Quindi io personalmente sono favorevole alla vaccinazione e da immunologo sarei stato favorevole anche alla vaccinazione obbligatoria perché i vaccini hanno salvato il mondo. E in una situazione come quella che stiamo vivendo non avrei avuto nessun dubbio". "Questo virus purtroppo è estremamente contagioso e quindi - sottolinea Rossi - contagia come sappiamo, anche questa fascia di età abbastanza facilmente. Nella maggior parte dei casi questi bambini da un anno fino ai 12-13 anni non hanno grandi problemi, hanno un'infezione senza grosse conseguenze ma sono dei super-diffusori quindi siccome loro poi devono andare a scuola, essendo diffusori diventa un problema sia per la scuola sia per le persone più grandi". "Adesso - raccomanda il pediatra - dobbiamo subito vaccinare i ragazzi tra i 12 e i 16 anni, perché a quell'età hanno anche sintomi e qualcuno anche importanti.

 

Mentre per la fascia dei più piccoli vale il concetto di comunità, cioè il rapporto rischio/beneficio del soggetto singolo è comunque buono, il vaccino non ha un effetto collaterale importante ma è difficile dire che sul bambino prevenga una malattia grave. Però se li lasciamo senza vaccino non riusciamo a raggiungere questa immunità di comunità che è quella importante per loro, per la scuola e per gli altri". "Come convincere le mamme? Direi loro che se non vogliono che i figli abbiano il livello Invalsi di prima elementare quando fanno la prima media e se vogliono evitare che i più piccoli contagino i più grandi bisogna che si vaccinino. D'altronde facciamo i vaccini contro tutto perché - conclude - contro il Covid-19 no?". Sulla stessa linea di pensiero è anche Massimo Galli: "Una volta che gli studi avranno garantito la sicurezza per la somministrazione del vaccino anti-Covid anche agli under 12 sarà inevitabile passare all'immunizzazione dei più piccoli. Perché se in tutto il mondo lasceremo che il virus circoli tra i bambini, senza nessuna forma di contenimento, non lo fermiamo più. Vaccinare tutti è l'unico modo per fermarlo", dice il direttore di Malattie infettive all'ospedale Sacco di Milano. Per quanto riguarda le preoccupazione dei genitori, Galli ricorda che, a tutte le età, "le osservazioni scientifiche suggeriscono che la cosa migliore, viste le sue caratteristiche, sia non incontrare questo virus". E d'altra parte "i vaccini disponibili sono stati utilizzati su decine di milioni di persone in tutto il mondo. E hanno dimostrato un margine di sicurezza altissimo, probabilmente superiore a quello dei vaccini utilizzati in precedenza per altre patologie". Inoltre "la finalità di ridurre il più possibile la circolazione del virus è fondamentale, sia per quanto riguarda gli interessi collettivi che per l'interesse individuale. Se qualcuno è nell'ottica di mandare avanti i figli degli altri per preservare i suoi da quelli che ritiene i rischi dei vaccini - sostiene Galli - sappia che, con la rapidità di diffusione della variante Delta che colpisce anche i bambini, non si possono aspettare che il loro bambino non si infetti perché protetto dalle vaccinazione degli altri. Personalmente tra i rischi ipotetici legati alla vaccinazione e i rischi reali legati alla malattia scelgo la vaccinazione".

 


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