24 gennaio 2020

Vittorio Veneto

"VERGOGNATEVI!" (E ZOCCOLA!): LA LEGGE VINCE GLI INSULTI

Ada Stefan prosciolta dall'accusa. Aveva detto "Vergognatevi" in consiglio comunale

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Cacca, stronzo, talebano e zoccola. Ma vi sembrano ingiurie? Il dibattito (dopo il dibattimento) è aperto. Cioè: fuori dall'aula di un tribunale cerchiamo di schiarirci le idee: dove finisce l'insulto-grauito, l'offesa-caliente e dove inizia la piccaggine, il nervosismo-che-consente? Ieri mattina, nell'aula del tribunale di Conegliano (dove la sentenza è stata pronunciata), la vittoriese Ada Stefan è stata assolta dall'accusa di aver oltraggiato un ente pubblico.

Accusa che tre anni fa l'aveva portata (nell'ordine) a essere iscritta nel registro degli indagati e a essere condannata a pagare un'ammenda di mille euro per aver pronunciato in consiglio comunale l'imperativo: "Vergognatevi!". Ada Stefan aveva infatti commentato così, con un'espressione frequente, la delibera del consiglio comunale che dava nuova destinazione e forma al complesso Victoria Sport (un affare edilizio tutt'atro che limpido e chiaro). La sua frase, un semplice sbotto tra il pubblico, era stata però stigmatizzata dal consigliere  Mario Rosset (oggi assessore alla sicurezza del comune di Vittorio Veneto) che aveva denunciato la Stefan per ingiuria.

La denuncia aveva avuto come conseguenza un'accusa e un decreto penale di condanna e di risarcimento, a cui la Stefan aveva fatto opposizione. E stamattina il giudice Angelo Mascolo ha pronunziato l'assoluzione dell'imputata senza nemmeno avviare il dibattimento. Prima che il giudice sentenziasse che Ada Stefan, esordendo con ll'imperativo "vergognatevi!", non aveva commesso alcun reato, il suo difensore- l'avvocato Daniele Bellot, -aveva però depositato 28 pagine di memoria difensiva.

Ventotto pagine di arringa  nelle quali, accanto a un lessico forense e a citazioni latinizzanti di diritto romano ( nullum crimen sine iniuria), aveva "postato" termini tutt'altro che classici come cesso, vaffanculo, stronzi, egoisti, destrorsi, unti, evasori (gli ultimi quattro epiteti sono estrapolati da un intervento di Vittorio Sgarbi), checca, merda, ladro e delinquente... Passando in rassegna tutto il meglio (o il peggio) di quanto  proferito a livello nazionale e locale negli ultimi dieci anni (nella memoria dell'avvocato Bellot si citano le perle di saggezza umorale di Sgarbi 8per i riferimenti: vedi sopra);

Beppe Grillo che - di fronte alla commissione della Camera - dice che nel parlamento siedono delle zoccole e che viene assolto dall'accusa di ingiuria; l'eruronorevole Giancarlo Scottà che dà dei talebani all'avvocato Cadalt e alla famiglia De Bastiani per la questione del monastero di San Giacomo...), Bellot sostiene che "i politici nazionali non sono gli unici ad aver dato sfoggio di comportamenti non  conformi alle regole del galateo e che trovano emuli anche nei politici locali",  che vi è una linea di demarcazione troppo sottile oggi per fare un distinguo tra ingiuria e lessico quotidiano e che, infine, "la frase proferita dalla Stefan è inidonea a ledere l’onore o il decoro dei singoli componenti del consiglio comunale." Anche perché - secondo Bellot - la Stefan dicendo "vergognatevi!" non si riferiva all'intero consiglio comunale ma solo ad alcuni dei suoi componenti.

Il giudice Angelo Mascolo, analizzando la questione, ha dunque ritenuto che l'espressione della vittoriese fosse tutt'altro che lesiva e, applicando una norma del codice penale che consente di dribblare il dibattimento, l'ha assolta dall'accusa nel tempo record di due minuti. Sulla vicenda, il Partito Democratico di Vittorio Veneto ha dichiarato la propria soddisfazione.

D'altro canto solidarietà era stata espressa dal PD all'indomani del decreto penale di condanna emesso circa un anno fa.  “L'episodio alla base della vicenda (speriamo oggi conclusa) – si legge nella nota politica - denota l'intolleranza nei confronti di chi esprime pareri ed opinioni non conformi a quelli della maggioranza leghista al governo della città. Ricordiamo che fu Mario Rosset, oggi assessore allora consigliere comunale a querelare la signora. Meglio avrebbe fatto a cercare di comprendere le ragioni di chi si esprimeva in modo alternativo alle decisioni della maggioranza. Quel che rimane a quasi tre anni da quel Consiglio comunale è la certezza che un'area nata per soddisfare esigenza sportive che giustificavano ampie deroghe ai limiti edificatori previsti ha visto via via snaturata la sua funzione per assumere sempre più i connotati di una speculazione mobiliare e commerciale da sempre denunciata dal partito democratico”.

A noi non resta che una riflessione. Che l’imperativo "Vergognatevi!" detto a tempo debito non costituisce reato. Che il precedente ora c'è e che, dunque, possiamo regolarci di conseguenza. Come si fa con il fuso.

 

 

Emanuela Da Ros

 

Avvocato Bellot

 

 

 

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